L’avanzamento nella carriera fine a se stesso non è crescita. E’ un cancro.

L’altro giorno ho incontrato un amico che sta vivendo una fase di transizione nella sua carriera lavorativa. Era appena stato licenziato dal suo datore di lavoro. Questo mio amico voleva essere un direttore finanziario da quando aveva dodici anni, e aveva realizzato quel sogno. Ora però quel sogno si era interrotto.

Il suo viso brillava di gioia.

Il percorso per diventare direttore finanziario era stato irto di difficoltà per il mio amico e la sua famiglia. I suoi figli si chiedevano come mai lui non fosse mai a casa. Egli passò da aziende con una cultura aziendale tossica ad aziende senza nessuna leadership, spinto dal desiderio di arrivare ai piani alti. E ce la fece.

Ma la carica di direttore finanziario non era come lui se l’aspettava. Non era fatta né per lui né per la sua famiglia. Egli vide nel licenziamento un atto di misericordia da parte di Dio per aiutarlo a riorientare la sua carriera affinché potesse cercarsi un lavoro che gli desse gioia.

La cultura americana è pervasa dal desiderio di sgomitare, per ricercare il successo fine a se stesso. Ma il mio amico raggiunse l’apice della sua carriera e non trovò altro che vuoto ed esaurimento. Salomone aveva tutto e disse che tutto era vanità, e Gesù chiese ai suoi discepoli: “Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l’anima sua?” (Matteo 16:26).

La ricerca della crescita per amore della crescita ricorda il cancro, che è una crescita abnorme delle cellule. E’ la moltiplicazione di ciò che non è necessario si moltiplichi. Sono convinto che troppo spesso le nostre carriere sono come il cancro: una crescita incontrollata per nessun valido motivo.

Non conformarti

E’ facile supporre che un ruolo di alto profilo o un conto in banca con molti zeri ci soddisferà, ma queste sono supposizioni false. Possiamo lavorare e raggiungere risultati oltre ogni nostra immaginazione, e tuttavia perdere completamente noi stessi nel farlo.

Nel cercare il successo nel settore che abbiamo scelto—sia esso l’amministrazione, o la carpenteria o il ministero—ci conformiamo alle regole del gioco che stiamo giocando. Lo facciamo e basta. Per scalare i vertici aziendali, per esempio, dobbiamo imparare le regole interne del gioco e poi attenerci a esse. E così, un po’ alla volta, cambiamo fino a quando alla fine diventiamo una nuova creatura fatta a immagine dell’azienda.

Se la nostra identità è radicata in un traguardo futuro, potremmo diventare una persona irriconoscibile, ma se la nostra identità è sicura in Cristo, possiamo muoverci con sicurezza tra le culture aziendali e lavorare saggiamente seguendo le regole di ingaggio della nostra professione.

Lavora sodo

Il lavoro duro è una cosa buona. Lo troviamo nel giardino dell’Eden quando Dio ordinò ad Adamo ed Eva di amministrare la sua creazione. Ma per portare frutto, il nostro lavoro deve essere ancorato allo scopo di Dio.

Il peccato ci spinge a costruirci il nostro regno; Dio ci ordina di far avanzare il suo.

Quando cerchiamo di costruirci i nostri regni, organizziamo un colpo di stato contro Dio stesso, e i colpi di stato contro un sovrano onnipotente di solito non finiscono bene.

Indipendentemente da ciò che facciamo per guadagnarci da vivere, in definitiva lavoriamo per Dio. Siamo i suoi ambasciatori (2 Corinzi 5:20), e facciamo il suo volere qui sulla terra. Lavorare per la nostra gloria porta delusione e sofferenza, ma lavorare per la sua gloria dà grande gioia e soddisfazione—perché stiamo operando in sintonia con il modo in cui il mondo è stato inteso da Dio.

Cerca la vera contentezza

Come facciamo allora a vincere la sfida del lavoro senza perdere noi stessi? Come possiamo dare tutto noi stessi per la gloria di Dio? Come troviamo gioia durevole nel nostro lavoro?

Tutto inizia dalla contentezza.

Costruiamo in modo ossessivo i nostri regni perché siamo malcontenti. Abbiamo questa tendenza peccaminosa di misurare la nostra gioia in base alle nostre circostanze. Molti di noi usano le carriere per produrre nuove circostanze. Immaginiamo che se solo riuscissimo a cambiare la nostra qualifica lavorativa o il saldo del nostro conto corrente, allora saremo più felici.

Ma una felicità momentanea non ci darà mai quello che le nostre anime desiderano. Questo per due motivi.

Primo, viviamo entro i limiti del tempo, così i bei momenti finiscono. Possiamo prendere un aereo per le Hawaii e farci una bella vacanza, ma poi dobbiamo prendere l’aereo per tornare a casa. Possiamo avere una giornata lavorativa molto produttiva e gratificante il lunedì, per poi passare un martedì frustrante e dispersivo. Le circostanze non durano.

Secondo, le circostanze sono mutevoli. Puoi superare i tuoi obiettivi di vendita un mese e fallirli miseramente quello dopo. Puoi ricevere riconoscimenti e una promozione un anno e lavate di capo quello dopo. Puoi trovare un lavoro e perderlo nel giro di poche settimane. Le nostre vite sono un vapore, e le nostre circostanze cambiano rapidamente. Se vogliamo trovare appagamento, dobbiamo cercare qualcosa che duri. Per trovare contentezza nel lavoro—e in ogni altro aspetto delle nostre vite—dobbiamo considerare la nostra speranza.

Paolo poteva essere contento in ogni situazione (Filippesi 4:11)—e la realtà è che la sua vita era spesso un disastro— perché egli meditava sulla speranza del vangelo. Egli sapeva che, in Cristo, gli era stato dato un futuro perfetto e una speranza incrollabile, e quindi egli non misurava la sua speranza in base alle circostanze; egli misurava le sue circostanze in base alla sua speranza.

Troppo spesso facciamo delle nostre carriere una Torre di Babele. Vogliamo ottenere il cielo sulla terra innalzando noi stessi, dimenticando nel frattempo che il cielo è già sceso a noi, nella persona e nell’opera di Gesù Cristo. Se ci accostiamo alle nostre vocazioni con la consapevolezza che alla croce ci è stato dato tutto quello di cui abbiamo bisogno, possiamo portare avanti ogni nostra impresa con una gioia profonda e una speranza duratura.

L’avanzamento nella carriera lavorativa fine a se stesso è un cancro, ma avanzare per la gloria di Dio è una cosa per cui vale la pena sacrificare la tua vita.


Brad Larson è un dirigente d’impresa. Ha scritto due libri: Walking Through Walls: Connecting Faith and Work Show Yourself a Man. Ha un blog www.bradleydlarson.com, e puoi seguirlo su Twitter @bradleydlarson

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