Le tre discipline di un leader cristiano felice: imparare dal teologo della gioia

Durante un periodo particolarmente stressante del mio ministero pastorale, iniziai a cercare più intenzionalmente la gioia in Dio come medicina urgente per il mio cuore stanco e logoro.

Quando mi misi a cercare l’evidenza del frutto dello Spirito nella mia vita, mi resi conto che c’era una notevole mancanza di gioia (Galati 5:22). Avevo 35 anni, e guidare una chiesa Presbiteriana di dimensioni medie mi stava già logorando. Ero stressato a casa e frustrato in ufficio. I miei colleghi me lo leggevano in faccia. Avevo bisogno di una fonte di gioia più profonda di quella che il mondo poteva darmi, nonostante ci bombardi con le sue promesse vuote e le sue false consolazioni.

Per quasi tre anni, mi sono dedicato a studiare in modo approfondito il tema della felicità eterna rivolgendomi al teologo della gioia, Jonathan Edwards. Ho esaminato ampie porzioni delle sue opere principali e dei suoi scritti personali, in cerca di pepite d’oro che mi dessero conforto.

Durante il mio studio, ho imparato almeno tre metodi per conservare la gioia in Dio che Edwards praticò in vita sua tra le incessanti prove e le tensioni del ministero pastorale. Anche se molti cristiani sono già familiari con questi metodi, studiare gli scritti di un pastore-teologo vissuto in un contesto storico diverso mi ha fatto vedere in modo nuovo sentieri già percorsi da altri. I mezzi della grazia trattati qui di seguito non sono concetti nuovi o innovativi, quanto piuttosto sentieri antichi rivisitati attraverso gli occhi di un saggio traboccante di gioia.

Creazione: La bellezza di Dio in mostra

Per prima cosa, Edwards gioiva della natura e della bellezza della creazione. Edwards notò un forte legame tra bellezza e gioia. Sia la bellezza sia la gioia vanno trovate nelle “eccellenze” della natura di Dio, termine con cui Edwards si riferiva agli attributi della sua essenza degni di lode. Essi includono la santità, l’amore, la potenza, la misericordia e la giustizia di Dio, solo per nominarne alcuni.

Uno dei modi in cui Edwards gustò le eccellenze e la bellezza di Dio fu quello di vivere a contatto con la natura da lui creata per goderne i benefici. Trovarsi tra le creature nella sfera naturale risvegliava in Edwards l’amore per la potenza creativa e la bellezza di Dio, che alimentava a sua volta il fuoco della gioia nel suo cuore.

Edwards nelle foreste

Nella sua opera Personal Narrative, Edwards descrisse quella che forse è stata l’esperienza più estatica della sua vita, una visione di Gesù che ebbe nelle foreste mentre cavalcava il suo cavallo:

Una volta, mentre andavo a cavallo nelle foreste per ritemprare la mia salute . . . come abitualmente facevo, per passeggiare e dedicarmi alla contemplazione divina e alla preghiera; ebbi una visione, che fu per me davvero straordinaria, della gloria del Figlio di Dio; come mediatore tra Dio e l’uomo; e della sua meravigliosa, grande, intensa, pura e dolce grazia, del suo amore, e della sua mite e amabile condiscendenza . . . che si protrasse, per quel che posso stimare, per circa un’ora; e che mi tenne, per la maggior parte del tempo, in un fiume di lacrime mentre piangevo a gran voce. (Works of Jonathan Edwards, 16:801)

Benché Edwards fosse sempre rinchiuso nel suo studio tra i suoi libri, gli piaceva molto anche stare all’aria aperta e godere la bellezza del creato ogni volta che poteva. Egli trasse ispirazione da temi legati al mondo della natura per illustrare i suoi sermoni, e parlò spesso della luce del sole, del sapore del miele, dell’acqua di sorgente, e cose simili. Come Giovanni Calvino scrisse nelle Istituzioni, Edwards vedeva nell’universo il meraviglioso “teatro” della gloria di Dio (1.6.3).

Uscire dallo studio

Una delle cose molto pratiche che ho imparato da Edwards è riconoscere le tracce del vangelo nella creazione. Nel suo taccuino Images (or Shadows) of Divine Things, Edwards scrutava costantemente la creazione per vedere il vangelo ovunque intorno a lui.

Per Edwards, “i roveti di rose” sono un tipo della gloria di Cristo (il fiore) prodotta dalla sofferenza (le spine). Nei fulmini, vide un tipo dell’ira di Dio e della minaccia del suo giudizio. Nell’alba e nel tramonto del sole vide un tipo della morte e della risurrezione di Cristo. Persino in un insignificante baco da seta, Edwards vide un tipo della giustizia di Cristo donata agli uomini (la seta) mediante la sofferenza e l’umiliazione di Cristo (l’insignificante verme). Anche noi possiamo iniziare a fare questo tipo di osservazioni.

Ogni pastore o leader cristiano farebbe bene a passare più tempo a contatto con la natura. Potremmo iniziare, per esempio, mettendo da parte un giorno al mese per fare una camminata di preghiera in un parco della zona, o anche facendo del semplice giardinaggio. Di recente ho sentito la storia di un altro pastore che abita nella mia città che si è preso un periodo di riposo di quattro settimane, non per studiare o scrivere in una biblioteca, ma per passare otto ore al giorno a meditare e a pregare tra gli alberi in una vicina riserva naturale. E’ tornato a casa rigenerato e rinvigorito per affrontare la sua terza decade di ministero. I pastori potrebbero quantomeno tenere un diario dove annotare le intuizioni spirituali ricavate dalla natura e dalla creazione, come ha fatto Edwards con Images of Divine Things .

La Bibbia: Una finestra sulla gloria

Secondo, Edwards gioiva nello studio della Scrittura. Edwards vide la gloria della gioia eterna non solo nella rivelazione naturale (la creazione) ma anche nella rivelazione speciale (la parola di Dio). Edwards è pressoché famoso per le sue lunghe giornate di tredici ore chiuso nel suo studio, circondato dai suoi libri e dai testi biblici.

Edwards con la sua Bibbia

La Sacra Scrittura era indubbiamente un’ineguagliabile fonte di gioia divina per Edwards. Scrive: “Quanto poco la maggior parte delle persone riflette su quanto grande sia il beneficio di possedere quel libro sacro, la Bibbia, che esse hanno nei loro cuori e con cui possono conversare quando vogliono” (Edwards on the Christian Life, 104).

Una volta Edwards predicò agli Indiani Moicani: “Dio ha dato la sua Parola per gli uomini, per la loro felicità” (Edwards on the Christian Life, 111). Per Edwards questo è vero perché la Bibbia contiene il messaggio di Cristo, la fonte più pura di vera gioia per il credente. La Bibbia è la finestra da cui la gloria di Cristo è visibile. Egli scrisse in modo eloquente: “Il tempo trascorso nel mio studio . . . [è stato] il principale svago e diletto della mia vita” (A Jonathan Edwards Reader, 322).

Soffermarsi sul libro

Tra le abitudini che ho appreso da Edwards, ho iniziato a scrivere nei miei quaderni di “Miscellanee”, e nella mia Bibbia in bianco. Nel suo sistema di “Miscellanee”, Edwards iniziò a suddividere in categorie un vasto apparato di osservazioni generali sulla teologia e la dottrina unitamente ad altri pensieri attinenti alla vita umana, alla filosofia e all’etica, con tanto di titoli e riferimenti incrociati per essere richiamati alla mente e studiati in un secondo momento. Il suo sistema di riflessioni miscellanee arrivò a più di 1.400 voci, tutte classificate e organizzate per titolo. Benché il mio approccio sia lungi dall’essere perfetto, ho iniziato a sviluppare un sistema di annotazione e osservazione simile, e questo mi ha permesso di fare notevoli progressi nella mia gioia nello studio della parola di Dio.

                                                                                                            Oltre a questo, ho pure acquistato una Bibbia interfogliata con una pagina bianca tra ogni pagina di testo, seguendo ancora una volta l’esempio di Edwards. Uso questa Bibbia interfogliata per trascrivere brevi osservazioni sulle parole e sulle frasi della Scrittura, per creare quello che spero diventi un sistema permanente di osservazioni e analisi testuale. Sono persuaso che Edwards gioisse nello studio della Scrittura proprio perché in essa si trovava il tema che più gli dava gioia, ossia la gloria di Dio nel vangelo.

Questi sistemi per prendere appunti in modo ordinato con lo scopo di raccogliere pensieri sulla Scrittura e sulla teologia non hanno solo fatto crescere la mia gioia come pastore nell’approfondire lo studio della parola di Dio ora, ma mi forniranno anche un beneficio nel futuro. Poiché lo stress è uno dei principali fattori che spengono la gioia nel ministero, ridurre lo stress legato all’incessante preparazione del sermone nel lungo periodo è pertanto uno scopo lodevole. Il poco tempo che investo oggi per prendere appunti nei miei diari e nella Bibbia interfogliata farà un giorno maturare i dividendi del diletto nella pianificazione di sermoni e insegnamenti futuri.

Comunione: Dove la terra è più simile al Cielo

Terzo, Edwards gioiva nel corpo di Cristo, nella comunione della chiesa. Corriamo il rischio di fraintendere la visione della gioia di Edwards se dovessimo pensare a queste ricerche in termini individualistici. Edwards amava la chiesa locale e la considerava il contesto in cui la gioia cristiana è vissuta insieme. Una volta scrisse: “L’unione è una delle cose più amabili che appartengono alla società umana; questa è davvero una delle cose più stupende e liete sulla terra, e che rendono la terra più simile al cielo” (God’s Grand Design, 170).

Edwards con il popolo di Dio

Edwards comprese le terribili realtà della vita, che rendono il pellegrinaggio di fede di una persona difficile e solitario. Di conseguenza, disse:

Che i cristiani si aiutino gli uni gli altri nell’affrontare questo viaggio. Ci sono molti modi in cui i cristiani possono contribuire in modo significativo al reciproco avanzamento nel cammino verso il cielo: mediante le riunioni religiose e in altri modi . . . Questo è il modo con cui possono affrontare con più successo il loro viaggio e avere più gioia nell’incontro nella casa del Padre loro nella gloria. (God’s Grand Design, 175)

Il sacramento della Cena del Signore rivestiva un’importanza particolare per Edwards. Edwards teneva in alta considerazione la mensa del Signore, ritenendola il momento in cui i cristiani incontrano il loro Signore nel rinnovo del patto e ricevono un assaggio qui sulla terra della gioia celeste. Fin dall’inizio del suo ministero egli predicò sulla gioia che ci aspetta alla Cena del Signore: “In questo ordinamento, possiamo avere una pregustazione del banchetto eterno con Cristo nella gloria. Questo cibo spirituale ci è offerto nella Cena del Signore ed è concesso a chi vi partecipa degnamente come pregustazione e pegno di quella felicità futura” (God’s Grand Design, 157).

Prepararsi per la mensa

Il mio studio su Edwards mi ha reso preoccupato del fatto che molti oggi si avvicinano alla Cena con troppa leggerezza. Entriamo nell’edificio di culto e siamo quasi sorpresi di vedere gli elementi preparati: “Ah già, dev’essere di nuovo la prima domenica del mese. Il culto di oggi durerà un quarto d’ora di più di quello che pensavo”. Per Edwards e i Puritani, la Cena del Signore era un banchetto da attendere con desiderio. Il cuore doveva essere preparato in anticipo. Il singolo credente, come pure la sua famiglia, doveva essere pronto in anticipo per l’incontro con Cristo.

Per questo motivo, ho preso l’abitudine di leggere la domanda 171 del Catechismo di Westminster con la mia famiglia la vigilia della domenica in cui si celebra la Cena del Signore nelle nostre meditazioni di famiglia. Inoltre, io e gli anziani della chiesa siamo diventati più intenzionali nell’annunciare la Cena del Signore la settimana precedente, suggerendo alla nostra gente meditazioni bibliche su cui riflettere prima di ricevere gli elementi.

Il vecchio adagio dice che l’esempio si dà con i fatti e con le parole. Questo è vero per i pastori, per le loro congregazioni, e per la Cena del Signore. I nostri fratelli devono percepire che questo è un evento speciale per noi ministri, che noi stessi bramiamo dilettarci nella Cena, che per noi questo sacramento (o ordinamento) è il posto dove incontriamo il nostro Signore nel rinnovo del patto. Se tratto questa Cena con noncuranza, o come fosse una faccenda da sbrigare, la mia gente se ne accorgerà col tempo. Non è una semplice routine. E’ un incontro con Cristo, e dovremmo attendere con gioia il momento in cui il popolo di Dio si riunisce attorno al tavolo del suo banchetto. Le pecore possono vedere negli occhi del pastore la gioia della Comunione.

Mi propongo di essere felice

Ora che ho 42 anni, il mio stress e il mio esaurimento di pastore non sono scomparsi del tutto da quando ho iniziato a studiare le opere di Edwards, ma con lo studio della sua teologia sulla gioia ho acquisito più strumenti per ricercare una santa contentezza, e di questo sono profondamente grato.

La gioia cristiana, come mi ha insegnato Edwards nel suo ventiduesimo proponimento, va ricercata per tutta la vita. All’età di 19 anni, egli scrisse: “Mi propongo di adoperarmi per ottenere quanta più felicità sia possibile nell’altro mondo, con tutta la potenza, la forza, il vigore, l’impeto e anche la violenza di cui sono capace o che posso esercitare secondo tutti i modi concepibili” (I proponimenti di Jonathan Edwards, in Lampade ardenti e spendenti, Alfa&Omega, Caltanissetta, 2001). Che questo suo proponimento diventi anche il nostro.


Matthew Everhard (@matt_everhard) è il pastore senior di Faith Evangelical Presbyterian Church a Brooksville (Florida, USA) e autore di A Theology of Joy: Jonathan Edwards and Eternal Happiness in the Holy Trinity. Oltre a servire la sua chiesa come pastore, sta preparando un altro libro sui “Proponimenti” di Edwards.


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