Sei cambiamenti necessari per raggiungere la prossima generazione

Il mio amico Danny si vanta di essere spirituale ma non religioso, si dichiara sensibile ai temi ambientali, dice di avere un carattere nel complesso amorevole, e di essere sospettoso di tutte le religioni organizzate, specialmente dei cristiani evangelici. La mia squadra missionaria del campus universitario lo incontrò per la prima volta giocando a basket. Pur chiarendo subito di non essere interessato ad avere una relazione con Gesù, continuò a essere incuriosito e attirato dalla nostra comunità cristiana.

Fedele ai suoi principi di tolleranza, Danny era sempre aperto alle conversazioni spirituali. Una mattina ci siamo seduti a parlare e così ho potuto condividere con lui la storia al centro del Cristianesimo. Ricordando di essermi trasferito dalla Bible Belt in una zona culturalmente molto diversa, non iniziai parlando subito della vita, morte e risurrezione di Cristo, ma optai per un veloce ma esauriente approccio metanarrativo. Partendo dalla creazione di Adamo ed Eva, passammo poi alla caduta e alla redenzione.

Perso per strada

Dopo venti minuti di quella che consideravo la presentazione del vangelo più brillante e interessante che avessi mai condiviso, egli mi interruppe: “Credo di capire cosa vuoi dire”. Annuii con grande orgoglio per la mia sagacia e arguzia culturale. Poi continuò: “Ho solo una domanda: Chi diamine è Adamo? Continui a parlare di Adamo. E’ una delle persone che servono qui al campus che non ho ancora conosciuto?”  

Danny non aveva mai messo piede in una chiesa, eppure commisi l’errore di dare per scontato che conoscesse la storia di Adamo ed Eva, o almeno che ne avesse sentito parlare da bambino. Avrei potuto anche parlargli di John Quincy Adams (sesto Presidente degli Stati Uniti, N.d.T.).

Speravo che questo fosse un incidente isolato, ma il mio team si trova sempre più spesso a rivolgersi a un pubblico del tutto impreparato ad ascoltare vangelo.

Nuovi approcci

Dopo decine di conversazioni simili con ascoltatori impreparati, il nostro team ha cambiato il suo approccio all’evangelizzazione. Non abbiamo assolutamente intenzione di allontanarci dal chiaro insegnamento biblico su verità importanti come la nostra colpa legale davanti a Dio. Stiamo dicendo soltanto che un cambiamento delle percezioni può richiedere nuovi punti di partenza nelle conversazioni di tipo evangelistico e nelle relazioni di discepolato. Questi sono sei cambiamenti che riteniamo fondamentali per dialogare in modo costruttivo con la prossima generazione.

1. Abbandona il presupposto che chi ti ascolta abbia una cultura biblica.

Questo cambiamento non è solo per il pastorato e il pulpito, ma per tutti i credenti alla ricerca di relazioni significative e intenzionali con chi è al di fuori della fede. Quantomeno nella costa occidentale degli Stati Uniti, sono finiti da tempo i giorni in cui si poteva iniziare a parlare di Gesù e presumere che le persone conoscessero la sua identità e le sue affermazioni.

L’apostolo Paolo, che arrivava subito al messaggio di Gesù con gli ascoltatori Ebrei, cambiò il suo approccio quando si mise a parlare con gli impreparati Ateniesi (vedi Atti 17). Diversamente dai suoi tipici messaggi carichi di riferimenti al Vecchio Testamento e di premesse Ebraiche, egli era paziente, riflessivo e graduale con gli ascoltatori impreparati.

2. Passa a un approccio al ministero legato allo sviluppo.

Servire le generazioni più giovani ci impone di discepolare l’intera persona per tutta la vita. Nel passato, gran parte del discepolato iniziava dalla sfera spirituale, ma le prossime generazioni hanno bisogno di mentoring che aiuti a introdurre il Cristianesimo in aspetti pratici come le finanze, le relazioni, la fede e il lavoro, e tantissimi altri.

Uno degli ambiti di sviluppo è l’evangelizzazione. Mentre Paolo discepolava i suoi collaboratori, egli cercò di fare di loro gli evangelisti per le generazioni future. Paolo, che aveva il dono naturale di evangelista, non si aspettava che tutti avessero i suoi doni o che portassero frutto come lui; ciononostante, egli esortò il suo giovane discepolo Timoteo a svolgere l’opera dell’evangelista (2 Tim. 4:5). Pensare in termini di sviluppo non divide il tuo ministero tra credenti ed estranei alla fede; li mette insieme.

3. Passa a una forma di discepolato orientata al dialogo.

Quanti di voi discepolano i figli preparando un discorso, portandoli in una stanza una volta a settimana ed esponendolo in tre punti in modo eloquente, per poi dire loro di andare e fare la stessa cosa? Con questo non sto dicendo che il ministero dell’insegnamento non sia importante per discepolare le persone. La Parola predicata è essenziale per fare discepoli. Ma le generazioni più giovani (e spesso anche le più anziane) desiderano avere anche un dialogo onesto a livello relazionale. Il cambiamento vero e duraturo avviene attraverso l’insegnamento abilitato dallo Spirito e le relazioni.

4. Passa dall’apologetica all’ospitalità.

La Parola di Dio è senza tempo. Dovremmo essere sempre pronti a rendere conto della speranza che è in noi (1 Pietro 3:15). Tuttavia non saranno in molti ad ascoltarci se non pratichiamo in modo abituale e intenzionale l’ospitalità nei confronti di chi non è nella fede. Devi creare un luogo sicuro dove poter avere conversazioni basate sul vangelo. L’ospitalità e il fare spazio nella tua agenda (e nella tua casa) a persone diverse da te apre la porta a un’amicizia più intima e a un dialogo più profondo.

Se vuoi raggiungere sul serio quelli di fuori, potresti prendere in considerazione di impegnarti in due importanti eventi settimanali: l’adorazione della domenica mattina intorno alla croce in chiesa, e un venerdì sera tra amici intorno a un tavolo a casa tua. Il modo più efficace per farlo è insieme a un gruppo di credenti che condividono lo stesso pensiero. Per approfondire il tema, leggi il libro di Rosaria Butterfield The Gospel Comes with A House Key.

5. Sposta l’enfasi dalla colpa alla vergogna.

Un membro dello staff di recente mi ha detto: “Ogni volta che parlo dei problemi della gente con il peccato, i loro occhi diventano senza espressione, ma quando parlo di quello che sto imparando sulla vergogna, la gente si fa avanti e vuole saperne di più”. La colpa dice: “Hai fatto una cosa cattiva”. La vergogna dice: “Tu sei cattivo”.

Poiché le generazioni più giovani sono cresciute in una cultura per lo più priva di una verità assoluta, le conversazioni basate sulla colpa come via d’accesso alle loro vite di solito non ti fanno entrare per la porta d’ingresso. Ma anche se non conoscono o non sono d’accordo con le verità assolute che noi diamo per scontato, i loro cuori sono malati e separati da Dio. Essi percepiscono questa realtà nel loro intimo sotto forma di vergogna, anche se non la collegano alla colpa. Non neghiamo di sicuro la colpa e dobbiamo insegnarla come fa la Scrittura, ma cerca di spostare l’enfasi sulla vergogna come punto di contatto. L’insegnamento sulla colpa potrebbe essere necessario più avanti.

6. Passa a una franchezza che attrae le persone irresistibilmente.

La nostra cultura sta diventando sempre più antagonista nei confronti del vangelo, e molti cristiani sono diventati timorosi e timidi nella loro evangelizzazione. Eppure Paolo, in mezzo a un’opposizione ben più grande, esortò le guide spirituali della prossima generazione a testimoniare con coraggio. Egli chiese audacia al timido Timoteo, non basata sulla personalità o sulla fiducia nei propri doni, ma fondata su Dio e sul suo vangelo invincibile (2 Timoteo 1:7; cf. Romani 1:16).

In una cultura in cui ci si piega davanti all’opinione pubblica, che possiamo proclamare con franchezza e in modo attraente la cattiva notizia che conduce alla migliore notizia che il mondo abbia mai conosciuto.


G’Joe Joseph è il direttore regionale di campus outreach a San Diego. Dirige anche un ministero per giovani professionisti che discepola e forma leader del mercato all’interno delle chiese denominato Vision Pathways San Diego. La sua più grande gioia è stare a casa con sua moglie, i suoi tre figli e il suo curioso cane. 

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