La chiesa non è una damigella d’onore. Gloriati della sposa di Cristo.

La chiesa locale è spesso trascurata, un po’ come le lettere più brevi del Nuovo Testamento. Anche se ci presentiamo alle riunioni della chiesa ogni settimana, raramente la chiesa è il tema principale delle nostre conversazione online. Piuttosto preferiamo concentrarci sull’ultimo podcast, sulla prossima conferenza, o sul libro più recente. Purtroppo, la chiesa locale viene sempre più trattata come la damigella d’onore che come la sposa.

Ma all’inizio della breve lettera di 2 Tessalonicesi, notiamo che l’apostolo Paolo esprime la sua gratitudine per la chiesa locale. Il suo è un esempio che vale la pena seguire.

Una chiesa nascente ma fedele

La visita di Paolo a Tessalonica è stata un’esperienza contrastante. Luca ce la racconta in Atti 17:1-10. All’inizio, Paolo e Sila passarono del tempo nella sinagoga, ragionando, spiegando e dimostrando dalle Scritture che era necessario che il Messia soffrisse, morisse e risuscitasse dai morti. Benché scandaloso per molti, questo messaggio persuase alcuni Giudei, Greci e alcune donne delle famiglie più importanti a unirsi a Paolo e Sila (v. 4). Non tutti apprezzarono la predicazione di Paolo e ci fu opposizione (v. 5). A causa di questa situazione esplosiva, Paolo e Sila furono costretti a lasciare Tessalonica prima di quanto avrebbero voluto, lasciandosi alle spalle una chiesa nascente alle prese con l’opposizione a causa del Vangelo.

Paolo dimostra la sua preoccupazione per la chiesa locale rimandando Timoteo a Tessalonica per informarsi sulle condizioni della chiesa. La relazione di Timoteo è positiva: “La vostra fede cresce in modo eccellente, e l'amore di ciascuno di voi tutti per gli altri abbonda sempre di più” (2 Tessalonicesi 1:3).

Costretto a gloriarsi

La risposta di Paolo è “gloriarsi” di questa chiesa con le altre chiese (2 Tess. 1:4). Non c’è altra parola per indicare ciò che fa Paolo. Per di più, non solo Paolo dice che si gloria dei Tessalonicesi, ma dice anche che tale vanto è necessario; egli ha ragione di gloriarsi in questo modo (v. 3). La condotta dei Tessalonicesi è così lodevole che egli si sente in dovere di esprimere la sua gratitudine per loro e onorarli presso le altre chiese.

Notiamo i motivi precisi del vanto di Paolo. La fede dei Tessalonicesi cresceva in modo eccellente (v. 3), il loro amore gli uni per gli altri abbondava (v. 3), ed essi erano costanti nella persecuzione (v. 4). Paolo non sta facendo l’adulatore sdolcinato, e non è nemmeno cieco di fronte ai loro difetti (cf. 1 Tess. 5:12-22; 2 Tess. 3:6-15). Piuttosto, Paolo ha saputo della loro condotta ammirevole nella persecuzione, quindi lui, Sila e Timoteo si gloriano con gioia dei loro fratelli e delle loro sorelle! 

Quando si tratta di esprimere gratitudine, i cristiani possono correre il pericolo o di dire troppo o di dire troppo poco. Tendiamo ad adulare o a rimanere zitti. Alcuni esagerano con i superlativi quando ringraziano per la chiesa locale. Altri non permettono che nessuna parola di ringraziamento esca dalla loro bocca. Nessuna di queste soluzioni è utile.

Ma cosa succederebbe se non ci vergognassimo di dichiarare la nostra gratitudine come fece Paolo con i Tessalonicesi? Mentre di recente stavo predicando su 2 Tessalonicesi 1, guardando ai miei fratelli e alle mie sorelle dissi:

Desidero che sappiate questo: Io ringrazio Dio per voi, ed è giusto che lo faccia. Mentre vi guardo, vedo la fede in Dio crescere in modo eccellente. Mentre vi guardo, vedo il vostro amore gli uni per gli altri crescere. Mentre vi guardo, vedo la vostra costanza nel mezzo di grandi difficoltà. Sappiamo che la chiesa nel suo complesso e gli individui che la compongono hanno attraversato dei giorni difficili (che forse non sono ancora finiti) ma la vostra condotta cristiana durante tutto questo è stata encomiabile. Perciò, io ringrazio Dio per voi, e mi glorio di voi con gli altri. Seguendo l’esempio di Paolo, vi sto parlando del mio vanto. Forse anche tu oggi potresti dire a una persona qui presente qualcosa su di lui per cui sei grato a Dio.

Non tutti occupano il pulpito e hanno l’opportunità di esprimere la loro gratitudine per una chiesa locale in questo modo, ma questi sono altri modi in cui puoi seguire l’esempio di Paolo.

1. Condividi la tua gratitudine nelle conversazioni dopo il servizio domenicale.

Resisti alla tentazione di parlare con eloquenza degli ultimi podcast, e invece condividi di qualcuno o qualcosa nella tua chiesa locale per cui sei grato. Resisti alla tentazione di promuovere il libro appena pubblicato e invece promuovi la prossima opportunità di riunirsi con la chiesa.

2. Evita di lamentarti della tua chiesa.

Non ha importanza se la tua famiglia, i tuoi vicini e i tuoi colleghi di lavoro sono credenti o meno. Resisti alla tentazione di mormorare o di “toglierti un peso dallo stomaco”. Invece, parla delle cose buone che vedi nella tua chiesa e incoraggia intenzionalmente i fratelli e le sorelle in Cristo di altre chiese parlando dell’opera di Dio nella vita della tua chiesa. Testimonia ai non credenti condividendo in che maniera la tua chiesa è come una città posta sopra un monte.

3. Cerca dei credenti per i quali puoi ringraziare.

Digli che sono dei motivi di gratitudine per te. Telefona a qualcuno mentre guidi per andare a lavorare e incoraggialo parlandogli dei motivi per cui sei grato per lui. Evita di scorrere i social media durante la pausa caffè e invece scrivi un messaggio a qualcuno che sta crescendo nell’amore e nella fede; parlagli di come vedi in lui l’evidenza di Cristo.

4. Scrivi una lettera a un’altra chiesa.

C’è una chiesa nella tua città che sta evidenziando la fede e le qualità caratteriali  che Paolo elenca in 2 Tessalonicesi 1? Perché non segui l’esempio di Paolo e ti metti in contatto con loro scrivendo una lettera o una email di incoraggiamento? In alternativa, guarda un po’ più lontano. C’è una chiesa in qualche altra parte del mondo per la quale sei grato e che puoi incoraggiare con un messaggio?

La chiesa locale è la sposa di Gesù Cristo. Smettiamola di comportarci come se la chiesa locale fosse secondaria, e gloriamoci con gratitudine per ciò che Cristo sta facendo in lei.


Davy Ellison (PhD, Queen’s University, Belfast) è direttore della formazione di Irish Baptist College. È anche un anziano della Antrim Baptist Church. È l’autore di The Holy One of Israel: Exploring Isaiah, Five: The Solas of the Reformation, e di un libro di prossima pubblicazione sulla mansuetudine. Puoi seguirlo su Twitter.

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