La teologia può impedirti di vedere Dio.

6 segnali di avvertimento

Gesù aveva nemici. Nel vangelo di Marco, subito dopo essere stato dichiarato Figlio di Dio, egli è condotto nel deserto per essere tentato da Satana, il suo peggior nemico (Marco 1:12).

Dietro a tutta l’opposizione contro Gesù si cela Satana, e i suoi demoni si manifestano senza sosta per sedurre e corrompere, ma il più delle volte, sorprendentemente, i suoi scagnozzi sono teologi e non demoni. Satana è menzionato solo cinque volte in Marco, e i demoni solo tredici volte. Ma gli scribi e i farisei sono menzionati 29 volte, e in 27 di queste brandiscono la loro conoscenza delle Scritture per opporsi a Cristo.

Quando Gesù disse ai suoi discepoli che egli sarebbe dovuto morire, non incolpò il malvagio dio di questo mondo (2 Corinzi 4:4), ma i capi del suo popolo eletto:

“Noi saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, i quali lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e l’uccideranno”. (Marco 10:33–34; anche Marco 8:31)

Non furono i pubblicani a complottare per far fuori Gesù (Marco 14:1). Non furono gli ubriaconi e i ladri a gridare: “Crocifiggilo!” (Marco 15:11). Non furono le persone sessualmente immorali a metterlo a morte. Furono le persone moralmente rispettabili e teologicamente colte a uccidere il Principe della vita (Atti 3:13–15).

Scribi moderni

Fin dall’inizio Gesù si tenne lontano dai capi religiosi dei Giudei, i grandi esperti in teologia dei suoi giorni. Le persone nella sinagoga “si stupivano del suo insegnamento, perché egli insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi” (Marco 1:22). Egli non venne per essere lo scriba supremo, ma uno scriba assolutamente diverso, con la stessa conoscenza e anche di più, ma con un cuore diverso e con una diversa autorità.

Chi sono oggi gli scribi e i farisei? Chi sono gli uomini e le donne infatuati della loro padronanza della Scrittura e della dottrina a tal punto da finire col perdere completamente di vista Gesù?                  I teologi cristiani di ogni confessione abusano della conoscenza, ma noi Calvinisti — colti e Riformati, sistematici e attenti al dettaglio — siamo tra i più esposti a questo pericolo.

Come possiamo sapere se i nostri sistemi teologici per comprendere Dio sono stati infettati dal peccato e se, paradossalmente, ne abbiamo fatto delle sottili giustificazioni per resistere a Lui?

Quando studiamo le 27 volte in cui Marco cita gli scribi e i farisei, impariamo che anche la teologia può essere distorta per impedirci di vedere Dio e privarci della vera vita e gioia quando i nostri sistemi teologici sono al servizio del nostro peccato. Questi sei segnali ci indicano se la nostra teologia ci sta facendo allontanare da Dio.

1. Moralismo

Gli scribi non vedevano il loro peccato, e si consideravano superiori agli altri peccatori. “Gli scribi che erano tra i farisei, vedutolo mangiare con i pubblicani e con i peccatori, dicevano ai suoi discepoli: ‘Come mai mangia con i pubblicani e con i peccatori?’” (Marco 2:16).

La nostra teologia — la nostra comprensione di chi è Dio e di quello che egli ha fatto per noi — ci porta ad amare e a servire i peccatori?

Se non riusciamo a capire come mai Gesù andava dai peccatori più indegni della società, la nostra teologia non solo ci impedisce di vedere lui, ma ci impedisce di vedere noi stessi. La fede afferma: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali sono il primo” (1 Timoteo 1:15). Il moralismo sfrutta la teologia per promuovere se stessi e la propria ambizione egoistica. L’apostolo Paolo ci mette in guardia con queste parole:

“La conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. Se qualcuno pensa di conoscere qualcosa, non sa ancora come si deve conoscere, ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui”. (1 Corinzi 8:1–3)

2. Ipocrisia

Gli scribi si impegnavano a fondo per apparire in un certo modo, ed erano pronti a giudicare e a condannare gli altri, nascondendo nei loro cuori i peccati di cui erano schiavi. Cercavano sempre di cogliere Gesù in fallo per dimostrare che aveva trasgredito la legge, quando in realtà egli era venuto per compierla per loro. Per esempio, i Giudei avevano elaborato tradizioni d’igiene esteriore — lavavano religiosamente e immancabilmente non solo le loro mani, ma i loro calici, i loro vasi, e perfino i loro “letti” (Marco 7:3–4). Erano quindi infuriati nel vedere che i discepoli di Gesù non si lavavano (Marco 7:5).

Gesù li rimproverò. “Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me” (Marco 7:6). Avevano trovato il modo per apparire esteriormente devoti senza mettere Dio al primo posto nel loro cuore. Le stesse verità che avevano lo scopo di convincere di peccato e di infondere una passione per Cristo, li portarono tragicamente a gloriarsi nella loro “ubbidienza”, e infine a rifiutarlo e a ucciderlo. Odiavano quello che Gesù diceva su di loro perché si erano innamorati di quello che la loro teologia diceva di loro.

Il nostro amore per le dottrine della sovranità di Dio, della depravazione totale e dell’elezione incondizionata, ci rende ancora umili e dispiaciuti per il nostro peccato?

3. Gelosia

Gli scribi non sopportavano di vedere Gesù crescere in autorità e influenza. “I capi dei sacerdoti e gli scribi udirono queste cose e cercavano il modo di farlo morire. Infatti avevano paura di lui, perché tutta la folla era piena d’ammirazione per il suo insegnamento” (Marco 11:18). Avevano paura di ciò che il suo messaggio sarebbe potuto costargli — in termini di autorità, prestigio, probabilmente anche di soldi — non sapendo che rifiutarlo sarebbe costato loro ogni cosa. A essi mancava l’umiltà gioiosa di Giovanni il battista per dire: “Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca” (Giovanni 3:30).

Quando la cosiddetta teologia accresce la nostra tendenza personale a voler essere conosciuti, apprezzati e valorizzati anziché nutrire l’umiltà, c’è qualcosa che non funziona. E’ evidente che la teologia che uccise Gesù aveva qualcun altro al suo centro al posto di Gesù. La persona che con ogni probabilità vuole occupare quel posto nel mio cuore sono io. Dovremmo invece desiderare di vedere Gesù innalzato al di sopra di noi, qualunque sia il prezzo da pagare (Filippesi 1:12–13).

4. Disonestà

Gli scribi vendevano la verità per ottenere ciò che desideravano veramente. Mentivano per preservare il loro status e il loro benessere in questa vita, e così facendo, tradivano la via, la verità e la vita (Giovanni 14:6).

Chiesero ancora a Gesù: “Con quale autorità fai queste cose?” (Marco 11:28). Egli rispose: “Io vi farò una domanda; rispondetemi e vi dirò con quale autorità io faccio queste cose. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi” (Marco 11:29–30). All’improvviso finirono nella loro stessa trappola:

“Se diciamo: ‘dal cielo’, egli dirà: ‘Perché dunque non gli credeste?’ Diremo invece: ‘dagli uomini?” Essi temevano il popolo, perché tutti pensavano che Giovanni fosse veramente profeta. Risposero a Gesù: “Non lo sappiamo”. (Marco 11:31–33)

La verità per loro non era più importante di fare le cose a modo loro. Se la teologia è usata per opporsi a Gesù, è una bugia. Alla lunga deve per forza mentire — su Dio, sul peccato, sul giudizio, sulla Scrittura, sulla salvezza, su Gesù, su noi stessi.

5. Avarizia

Gli scribi non erano motivati da desideri puri per avere più di Dio, ma dalla sete di potere, di notorietà e di denaro. Gesù avverte i suoi discepoli: “Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna” (Marco 12:38–40).

Fai attenzione alle persone che ne sanno più di tutti gli altri su Dio, ma che vivono chiaramente per loro stesse. Forse non abbiamo lunghe vesti o non facciamo suonare la tromba quando entriamo in chiesa la domenica, o non sfruttiamo le vedove, ma i “ritmi” della nostra vita indicano che stiamo vivendo umilmente, altruisticamente e con sacrificio per gli altri? Oppure indicano che stiamo impiegando la maggior parte del nostro tempo, delle nostre energie e del nostro denaro per soddisfare i nostri bisogni e assecondare i nostri desideri?

Una vera conoscenza migliore di Dio ci rende più interessati agli altri, e meno a noi stessi.

6. Orgoglio

Il peccato alla base di tutti i peccati teologici (e di tutti gli altri) è l’orgoglio, il cuore ostinato che innalza me stesso, la mia comprensione delle cose, e la mia volontà al di sopra di Dio.

Gli scribi erano scettici nei confronti di Gesù e si rifiutavano di riconoscere il loro Messia, mentre folle composte da persone meno istruite e biblicamente ignoranti accorrevano a lui (Marco 2:2, 6). Studiosi saturi di Scrittura si facevano beffe del fondamento stesso della Scrittura senza peccato (Marco 15:31). Si rifiutarono di accogliere Gesù come il Cristo, accusandolo invece di essere il diavolo (Marco 3:22), aggiungendo bestemmie alla loro ribellione. Dietro ad ogni rifiuto della Verità c’era un cuore orgoglioso.

Quale atteggiamento hai nei confronti della parola di Dio? Il tuo sistema teologico decide il tuo modo di leggere? Le tue definizioni e le tue categorie sono diventate così rigide che nemmeno le chiare parole di Dio stesso possono modificarle? Ogni incontro con la Parola di Dio nella parola di Dio dovrebbe essere una preghiera umile e a cuore aperto per conoscere la verità, non uno sforzo pieno di orgoglio per avvalorare la nostra prospettiva. Qualunque teologia orgogliosa si dimostra falsa in qualche modo. Una teologia davvero cristiana produce e promuove un’umiltà gioiosa e stupita.

Non ogni scriba

Una teologia elaborata non è garanzia di vita spirituale o di amore per Gesù, ma non puoi avere nessuna delle due cose senza teologia. Nel vangelo di Marco c’era uno scriba che non era come gli altri. Aveva ascoltato come i farisei e i sadducei cercavano di cogliere in fallo l’uomo-Dio con i loro rompicapi teologici (Marco 12:13). Gesù risponde loro ripetendo Deuteronomio 6:4–5 e Levitico 19:18 (Marco 12:29–31).

Lo scriba dissidente, allora, mettendo a rischio il suo status e forse anche la sua vita, risponde: “Bene, Maestro! Tu hai detto secondo verità, che vi è un solo Dio e che all'infuori di lui non ce n'è alcun altro; e che amarlo con tutto il cuore, con tutto l'intelletto, con tutta la forza, e amare il prossimo come se stesso, è molto più di tutti gli olocausti e i sacrifici” (Marco 12:32–33).

Gesù aveva rimproverato gli altri teologi lì presenti: “Non errate voi proprio perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio?” (Marco 12:24). Ma a quest’uomo, invece dice: “Tu non sei lontano dal regno di Dio” (Marco 12:34). Non era orgoglioso o moralista. Non era avaro, disonesto, o geloso. Era soltanto saturo della Scrittura, con un cuore giusto, che amava il Dio delle dottrine.

Il matrimonio tra conoscenza e amore generò umiltà al posto dell’orgoglio, gioia laddove c’era gelosia, onestà al posto dell’ipocrisia, e una fede più forte di qualunque promessa della concupiscenza e dell’avidità. Quel tipo di teologia non uccide il Cristo, ma piuttosto muore con lui in vita eterna. Non ci impedirà di vedere Dio, ma svelerà e accentuerà sempre di più quanto egli è degno.


Marshall Segal (@marshallsegal) è autore e caporedattore di desiringGod.org. E’ l’autore di Not Yet Married: The Pursuit of Joy in Singleness & Dating (2017). Si è laureato al Bethlehem College & Seminary. Lui e sua moglie hanno un figlio e vivono a Minneapolis.

Perché la nostra chiesa è ripartita da zero

Adoro il cibo di mia nonna. Nipote di schiavi messi in libertà diventati mezzadri, è cresciuta nel Tennessee dove ha imparato a ricavare il meglio con poco a disposizione.

Agli schiavi erano riservati gli avanzi, il cibo che ai loro padroni non piaceva, e quello che rimaneva in tavola. E’ così che dovevano prepararsi da mangiare. Ogni volta che assaggio il pane di mais, i condimenti e la torta di patate dolci di mia nonna, resto stupito sapendo che questi piatti sono preparati con pochi e semplici ingredienti.

Come nella cucina del Sud, alcuni dei migliori colpi di genio, soluzioni innovative e strumenti per il progresso della storia sono venuti da persone che avevano pochi mezzi a disposizione.

Il problema

Anni fa, mi sentivo spinto dal Signore a fondare una chiesa nella zona nord-occidentale di Detroit. Avevo vissuto lì tutta la mia vita, e il mio cuore soffriva per i perduti e gli emarginati della mia città. Dopo aver conosciuto Cristo, egli mi fece vedere l’aridità spirituale, la disperazione delle nuove generazioni, la mancanza di speranza e l’apatia che stavano distruggendo il mio quartiere. Sapevo che solo il vangelo di Gesù poteva cambiare questo stato di cose, come stava cambiando me.  

Dopo aver letto i libri suggeriti e aver partecipato alle conferenze richieste, avevo meno chiaro il compito in questione. Volevo che le persone conoscessero e seguissero Gesù, ma sentivo un conflitto per via di quello mi si insegnava su come “attirare le persone”, “svolgere un culto”, e “costruire sistemi”. Mi sembrava che mi venisse insegnato a edificare una chiesa più simile a un bus per feste che a un carro armato da guerra.

A oscurare ancora di più la mia visione c’erano le condizioni di Detroit. Benché siano molte le cose che amo della mia città—la sua ricca cultura, la straordinaria storia, gli abitanti forti e tenaci—stiamo affrontando dei problemi enormi: povertà e criminalità diffuse, un sistema scolastico in declino, corruzione nell’amministrazione pubblica, famiglie distrutte dall’abuso e dall’abbandono —queste sono alcune delle problematiche che costituiscono il tessuto della mia città.  

Fondare una chiesa in una delle città più povere e più colpite dalla criminalità degli Stati Uniti presenta una miriade di sfide particolari che molte volte mi lasciano con più domande che risposte.

La soluzione

Atti 2:42–47 si è rivelata la soluzione di cui avevo disperatamente bisogno. Dopo molto tempo e molta frustrazione, tornai al “tavolo di progettazione” della chiesa. Cercai di recuperare la visione: fondare una chiesa vangelocentrica che raggiungesse i perduti nella zona a nord-ovest di Detroit. Mi ricordai quello che stavo cucinando e semplificai la mia ricetta.

Dopo molta preghiera, digiuno e saggi consigli, io e mia moglie decidemmo di stravolgere la nostra chiesa e riorganizzarla. Ci eravamo resi conto che avevamo delle persone, ma non una chiesa. Ci riunivamo la domenica, ma c’erano poco discepolato e poca trasformazione. Avevamo iniziato a fondare la chiesa basandoci su quello che avevamo visto fare agli altri, non su quello che avevamo visto nella Scrittura.  

Abbiamo abbandonato i metodi non realistici per dipendere dalla preghiera. Ho dato la priorità alla predicazione, al discepolato e al ministero pastorale. Lo Spirito ci ha guidato a compiere piccoli passi di fede, come vediamo in Atti 2. E’ stato un periodo umiliante ma entusiasmante.

I fondatori di chiese sono chiamati a creare famiglie di fede radicate nel vangelo: famiglie che hanno guide spirituali devote, relazioni profonde e un discepolato intenzionale per raggiungere i perduti.

Rinuncia a te stesso

Dio mi ha aiutato a capire una cosa semplice ma che mi ha cambiato la vita: la sua opera non riguarda me. Mai. Il pastore che fonda una chiesa è chiamato a portare la sua croce, non ai “mi piace”, “seguimi su Twitter”, alla notorietà o al prestigio. Filippesi 2:3 è il comando di Paolo contro l’egocentrismo. E’ una parola che i fondatori di chiese hanno bisogno di ascoltare: “Non fate niente per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso”. Stimi gli altri superiori a te stesso?

I fondatori di chiese devono circondarsi di persone devote cui rendere conto. Fondare una chiesa non fa venir meno il bisogno di rendere conto, di ravvedimento e di incoraggiamento. La tua anima ha bisogno di guida, di correzione e di cura. Fondatore, non puoi fare questo da solo.

Mi resi conto che avrei dovuto ricoprire molti ruoli e responsabilità come fondatore principale. Ma nessuna delle mie responsabilità doveva far passare in secondo piano il mio ruolo di pastore. Nelle tempeste della fondazione di chiese dobbiamo aggrapparci al vincastro del nostro pastore.

Guidare una chiesa è un’attività umiliante. Spesso siamo costretti a dire “no”.

Dobbiamo imparare a delegare. Vediamo questo in Atti 6: gli apostoli designarono i diaconi per provvedere ai bisogni materiali delle vedove, in modo che essi potessero concentrarsi sui bisogni spirituali—la preghiera e la Parola. Dobbiamo capire che le nostre capacità sono limitate e “perfezionare i santi in vista dell’opera del ministero” (Efesini 4:12).

Un pastore non è un amministratore delegato. Il compito di un pastore è nutrire il gregge, cercare le pecore erranti, correggere le ribelli e consolare la malata e la ferita. Per fondare una chiesa bisogna essere fedeli nelle cose apparentemente ordinarie.

Il motivo di tutto

Circa due anni fa, un amico che lavora in un centro per gravidanze in crisi mi si avvicinò chiedendomi di incontrare un ragazzo che aveva un passato movimentato nella criminalità e che frequentava ancora brutti ambienti, ma che per qualche motivo era disposto ad ascoltarmi. Dopo molti incontri e molte lacrime—e dopo essere stati accolti a braccia aperte dalla nostra chiesa—lui e la sua ragazza si arresero a Cristo. La nostra congregazione pianse lacrime di gioia il giorno del loro matrimonio, che fu celebrato una domenica dopo il nostro culto.

Continuiamo a traboccare di gioia nel sentire altre storie come questa. Questo è al cuore di tutto: il vangelo che irrompe nelle tenebre e fa rivivere i morti. Questo è il motivo per cui fondiamo chiese.


Tyler St. Clair è il pastore guida di Cornerstone Church Detroit di Detroit, Michigan. E’ sposato con la sua migliore amica, Elita, e ha cinque stupendi figli. Puoi seguirlo su Twitter.

Confessione quotidiana

Liturgie del Vangelo: Terza parte

Benché una liturgia possa essere svolta in molti modi, se non include una qualche forma di confessione, probabilmente non è una liturgia basata sul vangelo. La confessione ci offre l’opportunità di normalizzare il nostro bisogno di ricevere grazia e di risvegliare la nostra gente alla realtà che abbiamo un Dio misericordioso.

Che cos’è la confessione

In senso lato, confessare significa dichiarare ciò che è vero. Nelle liturgie moderne, ciò può includere una dichiarazione di fede o un credo storico. Confessare può significare anche riconoscere di avere vissuto in modo contrario ai comandamenti di Dio. Oggi ripassiamo questi aspetti della confessione, in modo da verbalizzare la nostra imperfezione e la perfezione di Dio quando siamo riuniti tra il popolo di Dio.

Confusione sulla Confessione

Si potrebbe pensare che la confessione sia un elemento scontato e normale nelle radunanze cristiane, ma le cose non stanno esattamente così. Sono molti i motivi che portano a evitare la confessione.

Alcuni di noi hanno imparato nelle loro famiglie, biologiche e spirituali, che la confessione fornisce munizioni a chi vorrebbe farci del male. Confessare significa per sua stessa natura mostrare la nostra debolezza, e ciò potrebbe potenzialmente farci perdere ammirazione, rispetto, amore, accettazione o controllo.

Altri hanno frainteso la confessione, definendola una cosa dannosa. Questa settimana ho sentito dire da un artista che ha una certa influenza sulla chiesa che il ravvedimento è una forma d’imbarazzo, e quindi non va bene. Forse abbiamo una teologia piuttosto confusa sulla confessione. Se niente di quello che facciamo può mai farci perdere l’amore di Dio o escluderci dalla Sua famiglia, perché la confessione è comunque necessaria?

E’ possibile che ci aspettiamo che la confessione faccia qualcosa che non è chiamata a fare. Sappiamo che la confessione può ristabilire relazioni, ma a volte ci aspettiamo, sbagliando, che essa rimuova le conseguenze delle nostre azioni (Non è questo il senso della confessione ed è molto improbabile che ciò avvenga).

Se siamo confusi in uno qualunque di questi aspetti, non saremo in grado di ricevere i benefici della confessione pubblica e privata.

Che cosa fa la Confessione

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità (1 Giovanni 1:8–9).

La confessione non cambia la nostra cittadinanza o la nostra posizione davanti a Dio, ma sicuramente influenza le nostre relazioni, sia con Dio sia con l’uomo. La confessione ci unisce, e non ci fa sentire soli nelle nostre battaglie. La confessione ci mette sullo stesso livello perché tutti abbiamo bisogno di grazia. Per noi, che viviamo nella zona est di Seattle, questo significa che il dirigente che lavora in Amazon e la donna senza fissa dimora stanno entrambi aggrappandosi allo stesso perdono. La nostra fiducia nella misericordia del Dio fedele rende la confessione non solo possibile, ma anche opportuna.

La confessione non ci porta alla vergogna, anzi ci allontana da essa. Tim Keller ha osservato che “il ravvedimento basato sul timore ci fa odiare noi stessi. Il ravvedimento basato sulla gioia ci fa odiare il peccato”. Non dovremmo mai associare il ravvedimento alla vergogna …che tragico fraintendimento del ravvedimento!

Confessione in pubblico

Allora perché non riservare quest’aspetto della vita cristiana alla nostra vita spirituale privata? Beh, sicuramente riguarda anche la nostra vita spirituale privata. Eppure, parte del nostro scopo (spesso trascurato) nel riunirci ogni settimana è preparare e perfezionare i santi per l’adorazione quotidiana. Tenendo questo in mente, sembra sensato inserire la confessione nelle nostre riunioni. Aggiungo che, a quanto sembra, gli autori del Nuovo Testamento considerassero opportuna la confessione nelle riunioni pubbliche (vedi Luca 18:13-14).

Per quanto la confessione sia essenziale, l’approccio alla confessione nelle vostre riunioni determinerà quale direzione essa prenderà. Ho potuto constatare che la confessione agisce in modo più efficace quando è inserita in un “contenitore del vangelo”. Pensa alla vostra confessione comunitaria così:

Perché dovremmo confessare | Che cosa stiamo confessando | Perché siamo perdonati

Ogni domenica iniziamo il nostro tempo di confessione con una breve spiegazione del motivo per cui lo facciamo e di che cosa stiamo confessando (preferibilmente qualcosa legato al tema di quella mattina), seguito sempre da quello che molti chiamano certezza del perdono. A volte la certezza del perdono consiste in una sola frase, in un versetto, in una preghiera, ecc., ma ci sforziamo di includere la buona notizia che Cristo è sufficiente e misericordioso subito dopo aver ricordato i nostri fallimenti. La nostra confessione riceve sempre una risposta da Dio, e la Sua misericordia è abbondante.

Come per la maggior parte degli elementi del vangelo, anche la confessione può essere attuata in diversi modi. Alcuni inni e canti di adorazione moderni contengono belle confessioni. I Salmi 6, 32, 38, 51, 102, 130  e 143 sono tutti Salmi “penitenziali” molto utili nella confessione pubblica.

Assicurati di essere chiaro sul fatto che anche le guide della chiesa fanno parte del corpo confessante. Non stiamo facendo da mediatori tra l’uomo e Dio in questo momento, ma stiamo portando i nostri fallimenti a Dio insieme agli altri, e stiamo confessando il nostro bisogno della Sua grazia come tutti gli altri. Siamo dei “guaritori feriti” che rivolgono la loro attenzione al peccato esistente e già perdonato.

Confessione quotidiana

Dato che questa serie si concentra su come le nostre liturgie domenicali influiscono sull’adorazione quotidiana, vorrei ora riflettere su cosa insegna la confessione comunitaria alla congregazione. In che modo confessare insieme forma la nostra gente?

  1. La confessione è normativa. E’ vero che la confessione è per quanti l’hanno combinata grossa, e ciò include me e te! Vivere con un cuore per il Signore e una carne che combatte contro di noi significa che la tensione tra le due cose produce il bisogno di riconoscere dove abbiamo fallito. La confessione non è solo una parte normale della nostra relazione verticale con Dio, ma anche della relazione gli uni con gli altri.

  2. La confessione ci aiuta a combattere il peccato. La confessione regolare indebolirà il nostro orgoglio e il potere del peccato nelle nostre vite. Smaschera le bugie dell’isolamento e la paura di essere i soli ad affrontare queste lotte. La confessione è un modo per dire che desideriamo che lo Spirito ci dia la forza di vivere in un modo diverso.

  3. La confessione ci porta a ricevere la grazia. Ammettere la nostra miseria è un modo per essere partecipi della grazia nella vita quotidiana. Questo era quello che Martin Lutero intendeva quando disse: “Il riconoscimento del peccato è l’inizio della salvezza”. Per andare verso Cristo e allontanarci dal nostro peccato, è necessario riconoscere il nostro peccato per quello che è.

Quando pensiamo al nostro fallimento, o guardiamo in alto alla misericordia di Dio o in basso alla nostra vergogna. La buona notizia della vittoria di Cristo sulla morte e sul peccato è che abbiamo trovato misericordia dall’Unico che ha il diritto di giudicare le nostre vite, e che la nostra vergogna è cancellata. Confessa il tuo peccato con umiltà e gioia questa domenica.

Anche le mamme hanno bisogno di teologia

Qual è la prima cosa che ti viene in mente quando senti la parola teologia?

Pensi a parole impronunciabili, a libri polverosi scritti tanti secoli fa, o forse a lunghi sermoni? Se dovessi scegliere tra studiare teologia e leggere un libro con suggerimenti pratici per la tua vita quotidiana, quale delle due cose sceglieresti?

Per molte mamme, il solo pensiero di studiare teologia sembra del tutto impraticabile considerando le nostre vite quotidiane. Potremmo pensare: In questa fase della mia vita, non posso mettermi a studiare teologia. Sono assillata e presa dai doveri quotidiani che l’essere madre comporta. Forse pensiamo che il nostro tempo sia speso meglio leggendo libri su come aiutare nostro figlio a dormire, o sulle migliori scelte nutrizionali per i nostri adolescenti che crescono o su come evitare che i nostri bambini in età prescolare facciano i capricci davanti alla cassa del supermercato.

La verità è che abbiamo estremo bisogno della teologia per tutti i nostri doveri quotidiani di madri. Abbiamo bisogno della teologia per i capricci dell’ora della nanna, per le preoccupazioni alimentari, per il supermercato, e tutto il resto.

Che cos’è la teologia?

La parola teologia deriva dalla parola Greca theos (Dio) e logos (parola o insieme di conoscenze). La teologia è l’insieme delle conoscenze su Dio, o in modo più semplice, lo studio di Dio. Come cristiani, dovremmo avere il desiderio di conoscere Dio il più possibile. Dopotutto, egli è il nostro Creatore, Sostenitore e Salvatore.

Studiare teologia è però solo il primo passo. Dobbiamo anche applicarla. Quando la teologia incontra le nostre vite quotidiane, capiamo che essa non è solo per i professori dei seminari, ma per ognuno di noi.

Quello che crediamo su Dio, chi è, che cosa ha fatto, e chi siamo noi alla luce di tutto ciò, non è solo per mero studio e discussione. Parole come imputazione, giustificazione, espiazione ed elezione influenzano come viviamo le nostre vite giorno dopo giorno. Ci plasmano.

  • Quando tuo figlio è ammalato e i dottori non sanno perché, e iniziano a prescrivere un esame dopo l’altro, è la tua teologia a dirti che Dio è sovrano su tutte le cose. Ti dice che Dio non sonnecchia, che egli non ti ha dimenticato (Salmo 121:3–4). Tutto è sotto il suo controllo, ed egli non è sorpreso da nessuna delle nostre circostanze. La tua teologia ti ricorda in quel momento che i suoi piani per te sono buoni, e che egli sta facendo cooperare tutte le cose per il tuo bene e la sua gloria (Romani 8:28).

  • Quando ti rivolgi a tuo figlio con asprezza e rabbia, è la tua teologia a ricordarti che Gesù è venuto per morire proprio per quei peccati. Ti dice che Gesù ha vissuto una vita perfetta, non è stato mai scortese, ha sempre amato, e che la sua giustizia ti è stata imputata unendoti a lui mediante la fede (2 Corinzi 5:21). Ti dice che egli è all’opera in te, conducendoti al ravvedimento e portando a compimento l’opera che ha cominciato in te (Filippesi 1:6).

  • Quando il tuo significato si mescola al tuo ruolo di mamma, è la tua teologia a ricordarti che la tua identità si trova in Cristo e che non dipende dal tuo successo come mamma, o da quanto bene si comporta tuo figlio, o da quanto ben pulita sia la tua casa (Salmo 20:7–8). La tua identità, il tuo scopo, il tuo significato si basano su chi sei come figlia di Dio, redenta e adottata (Giovanni 1:12).

  • Quando sei stanca morta, tuo figlio è ammalato e tuo marito è fuori di casa per lavoro e pensi di non riuscire a resistere fino al suo ritorno, è la tua teologia a dirti che Dio ti darà la grazia di cui hai bisogno in quel momento (1 Corinzi 10:13). E’ la tua teologia a ricordarti che non puoi farcela con le tue forze e che, senza Gesù, non puoi fare nulla (Giovanni 15:5). Essa ti dice che il tuo riposo e la tua speranza sono in Cristo solo e che puoi avere fiducia che egli ti sosterrà.

Vera speranza, vera saggezza, vera pace

Noi mamme siamo tentate a pensare che quello che ci serve per migliorare le nostre vite è una soluzione rapida — qualcosa di concreto che possiamo attuare domani affinché tutto fili liscio e senza problemi. Quando le sfide quotidiane di mandare avanti la casa e crescere i figli ci opprimono, pensiamo che la cosa di cui abbiamo più bisogno sia una nuova idea o una nuova tecnica, e poi tutto andrà bene. In quelle rare occasioni che ci avanza un po’ di tempo per pensare e per leggere, ci mettiamo a cercare libri e articoli a carattere pratico, sperando che qualche nuova dritta cambi le cose.

Anche se i libri con consigli pratici sono utili per alcune cose, la speranza che offrono è di breve durata. In verità, è la teologia, il nostro studio di chi è Dio e di quello che egli ha fatto, a darci la vera speranza, la vera saggezza e la vera pace di cui abbiamo bisogno e che durano. E’ la teologia — conoscere Dio — a darci stabilità nel caos dell’essere madri.

Mamme, la teologia non è solo per pastori, insegnanti e professori; è anche per voi. Non è per un’altra fase della vostra vita. E’ indispensabile proprio qui, ora, nelle trincee delle vostre vite quotidiane di madri.


(@christinarfox) scrive per diverse riviste e ministeri cristiani, tra cui True Woman, ERLC e The Gospel Coalition. E’ l’autrice di Closer Than a Sister: How Union with Christ helps Friendships to Flourish. Puoi trovarla su www.christinafox.com e su Facebook.

Le chiese di nuova fondazione sane sono guidate da una squadra

Quando ho fondato una chiesa all’inizio del 2010, tutti conoscevamo le storie di uomini che si erano paracadutati in una comunità, avevano fondato una chiesa, e l’avevano vista crescere in modo esponenziale. Abbiamo ascoltato le testimonianze, letto i libri e ascoltato i sermoni di questi eroi alle conferenze.  

Tuttavia, c’è sfuggita una cosa importante in tutte queste storie, o perché non era presente o perché non volevamo ascoltarla. Un uomo non può fondare una chiesa da solo.

Le chiese che prosperano solo perché sono guidate da pastori con grandi doni e capacità non produrranno discepoli sani a lungo termine.

Un Dio straordinario

In Efesini 3:7-10, Paolo parla della grazia che Dio gli aveva concesso chiamandolo a essere un ministro del vangelo. Parlando di sé e del piano di Dio nella storia, egli ci dice una cosa importante sulla fondazione di chiese.

Sono diventato servitore [del vangelo] secondo il dono della grazia di Dio a me concesso in virtù della sua potenza. A me, dico, che sono il minimo fra tutti i santi, è stata data questa grazia di annunciare agli stranieri le insondabili ricchezze di Cristo e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose; affinché i principati e le potenze nei luoghi celesti conoscano oggi, per mezzo della chiesa, la infinitamente varia sapienza di Dio.

Per molti, Paolo è il migliore esempio biblico di fondatore di chiese. Egli però non si considerava un “big” della fondazione di chiese. Paolo si considerava un debitore della grazia. Giunse perfino a definirsi il “minimo fra tutti i santi”, il cristiano meno qualificato per predicare il vangelo e fondare chiese. Avrebbe poi accentuato quest’affermazione in 1 Timoteo 1:15, definendosi il primo dei peccatori.

Annunciare la sapienza di Dio

Paolo annunciava le insondabili ricchezze di Cristo, ma non lo faceva nel vuoto. Lo faceva nella chiesa locale e attraverso chiesa locale, perché è la chiesa che annuncia la sapienza di Dio, non solo un uomo o gli apostoli.

Forse è per questo motivo che Paolo viaggiava spesso con dei compagni. Leggiamo di Barnaba, Luca, Timoteo, Sila e altri che collaboravano con Paolo nella predicazione del vangelo e nel fondare chiese in ogni città che visitava. Nelle lettere pastorali, Paolo mostra quanto egli contasse sui fratelli che lo accompagnavano.

Chi desidera fondare una chiesa non dovrebbe immaginarsi un uomo che sta su un palco, ma un corpo di persone riunite per raggiungere una città. Le metafore che nella Bibbia descrivono la chiesa si applicano fin dall’inizio della vita di una nuova chiesa.

Il capo fondatore è una pedina fondamentale nella fondazione di chiese, ma ha a disposizione solo 24 ore al giorno, conosce solo un certo numero di persone e ha doni limitati. Quando una persona si aggiunge alla squadra, la nuova chiesa ha a disposizione più doni, più relazioni e più ore da dedicare all’opera.

Persone comuni

Questo significa che in una chiesa di nuova fondazione c’è bisogno di credenti ordinari; persone che sentono che Dio le chiama a stabilirsi in una certa zona per amore del vangelo. La fondazione di chiese non è solo per il fondatore di chiese.

Le chiese di nuova fondazione hanno bisogno di persone con il dono dell’ospitalità, che amano e accolgono i loro vicini nel nome di Gesù. Hanno bisogno di persone che amano servire, pronte a provvedere qualunque cosa la chiesa abbia bisogno per crescere. Le nuove chiese non possono funzionare senza persone dedite al ministero della preghiera, che rivolgono suppliche al Padre giorno e notte affinché operi attraverso il ministero della chiesa. Se la chiesa è un corpo, allora è necessario un corpo per fondare una chiesa.

Chiedetelo a ogni fondatore che ha visto la propria chiesa crescere bene e consolidarsi. Non vi parleranno dei loro doni e di come hanno fatto le cose per bene (se lo fanno, c’è un problema). Vi parleranno invece delle persone che Dio ha messo nel loro cammino per fondare.

Ho avuto il privilegio di vedere quest’opera nella nostra chiesa. La nostra chiesa esiste perché una coppia appena sposata, entrambi insegnanti, ha venduto la loro casa al culmine della crisi economica alla fine del 2008 per potersi trasferire nella città dove stavamo fondando. Due studenti dell’ultimo anno delle superiori hanno dedicato il loro anno scolastico a servire la nostra chiesa e aiutarci a iniziare.

Dio portò nuovi credenti, che non erano mai stati membri di una chiesa, ma che avevano una passione per servire come meglio potevano. Senza tantissime storie come queste, nessuna chiesa sarebbe mai potuta essere fondata.

Se stai meditando sulla chiamata a fondare, non limitarti a chiederti in quale città andrai o quale sarà la tua strategia. Queste cose sono importanti, ma senza una squadra di uomini e donne ordinari e fedeli, non ha nessuna importanza quanto efficace sia la tua strategia. Chiedi a Dio di darti una squadra.

Inizia a cercare, anche prima di fondare, credenti che risiedono in zona e che stanno pregando per una nuova chiesa. Cerca giovani che hanno il tempo e le energie per servire nella chiesa e per entrare in contatto con altri giovani che hanno bisogno di ascoltare il vangelo. Prega che il Signore mandi santi maturi che portino esperienza e saggezza alla nuova chiesa.

Prega per avere modo di collaborare con nuove chiese nella tua zona. Non pensare di aver bisogno di una personalità magnetica o dei doni per stare davanti alla gente. Se ti piace servire dietro le quinte, se ti piace essere gentile con i tuoi vicini, e se ami la città nella quale vivi, sarai di grande utilità per una squadra di fondazione.

Le persone che amano vedere il loro nome in evidenza raramente fondano chiese sane. Ma tutto intorno a noi ci sono chiese che sono state fondate perché dei cristiani sono stati disposti a sacrificarsi nell’oscurità per la gloria del Re Gesù.


Scott Slayton è pastore della chiesa Chelsea Village Baptist Church di Chelsea, Alabama. Si è laureato all’Università di Mobile e al Southern Baptist Theological Seminary. E’ sposato con Beth dal 2003 e ha quattro figli. Ha un blog: One Degree to Another. Puoi seguirlo su Twitter.

Disintossicarsi dal generare la crescita della chiesa

Che cosa bisogna fare per fondare una chiesa? E’ questo che vogliamo sapere. Vogliamo avere un piano che ci permetta di fabbricare una nuova chiesa nello stesso modo in cui un’auto nuova esce dalla linea di assemblaggio.

E quindi ci rivolgiamo al libro degli Atti per trovare risposte. Qui, però, l’enfasi è su altre cose. In realtà “Gli Atti degli Apostoli” dovrebbero essere chiamati piuttosto “Gli Atti dello Spirito Santo”. Senza dubbio gli uomini svolgono un ruolo attivo nella fondazione di chiese, ma essi non hanno alcuna potenza senza lo Spirito. Se Gesù non opera mediante il suo Spirito, non si avranno mai risultati che durano nel tempo.

Questa enfasi sullo Spirito può rendere i fondatori di chiese un po’ nervosi. Questo perché Gesù ha detto: “Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito” (Giovanni 3:8). Questo significa che non possiamo salvare le persone e edificare la chiesa più di quanto non possiamo far soffiare il vento in una calda giornata estiva.

Nel libro degli Atti vediamo che Dio sceglie di agire mediante persone fedeli che vivono nella potenza dello Spirito. Non leggiamo di incontri strategici o di target demografico. Non vediamo gente andare in crisi per reperire fondi o trovare edifici in cui riunirsi. Elaborare strategie e raccogliere fondi non sono cose negative in se stesse, ma non costituiscono l’enfasi sulla fondazione di chiese che troviamo in Atti. La “tesi” di Atti è illustrata all’inizio, dove troviamo le ultime parole di Gesù ai suoi discepoli: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni a Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Non è solo opera dello Spirito né solo attività umana, ma tutte e due le cose. Ma l’ordine è importante: lo Spirito di Dio opera attraverso il popolo di Dio per edificare la chiesa di Dio.

Quali sono dunque le caratteristiche della fondazione di chiese guidata dallo Spirito? Ho individuato tre temi dal libro degli Atti. Non si tratta di tattiche per generare il “successo”, ma di mezzi che Dio si compiace di usare.

1. Preghiera ardente

  • “Tutti questi perseveravano concordi nella preghiera, con le donne, e con Maria, madre di Gesù e con i fratelli di lui” (Atti 1:14).

  • “Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42).

  • “Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunciavano la parola di Dio con franchezza” (Atti 4:31).

  • “Quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministero della parola” (Atti 6:4).

Mostrami una persona che prega e ti mostrerò una persona che riconosce la sua dipendenza da Dio. Le persone che pregano sono quelle che si sentono assolutamente incapaci di produrre il discepolato senza l’opera dello Spirito. Le persone che pregano sono quelle che avvertono in modo intenso il bisogno di continuare la battaglia contro il peccato. Le persone che pregano sono quelle che si sentono assolutamente inadeguate a compiere il mandato a loro affidato. Ti riconosci in queste descrizioni?

La preghiera ci ricorda che abbiamo un bisogno disperato che Dio sia con noi. Per fortuna, Dio promette di dare grazia all’umile (1 Pietro 5:5). Niente è più simile all’umiltà di un uomo o di una donna che nella solitudine delle prime ore del mattino grida al Padre celeste. Niente sa di umiltà più di un piccolo gruppo che non ha nessun piano se non quello di chiedere al Padre di agire con potenza nella loro città. Niente sa di umiltà più di un peccatore contrito che chiede aiuto a Dio. Una delle cose più umili che puoi fare è pregare. La preghiera è una manifestazione esteriore di una convinzione interiore – la convinzione che non possiamo produrre nuove chiese, ma che Dio può. Per questo chiediamo, e continuiamo a chiedere.

Ho quattro figli a cui piace chiedere una cosa dopo l’altra. Quando vogliono qualcosa, diventano insistenti nelle loro richieste. “Possiamo andare a comprare il gelato?” “Possiamo guardare qualcosa in tv?” “Possiamo avere ancora un po’ di dolce?” A volte lo trovo piuttosto fastidioso– non le richieste in se stesse, ma il fatto di dover sentire le stesse parole ripetute in continuazione. Ma Dio non è un padre come me. Dio non è mai infastidito, ma ci invita a stancarlo con le nostre suppliche (Luca 18:1-7)!

Poiché Dio promette di rispondere quando lo invochiamo e poiché il compito di fondare chiese va oltre le nostre capacità, non dovremmo fare come i primi discepoli, e gridare a Dio in preghiera con ardore, senza stancarci e senza timore? Se non possiamo produrre risultati nella fondazione di chiese, ma conosciamo Colui che può produrli, non dovremmo supplicarlo ogni giorno? La preghiera ripiena di fede deve essere il fondamento su cui va costruito ogni movimento per la fondazione di chiese.

2. Preghiera fervente per la potenza dello Spirito

  • “Allora Pietro, ripieno di Spirito Santo …” (Atti 4:8)

  • “Ma Stefano, pieno di Spirito Santo …” (Atti 7:55)

  • “Mentre Pietro parlava così, lo Spirito Santo scese su tutti quelli che ascoltavano la parola (Atti 10:44)

  • “Allora Saulo, detto anche Paolo, pieno di Spirito Santo, guardandolo fisso gli disse …” (Atti 13:9)

Non possiamo produrre l’opera dello Spirito nelle nostre vite, ma possiamo chiedere a Dio di donarci il suo Spirito. E Gesù ha parole di conforto per chi fa questa richiesta:

E chi è quel Padre fra di voi che, se il figlio chiede un pesce, gli dia invece un serpente? Oppure se gli chiede un uovo, gli dia uno scorpione? Se voi, dunque, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre celeste donerà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! (Luca 11:11-13)

Nostro Padre non è avaro o restio. A lui piace fare doni. E il dono che più di tutti lo glorifica e dona gioia a noi è il dono di se stesso – Dio è il dono! La prima cosa che ti serve per fondare chiese è essere ripieno di Spirito Santo.

Come possiamo sapere se siamo ripieni di Spirito? “Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo; contro queste cose non c’è legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri” (Galati 5:22-24). Queste qualità del carattere sono i segni della presenza dello Spirito.

Come sei messo in quanto ad amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, mansuetudine, fedeltà e autocontrollo? Senza dubbio, tutti abbiamo ancora margini di crescita, ma queste qualità sono presenti in misura crescente nella tua vita? Riesci a vedere più evidenza del frutto dello Spirito nella tua vita di oggi rispetto a cinque anni fa?

Se la risposta è no, allora forse stai vivendo nella carne. Se questo è il caso, sii incoraggiato perché oggi può essere il giorno del ravvedimento! Oggi può essere il giorno per mettere fine ai tuoi tentativi insensati di produrre la crescita da te stesso e rivolgerti nuovamente all’Acqua Vivente che perdona, soddisfa e dà riposo. Ricorda, Gesù ha detto che il Padre ama dare lo Spirito a coloro che glielo chiedono. Essere riempito di Spirito è l’unica speranza per fondare chiese nel lungo termine.

 

3. Una preghiera ardente per evangelizzare con franchezza

  • “‘Adesso, Signore, considera le loro minacce, e concedi ai tuoi servi di annunziare la tua Parola in tutta franchezza’ … Dopo che ebbero pregato, il luogo dove erano riuniti tremò; e tutti furono riempiti dello Spirito Santo, e annunziavano la Parola di Dio con franchezza” (Atti 4:29, 31).

  • “Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù” (Atti 9:27).

  • “Tuttavia rimasero là per molto tempo, predicando con franchezza e confidando nel Signore che rendeva testimonianza alla Parola della sua grazia e concedeva che per mano loro avvenissero segni e prodigi” (Atti 14:3).

  • “Poi entrò nella sinagoga, e qui parlò con molta franchezza per tre mesi, esponendo con discorsi persuasivi le cose relative al regno di Dio” (Atti 19:8).

Quando preghi e sei ripieno di Spirito, la conseguenza inevitabile è una comunità caratterizzata da franchezza nell’evangelizzazione. Ma anche in questo caso, l’evangelizzazione non è un mezzo per produrre conversioni poiché soltanto Dio può dare vita a chi è spiritualmente morto. Parliamo alle tombe e sperimentiamo l’incredibile gioia di vedere alcuni uscire dalla loro prigione e scrollarsi la polvere di dosso mediante l’opera dello Spirito Santo. Ma sia chiaro, parlare a una tomba richiede un certo coraggio. I fondatori di chiese sono persone che non solo hanno l’ardire di fare questo, ma che chiedono anche ad altri di unirsi a loro.

Di nuovo, la franchezza non è una cosa che puoi generare tu. Essa è prodotta in te dopo aver passato tempo con Gesù nella sua parola e in preghiera, e dopo essere stato riempito di Spirito. Non essere quindi preoccupato per la tua mancanza di franchezza. Continua a trascorrere tempo con Gesù ed egli la produrrà in te.

La franchezza è simile a fare i genitori. Io parlo con franchezza dei miei figli, che si tratti di difenderli, correggerli o elogiarli. Perché? Perché li amo tantissimo! Parliamo con franchezza di tutto quello che amiamo molto. La stessa cosa sarà vera nel tuo cuore e nei cuori della tua gente. Suscita un grande amore per Gesù stando con Gesù e la franchezza arriverà.

I primi discepoli non sono stati sempre franchi (come rivela l’episodio che ha Pietro come protagonista in Galati 2:11-13). Questo ci ricorda di essere pazienti con noi e con gli altri. Ma ho notato che più prego per le persone e più chiedo a Dio di darmi opportunità, più le opportunità vengono, assieme al coraggio di coglierle.

Uno dei motivi principali per cui i fondatori di chiese evitano purtroppo di mettere in risalto questi mezzi semplici e normali per fondare chiese è che essi sfuggono al nostro controllo. E i fondatori di chiese, più di altri, amano avere tutto sotto controllo. I nostri ego insicuri vogliono disperatamente produrre successo. E’ il lato oscuro delle nostre personalità di pionieri. Se però pensi che siano stati i tuoi sforzi o le tue strategie ad aver determinato il tuo successo, alla fine ti ritroverai ad aver costruito sulla sabbia invece che sulla Roccia. Certamente c’è posto anche per la riflessione rigorosa su strategie e strutture, ma la maggior parte dei nuovi fondatori di chiese cade nella trappola di entusiasmarsi di più per i diagrammi di flusso o l’esegesi della cultura che per le riunioni di preghiera, per un carattere ripieno di Spirito e per la semplice evangelizzazione. Dio non ci ha dato la capacità di generare la crescita della chiesa affinché soltanto lui riceva la gloria.

 


Zach è pastore per l’insegnamento e anziano che sovrintende lo sviluppo della leadership e la predicazione della chiesa The Vine Church, Madison (Wisconsin, USA). Zach e la sua straordinaria moglie Kim hanno quattro figli: Taylor, Autumn, Emery e Mya. Zach si è laureato all’Università del Northern Iowa e al Covenant Theological Seminary.