Quattro modi in cui tutta la Bibbia ci mostra Gesù

Dovremmo essere disposti a imparare i principi di interpretazione redentiva che gli autori del Nuovo Testamento hanno utilizzato e illustrato.

Da questi principi capiamo che l’approccio più comune per comprendere la natura redentiva di tutti i testi biblici è quello di individuare come la Parola di Dio predice, prepara e riflette la persona e l’opera di Cristo e ne sia il risultato.

Queste quattro categorie per spiegare il vangelo non sono esaustive e nemmeno rigorosamente separate, tuttavia ci aiutano a spiegare in che modo tutta la Scritture rende testimonianza sulla persona di Cristo e/o su quello che egli deve compiere.

1. Alcuni passi — come le profezie e i Salmi messianici — predicono chiaramente chi è Cristo e che cosa egli farà.

Isaia scrisse questo del Messia: “Sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine” (Isaia 9:5-6). Questa è una chiara predizione sulla persona e sull’opera di Gesù, e ci sono tante altre predizioni come questa nelle sezioni profetiche della Scrittura.

2. Altri brani preparano il popolo di Dio a capire la grazia che Dio deve offrire per redimerlo.

Quando Davide mostra misericordia al nipote zoppo del Re Saul (un discendente che poteva rappresentare una minaccia per il trono di Davide), capiamo qualcosa sul modo in cui Dio perdona i nemici e mostra misericordia ai deboli.

Molti brani del Vecchio Testamento non soltanto preparano il popolo di Dio a capire la grazia che egli concederà loro, ma lo preparano anche a capire il bisogno della grazia. Quando Paolo scrive in Galati 3:24 che la legge era il nostro precettore per condurci a Cristo, capiamo che i santi requisiti della legge in definitiva ci preparano a cercare la misericordia di Dio invece di farci dipendere sulla qualità delle nostre opere per essergli graditi. Il sistema sacrificale ci prepara inoltre a capire che senza lo spargimento di sangue non c’è espiazione per i nostri fallimenti nell’osservare la legge (Ebrei 9:22). E poiché la fede di Abraamo gli fu imputata come giustizia, siamo preparati a capire che la nostra posizione davanti a Dio dipende dal credere che qualcun altro doveva essere dato al posto nostro (Romani 4:23-24).

La grazia non appare all’improvviso nel Nuovo Testamento. Il popolo di Dio era stato preparato da millenni per comprendere e ricevere la grazia di Cristo.

3. Poiché la grazia è la chiave per comprendere gli scopi di Dio, che culminano in Cristo, tutta la Scrittura riflette gli aspetti del vangelo.

Quando un testo non predice in modo chiaro la persona o l’opera di Cristo né ci prepara per la sua venuta, le verità redentive che esso riflette possono sempre essere riconosciute ponendoci due domande che è giusto chiedere a ogni testo:

  • Che cosa riflette questo testo sulla natura di Dio, colui che offre la redenzione?

  • Che cosa riflette questo testo sulla natura dell’umanità, la quale ha bisogno di redenzione?

Queste domande sono le lenti attraverso le quali possiamo guardare ogni brano per vedere che cosa riflette sulla natura di Dio e/o dell’uomo. Queste lenti ci fanno capire immancabilmente che Dio è santo e noi no, che Dio è sovrano e noi siamo vulnerabili, che Dio è misericordioso e noi abbiamo bisogno della sua misericordia. Questi “occhiali da lettura” ci rendono sempre consapevoli del nostro bisogno che la grazia di Dio rimedi al nostro peccato e alla nostra incapacità. Cristo può non essere citato esplicitamente nel testo, ma i riflessi della natura di Dio e della nostra rendono evidente il bisogno di questa grazia.

Leggere in questo modo il Vecchio e il Nuovo Testamento ci permetterà di vedere la natura benigna di Dio che procura redenzione dando forza al debole, riposo allo stanco, liberazione al disubbidiente, fedeltà all’infedele, cibo all’affamato, e salvezza ai peccatori. Impariamo pure qualcosa circa la natura umana che ha bisogno di essere redenta quando gli eroi cadono, i patriarchi mentono, i re cadono, i profeti indietreggiano, i discepoli dubitano, e il popolo del patto diventa idolatra. Queste lenti ci impediscono di considerare i personaggi della Bibbia soltanto come eroi virtuosi da emulare, anziché come uomini e donne imperfetti bisognosi anch’essi della grazia di Dio.

Ogni testo, letto nel suo contesto redentivo, riflette un aspetto della condizione dell’umanità decaduta che richiede l’intervento della grazia di Dio. Concentrarsi su questa condizione decaduta porterà i lettori a riflettere sulla soluzione divina caratteristica della grazia che culmina nel dono del Salvatore.

4. Capiamo come il messaggio redentivo di Dio compare nella Scrittura attraverso testi che sono il risultato dell’opera di Cristo al posto nostro.

Siamo giustificati e santificati in seguito all’opera espiatrice di Cristo e alla dimora interiore dello Spirito Santo. Le nostre preghiere sono ascoltate come conseguenza della sua intercessione sacerdotale per noi. La nostra volontà è trasformata per effetto della nostra unione con lui. Adoriamo in ragione di quello che Dio nella sua grazia ha provveduto per ogni aspetto della nostra salvezza.

Il motivo per leggere la Scritture con lo sguardo rivolto a capire come le nostre azioni e la nostra posizione sono una conseguenza della grazia è fondamentalmente quello di mantenere l’ordine degli imperativi e degli indicativi della Scrittura. Gli imperativi (che cosa dobbiamo fare) sono sempre una conseguenza degli indicativi (chi siamo per grazia di Dio); quello che facciamo non è mai la causa di chi siamo per quanto riguarda la nostra posizione eterna nel regno e nella famiglia di Dio. Ubbidiamo perché siamo amati da Dio, non per fare in modo che Dio ci ami. La sua grazia verso di noi precede, rende possibile e motiva il nostro impegno alla santità.

Un esempio significativo di imperativi che scaturiscono da indicativi è quando Dio dà i Dieci Comandamenti al suo popolo. Dio non condiziona il suo amore alla loro ubbidienza. Prima dichiara: “Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù” (Deut. 5:6) e poi dà i comandamenti. Egli soccorse il suo popolo prima che Israele gli ubbidisse. Dio si attendeva la loro ubbidienza come conseguenza dell’aver ricevuto la liberazione da parte sua, non come condizione per ottenerla. Capire questo modello redentivo che si ripete nella Scrittura ci fornisce non solo uno strumento in grado di aiutarci a comprendere la struttura della Bibbia, ma ci mette pure a disposizione un modo per scoprire la grazia del vangelo anche in brani in cui prevalgono i comandamenti divini.

Perché questo modello indicativi/imperativi è così importante? Perché la grazia non è soltanto ciò che è sottostante agli imperativi di Dio, ma anche la potenza suprema che ci permette di vivere secondo questi standard, venendo trasformati dal di dentro.


Bryan Chapell (MDiv, Covenant Theological Seminary; PhD, Southern Illinois University Carbondale) è il pastore senior di Grace Presbyterian Church di Peoria, Illinois, presidente emerito del Covenant Theological Seminary di St. Louis, Missouri, e consigliere di The Gospel Coalition. Ha scritto diversi libri, tra cui Christ-Centered Preaching: Redeeming the Expository Sermon. E’ sposato con Kathy e ha quattro figli.

Il presente articolo è un’opera di elaborazione di traduzione di IMPATTO ITALIA. Il suo utilizzo totale o parziale proibito in ogni forma previa richiesta e autorizzazione di Impatto Italia (impattoitalia@gmail.com). Il contenuto del presente articolo non è alterabile o vendibile in alcun forma.

© The Gospel Coalition, © IMPATTO ITALIA


TeologiaBryan Chapell