Nessuna opera missionaria è isolata

Negli ultimi decenni, l’avanguardia dell’evangelicalismo si è gradualmente spostata verso il sud-est del mondo. Il numero di missionari mandati da paesi come il Brasile (35.000) e la Corea del Sud (30.000) è una dimostrazione della vitalità spirituale presente in queste regioni. Da un report del 2013 è emerso che, curiosamente, la Palestina è la nazione che manda più missionari all’estero per numero di cristiani presenti. L’Occidente non è più il fulcro dell’invio di missionari.

Ma questa non è tutta la storia. Nei luoghi in cui la chiesa cresce più velocemente, c’è un grande bisogno di formazione. Il 95% dei pastori nel mondo non ha ricevuto nessuna istruzione teologica formale. Nel contempo, la crescita del materialismo e del secolarismo nei paesi sviluppati richiede un urgente risveglio spirituale nell’Occidente.

Che cosa suggerisce questo quadro per il futuro della missione globale? Considerando le nostre differenti forze e debolezze, l’avvio di collaborazioni in un clima di dipendenza reciproca sarà la chiave per il successo della missione globale nei prossimi decenni.

Le chiese non sono indipendenti

Gran parte della crescita della chiesa a livello mondiale negli ultimi decenni è avvenuta grazie a movimenti di chiese indipendenti, molte delle quali sono chiese domestiche. Ad ogni modo, la recente pandemia ha rivelato la debolezza di queste chiese piccole e indipendenti. Il lockdown e la perdita di lavoro hanno posto sfide difficili, tra cui la fame, a molti pastori di zone non urbane il cui reddito dipende dal lavoro altrui. Quando i membri della chiesa non riuscivano a guadagnare denaro o il lockdown gli impediva di dare la loro decima, le loro chiese hanno avuto difficoltà finanziarie, specialmente quelle isolate dal resto del corpo di Cristo.

Ma questo non è il modo in cui la chiesa è stata concepita. Gesù ha detto che i suoi seguaci sono uno con lui e tra di loro (Giovanni 17:21). Siamo membra dello stesso corpo e siamo membra l’uno dell’altro (Romani 12:5). Fondamentale per questa unità è imparare a portare “i pesi gli uni degli altri e [adempiere] così la legge di Cristo” (Galati 6:2). Questo significa non solo portare i carichi degli altri ma anche permettere loro di condividere i nostri pesi. In un certo senso, non esiste una chiesa indipendente.

Alcuni cristiani potrebbero sostenere che queste istruzioni bibliche non si applicano alle relazioni tra le chiese. Pur riconoscendo che la chiesa primitiva aveva ogni cosa in comune, essi ritengono che tale interdipendenza e cura per i poveri avvenga all’interno della chiesa locale (Atti 4:32). Tuttavia, lo stesso Paolo cercava con forza l’aiuto delle chiese dei Gentili per sostenere le parti più povere del corpo di Cristo, ossia i cristiani di Gerusalemme (1 Corinzi 16:1-4; 2 Corinzi 8, 9). Cercando aiuto, Paolo dava una dignità alla dipendenza, e i membri più deboli del corpo furono benedetti. John Stott chiama questa interdipendenza il nostro “peso reciproco”.

Peso reciproco

Io lavoro per Youth for Christ (YFC) nello Sri Lanka. Nel corso degli anni ho cercato di adottare un atteggiamento di dipendenza nel nostro ministero. Come risultato, il corpo di Cristo nelle nazioni sviluppate come Singapore ci ha sostenuto generosamente e si è preso cura dei nostri numerosi bisogni. Durante la recente pandemia, il ramo singaporiano di YFC ci ha insegnato l’evangelizzazione digitale. Affidandoci agli altri e imparando da loro siamo stati in grado di mobilitare più operai per aprire nuove strade per il Vangelo.

Ma la storia non finisce qui. Lo Sri Lanka è pieno di guerrieri di preghiera. La chiesa di Singapore può contare su di loro. Molti dei nostri leader provengono da contesti poveri e difficili. Forse la lezione più importante che ho imparato da loro è la disperazione e la tenacia con la quale essi gridano a Dio. Il Terzo mondo, meno condizionato dal tempo, è forse più propenso a perseverare nella preghiera ai piedi di Dio. Questa preghiera perseverante è un modo importante con cui possiamo benedire i paesi sviluppati.

Che potenza spirituale dirompente si sprigionerebbe se i paesi del Terzo mondo si unissero nella preghiera per un potente risveglio nell’Europa post-cristiana? Cosa succederebbe se coloro che sono affamati di istruzione teologica chiedessero umilmente aiuto in modo proattivo? E che cosa succederebbe se i paesi sviluppati si rivolgessero ai paesi del Terzo mondo chiedendo di pregare per loro? Che cosa succederebbe se i credenti occidentali ascoltassero attentamente le intuizioni penetranti di coloro che applicano la Bibbia in contesti di privazione e sofferenza?

Una delle chiavi per portare i pesi gli uni degli altri è adottare uno spirito di dipendenza. Questo principio, debole come sembra, potrebbe essere imprescindibile per la missione mondiale in un mondo post-pandemia. Dipendendo gli uni dagli altri mediante la preghiera e la collaborazione, possiamo promuovere l’unità e l’umiltà nel corpo di Cristo (2 Corinzi 1:11; Filippesi 1:19).

Ridistribuire i missionari

In questi ultimi anni, la nazione per la quale ho pregato di più dopo la mia è il Giappone. Su una popolazione di 127 milioni di abitanti, meno dell’1 per cento è evangelico. Eppure in Giappone ci sono missionari provenienti da più di 30 nazioni. Sembra che ci sia un grande bisogno di mobilitare operai giapponesi per raggiungere milioni di loro connazionali che sono diretti verso un’eternità senza Cristo.

Allo stesso tempo, oggi ci sono più di 2.000 teologi coreani che hanno difficoltà ad ottenere ruoli di insegnamento in Corea. Quale potrebbe essere il loro ruolo nell’avanzamento del Vangelo nel vicino Giappone o nella formazione teologica di leader di chiesa nel sud del mondo? Tali realtà (ed altre ancora) richiedono una ridistribuzione dei missionari tra le nazioni, come Bong Rin Ro ha fatto notare.

Un fattore importante che può favorire questa redistribuzione è la dipendenza reciproca. I cristiani nel bisogno dovrebbero poter chiedere aiuto dalle nazioni ricche di risorse finanziarie, teologiche e umane. Inoltre, i missionari interculturali e le chiese consolidate dovrebbero comprendere l’importanza di collaborare con i credenti indigeni o con le chiese della diaspora per amore del Vangelo. Con l’avvento di piattaforme online come Zoom e WhatsApp, le opportunità di comunicazione e cooperazione sono infinite.

La prima metà del 21° secolo potrebbe essere il periodo d’oro della collaborazione e della mobilitazione per la missione. Tuttavia, il bisogno di formare leader locali e di mobilitare missionari da inviare ai popoli non ancora raggiunti dal Vangelo è urgente. Affinché ciò si realizzi, abbiamo bisogno di riscoprire uno spirito di umiltà e di dipendenza nelle nostre chiese. Abbiamo bisogno gli uni degli altri.


Asiri Fernando (MDiv, Trinity Evangelical Divinity School) lavora per Youth for Christ, di cui guida le attività nelle regioni montuose dello Sri Lanka insieme a sua moglie Cheryl e i loro due figli. È attivamente coinvolto nell’insegnamento con YFC e la sua chiesa locale ed ha una passione per servire i poveri delle aree urbane. Puoi leggere altri articoli di Asiri nel suo blog.

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