Cinque motivi per ubbidire ai Dieci Comandamenti

I Dieci Comandamenti non vanno ignorati. E’ molto importante studiarli e comprenderli, ma certamente la cosa più importante è osservarli. Dio non è per nulla impressionato da un’attenta analisi intellettuale che mette il Decalogo al centro del discepolato cristiano. Egli piuttosto si aspetta che i suoi discepoli osservino questi comandamenti, ma che lo facciano per i giusti motivi.

Sforzarsi di ubbidire ai Dieci Comandamenti con le motivazioni sbagliate e per lo scopo sbagliato è la via sicura per vivere la nostra relazione con Dio nel modo sbagliato. Dio ci ha dato i comandamenti affinché li osservassimo, non per guadagnare la nostra salvezza. Ce li ha dati in ragione di chi siamo, di chi è Dio, di ciò che egli è per noi, di dove ci troviamo e di quello che egli ha fatto.

Primo motivo: Chi siamo

Non lasciamoci sfuggire una cosa piuttosto ovvia: Esodo 19 viene prima di Esodo 20. Dio ha già definito gli Israeliti “un regno di sacerdoti, una nazione santa” (Es. 19:6). Essi sono un popolo messo da parte. Lo stesso è vero di noi. Come cristiani, anche noi siamo un sacerdozio regale e una nazione santa (1 Pietro 2:9). Dobbiamo essere pronti a essere isolati, a essere diversi e adottare regole che il mondo non capisce. Ovviamente non siamo sempre il popolo santo che dovremmo essere, ma egli ci ha chiamato per essere un popolo santo. Questa è la nostra identità. Siamo il popolo di Dio, messo da parte per vivere secondo le vie di Dio.

Secondo motivo: Chi è Dio

I versetti iniziali di Esodo 20 non fanno solo da riempitivo prima che i comandamenti facciano la loro comparsa, ma mostrano chi è Dio e perché dovremmo ubbidirgli. Nel versetto 2, Dio si rivela nuovamente come “il SIGNORE”, ossia come Yahweh, il loro Dio che mantiene il patto. Questo è il Dio che parlò a Mosè dal pruno ardente. Questo è il Dio che disse: “Io sono colui che sono” (Es. 3:14). Questo è il Dio sovrano, autonomo, autosufficiente, onnipotente e creatore. Questo è il Dio delle piaghe e del Mar Rosso e della manna nel deserto. Questo non è un Dio con cui scherzare. Se c’è un Dio, e se è come il Dio che le Scritture ci rivelano, allora sarebbe alquanto presuntuoso, insensato e (da ogni punto di vista) pericoloso da parte nostra crearci il nostro codice etico.

La legge è espressione del cuore e del carattere del Legislatore. Dobbiamo pensare a questo prima di dire: “Non mi interessano le leggi” o prima di irritarci al pensiero di cose da fare e da non fare. I comandamenti non ci mostrano solo ciò che Dio vuole; ci mostrano com’è Dio. Ci dicono qualcosa del suo onore, del suo valore e della sua maestà. Ci dicono quello che per Dio è importante. Non possiamo disprezzare la legge senza mancare di rispetto al Legislatore.

Terzo motivo: Ciò che Dio è per noi

Il Dio dei Dieci Comandamenti si rivela a noi non solo come il Signore, ma come “il SIGNORE, il tuo Dio” (Es. 20:2). Noi siamo il suo tesoro particolare (Es. 19:5; 1 Pietro 2:9). Questo Dio infinitamente potente non è un tiranno capriccioso, non è una qualche divinità irascibile che esercita la propria bruta e sfrenata autorità senza alcun riguardo per le sue creature. Egli è un Dio personale, e in Cristo egli è sempre per noi (Rom. 8:31). Saremmo spaventati a morte se Dio tuonasse dai cieli: “Io sono il Signore!” L’autorivelazione di Dio non si ferma qui, perché egli aggiunge: “. . . il tuo Dio”. Egli è dalla nostra parte. Egli è il nostro Padre. Egli ci dà comandamenti per il nostro bene.

Quarto motivo: Dove ci troviamo

La definizione biblica di libertà non è “fare tutto quello che si vuole”. La libertà consiste nel godere i benefici di fare ciò che dovremmo. Troppo spesso pensiamo ai Dieci Comandamenti come a una costrizione, come se le leggi di Dio ci tenessero in schiavitù e ci impedissero di realizzare i nostri sogni e di raggiungere il nostro potenziale. Ci dimentichiamo che Dio vuole darci la vita in abbondanza (Giovanni 10:10) e la vera libertà (Giovanni 8:32). I suoi comandamenti, come dice 1 Giovanni 5:3, non sono gravosi.

Pensi che sia gravoso avere Dieci Comandamenti? Sai quante leggi ci sono in Italia? E’ una domanda a trabocchetto, perché nessuno lo sa! Ogni giorno in Italia vengono scritte 21 pagine di nuovi provvedimenti normativi. Se tutti insieme (leggi, decreti legge, decreti legislativi e leggi regionali approvati nel 2014) venissero raccolti in un unico libro, il testo complessivo sarebbe composto da oltre 14,2 milioni di caratteri battuti su carta, articolati in migliaia di commi e articoli (Fonte, Il Sole 24 Ore 20 aprile 2015).

Dio non vuole schiacciarci sotto il peso della burocrazia e dei regolamenti. I Dieci Comandamenti non sono le sbarre di una prigione, ma il codice della strada. Forse ci sono degli anarchici in giro che pensano che il mondo sarebbe un posto migliore se non ci fosse il codice della strada. Alcuni guidano come se non esistesse! Ma anche se diventi impaziente quando sei fermo al semaforo rosso, nel complesso non sei contento che ci sia qualche parvenza di legalità? Le auto si fermano e poi ripartono, rallentano in prossimità delle scuole, si fermano davanti alle strisce pedonali. Senza leggi non saresti in grado di andare con l’auto fino al supermercato. Quando guidi sui tornanti di un valico di montagna, ti metti a imprecare contro il guardrail che ti impedisce di precipitare e di morire prematuramente? No, qualcuno li ha messi lì a caro prezzo, e per il tuo bene, affinché potessimo viaggiare liberamente e in sicurezza.

I Dieci Comandamenti non sono istruzioni su come uscire dall’Egitto. Sono regole per un popolo libero affinché rimanga libero.

Quinto motivo: Quello che egli ha fatto

Notiamo di nuovo che la legge viene dopo il vangelo, dopo la buona notizia della liberazione. Dio non è andato dal suo popolo in schiavitù dicendo: “Ho Dieci Comandamenti, e voglio che li osserviate per bene. Tornerò tra cinque anni, e se avrete dato una ripulita alla vostra vita, vi libererò dall’Egitto”.  Alcuni considerano il cristianesimo in questo modo: Dio ha stabilito delle regole, e se seguo le regole, Dio mi amerà e mi salverà. Ma nella storia dell’esodo le cose non andarono in questo modo. Gli Israeliti erano un popolo oppresso, e Dio disse: “Ho udito il vostro grido. Vi salverò perché vi amo, e quando sarete salvati, liberi e perdonati, vi darò un nuovo modo di vivere”.

Giova ripeterlo: la salvezza non è la ricompensa per l’ubbidienza; la salvezza è il motivo per l’ubbidienza. Gesù non dice: “Se ubbidite ai miei comandamenti, io vi amerò”. Anzi, prima lava i piedi ai suoi discepoli e poi dice: “Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Giovanni 14:15). Tutto il nostro fare è reso possibile solo grazie a quello che egli ha fatto in precedenza per noi.


Questo post è tratto dal nuovo libro di Kevin DeYoung  The 10 Commandments: What They Mean, Why They Matter, and Why We Should Obey Them, pubblicato da Crossway alla fine di questo mese.

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