Tre motivi per cui siamo chiese che fondano chiese

 

“Chiese che fondano chiese”… Suona bene, vero? Ha un certo fascino … ma cosa significa in realtà? E’ un’affermazione concreta, o una vuota promessa? Quando la nostra chiesa aderì ad Acts 29 nel 2007, l’affermazione era formulata in modo diverso, ma il sentimento era lo stesso: Una rete di chiese impegnate a fondare altre chiese che fondano altre chiese. Quasi nove anni dopo, posso testimoniare che questo Network non ha solo assunto un impegno nei confronti di quest’affermazione, ma anche verso la realtà concreta di chiese che fondano chiese. Che cosa c’è in Acts 29 che agevola questa pratica? Posso individuare tre caratteristiche specifiche.

Vangelo più che stratagemmi

L’unico aspetto veramente duraturo di qualunque nostro ministero è il vangelo di Cristo.

Il vangelo è “la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede”, dice Paolo in Romani 1:16. Ci credi? Ci credi veramente? So che può sembrare come la grande “E” della tabella che si legge dall’oculista, ma di questo messaggio non possiamo mai dare per scontata la potenza della vita, morte e risurrezione del nostro grande Dio e Re, Gesù. Non dovremmo nemmeno sottovalutare il modo in cui la riflessione vangelocentrica influenza lo svolgimento del nostro ministero e della nostra missione. E’ molto facile lasciarsi sedurre da tutti gli stratagemmi e le altre mode passeggere sulla crescita della chiesa che sembrano funzionare altrove, ma che allo stesso tempo si allontanano lentamente dalla centralità del messaggio evangelico. L’unico aspetto veramente duraturo di qualunque nostro ministero è il vangelo di Cristo, e la sua influenza nelle vite delle persone che serviamo.

Sono grato per il modo in cui questo network mi ha ricordato il vangelo, per come mi ha incoraggiato e per come mi ha motivato con il vangelo. Il vangelo è la linfa vitale del nostro ministero e della nostra missione. La nostra speranza non è nel nostro logo, non è nel nostro marketing, nella nostra musica, nel nostro edificio, e nemmeno nella nostra predicazione! La nostra speranza è in Gesù, ed è Gesù che vogliamo dare alle persone. Quello che cerco di trasmettere ai fondatori con i quali interagisco è che andiamo in un luogo e tra le persone non per fondare una chiesa in sé, ma per seminare il vangelo. E quando il messaggio del vangelo inizia a mettere radici tra la gente di un luogo, una chiesa spunta in modo naturale. La nostra fiducia è solo nella potenza del vangelo a salvare, non nei nostri gruppi musicali, nel nostro budget, o nel nostro stile. Una simile fiducia ci spinge a guardare oltre una singola chiesa, a un movimento che riempie ogni paese e città nel nostro raggio d’azione.

Moltiplicazione più che addizione

Sono grato che la fondazione di chiese abbia continuato ad acquistare slancio negli anni e che resti un soggetto molto popolare nel mondo evangelico. Fondare chiese non è però sufficiente. Tutte le statistiche ci dicono che non stiamo fondando un numero sufficiente di chiese per tenere il passo con l’aumento della popolazione o con il numero di chiese che chiudono i battenti ogni anno. Le addizioni non bastano più. Abbiamo bisogno di moltiplicazione. Dobbiamo fondare chiese che fondano chiese.

L’impegno del nostro network nei confronti della moltiplicazione dei discepoli e delle chiese rappresenta per me una sfida continua. Questo è uno dei principali fattori che ha contribuito a rendere Acts 29 un movimento globale. Mi sento sfidato a fare preghiere più audaci, a sognare più in grande, e ad assumere rischi maggiori per vedere il vangelo avanzare nella mia città, nella mia regione, e nel mondo. Sono sfidato a dipendere in modo sempre maggiore su Gesù per vedere persone salvate, discepolate, formate, e mandate. Sono sfidato a trovare modi per liberare tempo, energie e risorse per sostenere la fondazione di chiese che fondano chiese. Sono grato di essere sfidato in questi modi.

Regno più che castello

Siamo stolti se non siamo disposti a sostenere nuove opere del vangelo.

Ogni fondatore di chiese è impegnato a fondare la sua chiesa, sfortunatamente però non tutti i fondatori sono impegnati ad aiutare a fondare altre chiese, specialmente nella loro città o regione. Troppo spesso tendiamo a farci prendere da quella che chiamo la mentalità del “castello”; siamo interessati alla nostra specifica congregazione locale (castello) più che all’avanzamento del Regno di Dio. Questo è un peccato dal quale occorre ravvedersi. Gesù non è morto soltanto per la tua chiesa, è morto per la SUA Chiesa, e la Sua Chiesa avrà molte espressioni nelle nostre città e regioni. Siamo stolti se non siamo disposti a sostenere nuove opere del vangelo.

Quando entrammo in contatto per la prima volta con Acts 29, rimasi molto impressionato dalla disponibilità di altri pastori e fondatori di chiese a donare liberamente il loro tempo, energie e risorse per incoraggiare e sostenere la nostra chiesa in via di fondazione e altre. Dalle ore di coaching, alle linee di condotta e all’offerta formativa, persino attrezzature che ci avrebbero aiutato a fare progressi, l’estrema generosità di queste congregazioni ha lasciato un segno indelebile. Ora, quasi nove anni dopo, la mia speranza è che la nostra chiesa dimostri la stessa generosità del Regno che noi abbiamo toccato con mano verso le nuove opere cristiane nella nostra città e regione, che diventino membri di Acts 29 o meno.

Ci stiamo impegnando per vedere chiese che fondano chiese vangelocentriche riempire tutto il Southeast alla gloria di Dio.

Pensando alla visione del Network Acts 29 US Southeast di vedere sorgere 200 nuove chiese entro il 2020, sono fiducioso che, per la grazia di Dio, non solo raggiungeremo l’obiettivo, ma lo supereremo. Ci stiamo impegnando, non solo a parole, ma nei fatti, per vedere chiese che fondano chiese vangelocentriche riempire tutto il Southeast alla gloria di Dio. Sono grato di poter di camminare a braccetto con una rete di fondatori e di chiese che condividono questa visione.    

Bryan Robbins è Pastore Guida della chiesa Missio Dei a Asheville, North Carolina. E’ anche il responsabile d’Area per il Network US Southeast del Western North Carolina e Eastern Tennessee. Bryan è sposato con Christina e ha tre figli: Elijah, Sophia, e Ezra.