Ogni Chiesa sana ha i suoi problemi

Articolo di Keith Welton
Pastore, Alpharetta (Georgia, Usa)

Sono ormai più di vent’anni che frequento la chiesa. Non dimenticherò mai la mia prima esperienza in una vera chiesa che crede nella Bibbia, ripiena di Spirito e che canta gli inni della grazia. Fui sorpreso nel constatare che alle persone piaceva essere lì, rimasi senza parole nel notare che conoscevano le parole dei canti, e fui sbalordito quando venni a sapere che parlavano della loro fede anche quando non erano in chiesa. Vedevo mariti e mogli pieni di attenzioni reciproche, bambini rispettosi, e studenti universitari sobri. Tutto ciò ebbe un enorme impatto nella mia vita. Ero entusiasta della chiesa.

Vent’anni dopo, posso dire di aver sperimentato anche i dispiaceri dell’appartenere alla chiesa. Ho sperimentato il dolore di finire negli ingranaggi della politica ecclesiale, ho visto leader escludere i membri dalle decisioni, ho sentito amici pronunciare parole pesanti, ho visto membri di chiesa rovinare le loro vite nel peccato, e ho partecipato ad assemblee di chiesa che sembravano quasi una puntata di “Forum” (Jerry Springer).

La chiesa non è stata sempre un’esperienza piacevole. Nonostante abbia visto molte persone mollare la chiesa e allontanarsi da essa, amo ancora la chiesa e ho anche deciso di trasferirmi con la mia famiglia per rimettere in piedi una chiesa in difficoltà. Ciò che sto facendo può confondere la gente, ma amiamo ancora la chiesa, nonostante le sue imperfezioni e i suoi peccati.  

Nessuna sorpresa

Che la chiesa è formata da peccatori non dovrebbe sorprendere nessuno, anzi è una delle primissime ammissioni da fare per esservi ammessi: non siamo perfetti e non lo saremo mai in questa vita. Nel migliore dei casi, la chiesa su questa terra è formata da peccatori che stanno seguendo Cristo sinceramente ma imperfettamente. Inevitabilmente, nella chiesa ci sono anche persone che non seguono veramente Cristo.

Anche le prime chiese nel Nuovo Testamento erano così. Le persone erano orgogliose dei loro doni (1 Corinzi 12:21), prive di amore, tendevano a isolare le persone di altre razze (Galati 2:11–12), alcuni erano coinvolti in cause legali (1 Corinzi 6:1), alcuni si ubriacavano durante la cena del Signore (1 Corinzi 11:21), alcuni vivevano nell’immoralità sessuale e avevano persino una relazione con membri della loro famiglia (1 Corinzi 5:1)! Paolo disse addirittura a una chiesa che le loro riunioni facevano più male che bene (1 Corinzi 11:17). E’ davvero sorprendente.

Paolo non si lasciò sviare da nessuna di queste cose, e di certo non abbandonò la chiesa. Egli disse che queste differenze sono necessarie per dimostrare chi ha una fede autentica (1 Corinzi 11:19). Il disordine rientrava nelle aspettative dell’apostolo, e dovrebbe essere così anche per noi.

Perché allora amo l’espressione locale del corpo di Cristo nonostante sia a volte un’esperienza fastidiosa, caotica e talvolta spiacevole?

1. Le persone difficili da amare ci rendono umili.

Dio sta riunendo persone di diversi contesti, nazionalità, condizioni socio-economiche e livelli di maturità spirituale (Efesini 3:10). La diversità nella chiesa è una cosa meravigliosa, che ci permette di crescere facendoci avvicinare a persone diverse da noi — a volte a persone difficili da amare.

Amare persone adorabili è facile. Frequentare persone sgradevoli in situazioni sgradevoli ci farà sempre meravigliare dell’amore di Cristo. Ci costringe a conoscere e condividere di più quell’amore. Nei problemi assisteremo a meravigliose manifestazioni di perdono, compassione, umiltà e riconciliazione, alle quali non avremmo mai potuto assistere senza quelle difficoltà.

2. Siamo ammoniti da quelli che cadono.

Alcune delle cose peggiori che ho visto nella chiesa sono state causate da persone che si erano allontanate (o che si stavano allontanando) dalla fede. Osservare i risultati delle loro azioni mi fece riflettere molto. Quando per la prima volta mi resi conto delle difficoltà nella chiesa, pensai che il problema fosse Gesù. Pensavo che la sua opera nella chiesa fosse insufficiente, o almeno incompleta, e che gli fosse il motivo per cui stavamo affrontando quei problemi.

Poi mi resi conto che la maggior parte delle persone che creavano problemi stava affrontando difficoltà nella loro fede. Ciò suscitò in me compassione anziché giudizio, e fui spinto a pregare per loro e ad aiutarli (Matteo 18:12). Se avessi lasciato la chiesa alle prime avvisaglie di difficoltà, non avrei capito che cosa c’era alla radice dei problemi, e nemmeno l’importanza fondamentale di combattere con fede fianco a fianco con altri cristiani (Filippesi 1:27).

3. Ci prepariamo per amare al di fuori della chiesa.

Sono diventato più misericordioso e meno giudicatore. Ho imparato ad affrontare il disaccordo quando si presenta. Questa è stata per me una grande lezione, non solo nel contesto della chiesa, ma anche per come mi comporto in ufficio e con la mia famiglia. Ho imparato ad amare meglio, con più fervore e costanza.

Se non hai ancora avuto motivo di mettere in dubbio il tuo amore per la chiesa, significa che il tuo amore non è stato messo alla prova. Si imparano molte lezioni nella vita della chiesa.

4. Impariamo ad amare ciò che Dio ama.

Il motivo più importante per cui amo la chiesa è che Dio ama la chiesa. Cristo ama la sua sposa, ama i suoi santi che ha acquistato con il suo sangue (Atti 20:28; Efesini 5:22–23; Apocalisse 21:2, 9–10; 22:17). Se colui che ha gustato la morte per santificarci non si vergogna di chiamarci fratelli, come potremmo rifiutarci di amare quelli che sono peccatori come noi (Ebrei 2:11)?

Il piano di Dio di manifestare la sua grazia al mondo non è per un gruppo di persone perfette che vivono insieme in perfetta armonia, ma piuttosto per peccatori che si aggrappano disperatamente a Gesù, anche nelle circostanze più difficili. La luce di Dio può anche non risplendere in ogni angolo della chiesa, ma risplende comunque tutt’intorno a essa. Quando la chiesa guarda a Gesù per essere soccorsa nelle sue debolezze, possono accadere cose straordinarie.  

Paolo vide disordine in ciascuna delle chiese, e continuò a dedicare la sua vita per edificarle (Atti 20:24). Amiamo la chiesa, con tutto il suo caos e tutto il suo fardello, perché è lì che vediamo la stupenda grazia di Dio conquistare i nostri peccati e trasformarci all’immagine di suo Figlio. Quando il mondo vede questo, anche il disordine nella chiesa può magnificare Gesù.

Keith Welton è il pastore guida della chiesa Bridgeway Church di Alpharetta (Georgia, USA). E’ autore di Finding Reasons to Believe e Working for Glory. Lui e sua moglie Amanda hanno quattro figli.