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9 lezioni per pastori che affrontano conflitto nella leadership

Due anni dopo la fondazione della nostra chiesa, abbiamo dovuto affrontare la nostra prima crisi importante. Due anziani lasciarono la chiesa, non prima di aver sollevato una serie di accuse contro di me come pastore. La nostra giovane chiesa improvvisamente entrò nelle acque torbide e agitate del conflitto tra leader. Come ci si può aspettare, le dimissioni di questi due anziani portarono a una serie di riunioni dei membri di chiesa molto tormentate.

Ma Dio era con noi. Ci sono stati molti esempi della sua benevolenza durante quel periodo, ma uno in particolare risalta. La domenica mattina in cui si sarebbe dovuta tenere la più ardua delle riunioni dei membri di chiesa, Dio mandò Rod e sua moglie Joy, che erano in vacanza nella nostra zona, a visitare la nostra chiesa. Rod era un pastore e, proprio l’anno prima, per ironia della sorte, attraversò un periodo di conflitto simile nella sua chiesa. Due anziani si dimettono. Accuse. Conflitto. Pe tutta la settimana successiva, l’incoraggiamento e il discernimento ricevuto da Rod furono come un dono della grazia per un giovane pastore come me che stava cercando di tenere la sua testa sopra l’acqua nel mare del conflitto. Joy si prese cura di mia moglie che stava soffrendo molto a causa della situazione.

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Una fedeltà che non si vergogna

Il mio tributo a R.C. Sproul (1939–2017) 

L’impatto di R.C. Sproul nella mia vita e ministero è dovuto all’eccezionale insieme della sua fedeltà senza vergogna nei confronti dell’assoluta sovranità e centralità di Dio, alla sua totale devozione all’inerranza e alla profonda rilevanza delle Scritture cristiane, la sua grande e rigorosa attenzione al testo effettivo della Scrittura nel determinare le sue posizioni, e le sue sconvolgenti formulazioni della verità biblica riferite alla realtà contemporanea.

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Predicando, LeadershipJohn Piper
La Dichiarazione di Nashville

Uno dei temi attualmente maggiormente dibattuti è sicuramente quello della sessualità umana. Sempre di più la posizione biblica viene messa sotto attacco e minata. In vista del proliferare di una crescente confusione su come posizionarsi di fronte a questo soggetto, durante agosto 2017, alcuni massimi esponenti dell’evangelismo hanno redatto e approvato una dichiarazione congiunta - la Dichiarazione di Nashville.

Per iniziare, riportiamo sotto un breve articolo introduttivo di John Piper e poi il testo tradotto della Dichiarazione.

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Ogni Chiesa sana ha i suoi problemi

Sono ormai più di vent’anni che frequento la chiesa. Non dimenticherò mai la mia prima esperienza in una vera chiesa che crede nella Bibbia, ripiena di Spirito e che canta gli inni della grazia. Fui sorpreso nel constatare che alle persone piaceva essere lì, rimasi senza parole nel notare che conoscevano le parole dei canti, e fui sbalordito quando venni a sapere che parlavano della loro fede anche quando non erano in chiesa. Vedevo mariti e mogli pieni di attenzioni reciproche, bambini rispettosi, e studenti universitari sobri. Tutto ciò ebbe un enorme impatto nella mia vita. Ero entusiasta della chiesa.

Vent’anni dopo, posso dire di aver sperimentato anche i dispiaceri dell’appartenere alla chiesa. Ho sperimentato il dolore di finire negli ingranaggi della politica ecclesiale, ho visto leader escludere i membri dalle decisioni, ho sentito amici pronunciare parole pesanti, ho visto membri di chiesa rovinare le loro vite nel peccato, e ho partecipato ad assemblee di chiesa che sembravano quasi una puntata di “Forum” (Jerry Springer).

La chiesa non è stata sempre un’esperienza piacevole. Nonostante abbia visto molte persone mollare la chiesa e allontanarsi da essa, amo ancora la chiesa e ho anche deciso di trasferirmi con la mia famiglia per rimettere in piedi una chiesa in difficoltà. Ciò che sto facendo può confondere la gente, ma amiamo ancora la chiesa, nonostante le sue imperfezioni e i suoi peccati.  

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Un solo Pastore perfetto

Più cammino con Gesù, più sono affascinato dall’apostolo Paolo.

Oltre che dalle grandi dimostrazioni della potenza dello Spirito Santo e dai vasti territori che ha influenzato con la sua opera di evangelista, sono attratto dalla sua umanità. Egli è una delle figure più rivoluzionarie presenti nella Scrittura, eppure è anche una delle più accessibili e trasparenti.

La sua conversione mostra uno dei più interessanti contrasti tra il prima e il dopo il cambiamento, ma molti tratti del suo carattere restano intatti. Nelle sue lettere, Paolo non misura il linguaggio nel condividere le sue insicurezze, le sue frustrazioni e le sue sofferenze. Rimprovera a tutti gli effetti la chiesa di Corinto riguardo al suo diritto di ricevere sostegno finanziario dalle chiese, sebbene egli non lo chieda (1 Corinzi 9). In seguito parla della sua inadeguatezza, raddoppiando nello stesso tempo gli sforzi per difendersi dai soliti attacchi sulla legittimità del suo apostolato con un solido ragionamento pieno di paragoni poco lusinghieri e sottile sarcasmo (2 Corinzi 10–12). Critica aspramente Pietro per la sua ipocrisia in un modo che farebbe arrossire la maggior parte dei ministri del vangelo occidentali per la “mancanza di amore” dimostrata (Galati 2:11–14).

La sua umanità è inoltre visibile nei suoi rapporti con le chiese da lui fondate e che egli serviva. Nel racconto fatto da Luca dell’ultimo discorso di Paolo agli anziani di Efeso (Atti 20:17–38) c’è una scena toccante in cui Paolo esprime il suo affetto per la chiesa in parole e opere, dichiarando con fermezza che le sue azioni erano osservabili da quelli del suo gruppo. Affermando “queste mani hanno provveduto ai bisogni miei”, ci dà l’immagine di un leader che fa un altro lavoro per provvedere ai suoi bisogni, per non essere di peso alla chiesa. Sembra così umano.

Elaborando questo negli anni, rimango spesso disilluso quando considero la mia precedente visione dei leader cristiani.

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Tre caratteristiche essenziali dei leader

Come pastore di una chiesa che fonda chiese, considero le epistole pastorali di Paolo un deposito inestimabile di sapienza per formare leader e dare il via a nuove congregazioni. Questi tre libri, 1 e 2 Timoteo e Tito, furono scritti da un apostolo che ha servito la chiesa predicando, formando i suoi leader, e guidando la missione. Paolo ha lasciato un prezioso deposito di sapienza e conoscenza per qualsiasi leader di oggi che aspiri alla stessa chiamata e compito.

Una rapida lettura di questi testi rivela tre caratteristiche essenziali di qualunque leader che desideri guidare una chiesa che fonda chiese. Queste caratteristiche servono a garantire qualità e spessore nella leadership, permettendo così al movimento di fare progressi. Questi tratti sono il carattere, la chiarezza e la fiducia.

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Mani ferme fino al tramonto: la battaglia per la fondazione di chiese

Con calma Giosuè passò in rassegna i suoi soldati, radunati in truppe di cinquanta e di cento unità. Si accertò che i capitani avessero capito la strategia. Passò anche del tempo a pregare con qualche soldato esitante qua e là. Altri seguirono il suo esempio, e un quieto brusio di benedizioni e di preghiere si unì al risoluto cigolio di pelle e al tintinnio del metallo proveniente degli uomini che stavano controllando e indossando la loro armatura.


Quando giunse alla tribù di Giuda, il comandante abbracciò Caleb e, mani sulle spalle, pregarono insieme. Caleb e i suoi uomini avrebbero dovuto avanzare per bloccare l’impatto dell’offensiva Amalechita quando la battaglia sarebbe iniziata, e Giosuè era certo che l’assalto del nemico si sarebbe infranto contro il roccioso coraggio del suo vecchio amico.

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Lezioni dalla storia della chiesa sul discepolato e sulla fondazione di chiese

Pensi di saperne di più di Agostino, dei Riformatori e di Spurgeon? Lezioni sul discepolato per fondatori di chiese.

Mancanza di discepolato

Uno dei maggiori rimpianti sugli inizi della mia vita cristiana è quello di non essere mai stato veramente discepolato, né di aver mai discepolato altri. Benché diversi uomini si fossero interessati alla mia vita spirituale, non ci fu mai un approccio del tipo “sii mio imitatore come io lo sono di Cristo” in nessuna delle nostre conversazioni, nessun dover rendere conto ed essere responsabili gli uni degli altri. Di conseguenza, ho studiato in seminario e sono entrato nel ministero per lo più stando per conto mio.

Che cosa pericolosa! La vita cristiana – figuriamoci il ministero pastorale – non può essere vissuta in solitudine (siamo stati salvati per appartenere a una comunità del vangelo). Ricordo il giorno in cui mi resi conto di avere trascorso gran parte della mia vita in chiesa ma che non avevo nessuna idea di quello che significasse vivere la vita cristiana.

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E se scrivere su un Blog riguardasse il nostro essere amministratori?

Come famiglia globale di più di 600 chiese in 5 continenti, nata più di 10 anni fa, abbiamo un ricco bagaglio di esperienze, buone e cattive, dalle quali attingere. E se il blog di Acts 29 servisse meno a farci conoscere e “fare colpo”, e consistesse più nell’amministrare regolarmente, settimana dopo settimana, ciò che Dio ci ha dato per amore del vangelo? Quale aspetto assumerebbe?

Siamo una famiglia globale e diversificata di chiese che fondano chiese che amano la chiarezza teologica, il coinvolgimento culturale e l’innovazione missionale. Prendiamo dunque queste categorie e abbozziamo l’aspetto del blog se avessimo post settimanali in queste 4 rubriche:

1. Teologia

Non esauriremo mai la ricchezza, il campo d’applicazione e la portata del vangelo. Non smetteremo mai di imparare dal passato: il nostro passato con luci e ombre e la lunga storia della chiesa. La Bibbia non finirà mai di mostrarci dove dobbiamo crescere nel rendere chiaro il vangelo, e dove stiamo vacillando e facendo compromessi. I blog sulla teologia avranno una funzione di protezione e di affinamento; dovrebbero sfidarci a una maggiore fedeltà alla Bibbia e al Dio della Bibbia; dovrebbero renderci umili, e, Dio volendo, impedirci di cadere negli errori che tristemente assaliranno la famiglia Acts 29. Dovrebbero stimolarci e spingerci ad avere più ampiezza e profondità nella riflessione e nella pratica della nostra missione.

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La fondazione di chiese fa per me?
  1. La motivazione principale che mi porta a considerare la fondazione di chiese è una motivazione positiva (come lo è la gloria di Dio e la salvezza delle persone) e non l’insoddisfazione per la mia situazione attuale?

  2. Credo che la fondazione di chiese sia la principale strategia decretata da Dio mediante la quale Egli compie la Sua volontà, fa avanzare il Suo regno e glorifica il Suo nome?

  3. Credo nel vangelo e lo sperimento come “potenza di Dio” non solo per salvarmi dalla pena del peccato ma anche dal dominio del peccato nella mia vita?

  4. Condivido regolarmente il vangelo con i non credenti, e posso indicare delle persone che hanno fatto professione di fede e che stanno ancora camminando con Cristo in seguito alla mia testimonianza?
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