Come la dottrina della depravazione totale ha cambiato la mia vita

La depravazione totale è la dottrina secondo cui la natura dell’uomo è completamente corrotta e peccaminosa a seguito della caduta. Quella che a prima vista non appare come una buona notizia ha però cambiato la mia vita.

Era una domenica mattina del 1996 quando ascoltai il sermone. A quel tempo ero uno scapolo ventottenne alle prese con l’attrazione per lo stesso sesso per gran parte della mia vita. Da anni stavo assecondando quell’attrazione.

Ed ero un cristiano. Sapevo fin da giovanissimo che il Signore mi aveva scelto per essere suo. Mentre combattevo contro un desiderio sessuale indesiderato che mi disorientava ma che tuttavia trovavo esaltante, un poco alla volta imparai a mentire a me stesso e agli altri, giustificando e negando allo stesso tempo la realtà del mio peccato. Vivevo una doppia vita: facevo il bravo cristiano con le persone a cui volevo dare una buona impressione, e facevo il cascamorto e il tentatore con tutti gli uomini che volevo attirare nella mia esca.

Col passare degli anni, giustificavo con sempre più facilità la mia condotta peccaminosa. Correvo tra le braccia dei miei amanti opponendo sempre meno resistenza soprattutto quando mi sentivo solo, non amato, non apprezzato, stanco o provavo vergogna. Ero come il cane di Pavlov, con l’acquolina in bocca ogni volta che sentivo il campanello del mio vuoto affettivo.

Il senso di colpa e la vergogna si accumulavano

Insieme al piacere momentaneo del peccato, sopraggiunse però una crescente vergogna e consapevolezza della mia colpa. Erano le erbacce che mi impedivano di godere appieno il fiore del peccato. Nonostante estirpassi continuamente queste erbacce, ne crescevano sempre di nuove. Anche se a quel tempo non li consideravo in questo modo, il senso di colpa e la vergogna che provavo (e che detestavo) erano gli strumenti che lo Spirito Santo usava per insegnarmi, attraverso il dolore, che non ero stato creato per il peccato.

Col passare degli anni, il senso di colpa e di vergogna si intensificarono. Era come accumulare debiti sulla carta di credito. Avevo fatto migliaia di piccoli acquisti impulsivi, e non ero in grado di estinguere il saldo. Il peso del mio peccato mi schiacciava sempre di più.

La mia teologia era un oscuro e strano miscuglio di arminianesimo e di perfezionismo cristiano. Sentivo un certo amore per Dio e da Dio, ma l’ossessionante consapevolezza del mio amore per me stesso—e del piacere che mi dava il peccato—mi impediva di avere qualsiasi certezza che Dio mi amasse. Pensavo: devo certamente in qualche modo accumulare più “bene” nei confronti di Dio che “male”. Avevo però una strana sensazione, perché sapevo che questo era impossibile.

L’incontro con la depravazione

Torniamo al sermone. Il predicatore era James Boice, la chiesa era la Tenth Presbyterian di Filadelfia, e il sermone era il primo di una serie su Romani. Primo tema trattato: la depravazione totale.

Non avevo mai sentito parlare di questo concetto prima di allora. Pensavo che le persone fossero essenzialmente buone e che il peccato fosse una semplice anomalia da vincere. Nonostante il mio senso di colpa e di vergogna, pensavo di essere essenzialmente buono. Se solo potessi lasciarmi alle spalle il mio problema con l’attrazione per lo stesso sesso, mi ripetevo continuamente, allora starei meglio.  

Pensavo che l’omosessualità fosse il più grande dei miei problemi, e poiché avevo cercato senza successo di cambiare e avevo pregato diecimila volte senza ricevere risposta che Dio mi desse lo stesso desiderio per le donne che avevo per gli uomini (o che mi rendesse come un eunuco e togliesse ogni desiderio sessuale per sempre), mi convinsi che non avrei mai potuto sconfiggerlo.

Ma sentir parlare della depravazione totale fu un punto di svolta. Mi si diceva che non ero essenzialmente buono, e che ogni parte di me era corrotta dal peccato. Né la condotta omosessuale né l’attrazione per lo stesso sesso che ne era la causa erano il mio problema più grave. Il mio cuore lo era.

Fui messo davanti alla realtà che non avrei mai potuto ripagare il debito del mio peccato a Dio. Il problema non era che non mi ero impegnato abbastanza; il problema era che il debito stesso era impossibile da pagare. Ed è proprio per questo che Gesù è dovuto venire e morire nella carne come sacrificio propiziatorio per il mio peccato, perché il debito del mio peccato era talmente immenso da ridurmi in completa bancarotta.

Gioia nella depravazione totale

La dottrina della depravazione totale fu per me un incoraggiamento perché per la prima volta cominciai a capire il vero significato di versetti a me familiari:

Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati). (Efesini 2:4-5)

Ero nato spiritualmente morto, non solo spiritualmente indebitato come pensavo. Dio mi ha amato e senza nessuna opera da parte mia, se non la fede che egli stesso mi aveva donato, mi ha vivificato con Cristo. Questa era grazia, solo grazia. Doveva essere così, perché sono davvero così depravato.

L’altro aspetto della depravazione totale è che ora, inseparabilmente unito a Cristo, sono partecipe della sua giustizia. Questo non è il perfezionismo morale che prima avevo cercato di praticare; è l’amore immeritato di Dio Padre che mi dichiara giusto davanti al suo trono. Cristo è stato “fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Questa immeritata dichiarazione di giustizia ha lo scopo di permettere il ravvedimento continuo. Come dice Paolo in Romani 2:4: “La bontà di Dio ti spinge al ravvedimento”.

La guerra continua

La realtà della depravazione totale è che è “totale”. Anche nel ravvedimento, la mia debolezza può portare a momenti di paura e disperazione. La vittoria è assicurata, ma la guerra va avanti. Il nemico combatterà fino alla fine.

La consolazione sta nel sapere che anche se sono totalmente corrotto e irrimediabilmente perduto, Cristo ha scelto di amarmi e di salvarmi. Egli ha pagato interamente tutto il mio enorme debito, anche il debito che continuo ad accumulare a causa del mio amore vacillante per lui. Per di più, egli gioisce nel rendermi suo per sempre.

La depravazione totale ha cambiato tutto nella mia vita, non tanto a causa del suo messaggio umiliante, ma perché per il figlio di Dio essa è la porta della speranza. E’ solo mediante la depravazione totale che le meraviglie dell’elezione incondizionata, dell’espiazione limitata, della grazia irresistibile e della perseveranza dei santi appaiono in tutta la loro gloria. Solo quando siamo consapevoli della grandezza del nostro debito in Adamo possiamo iniziare a capire quanto siamo profondamente amati in Cristo.


Tim Geiger è il presidente di Harvest USA.

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