Pastori: Pensate a lungo termine e fatevi coraggio

Il ministero è pieno d’insidie per i pastori. Quando le cose sembrano andare bene, siamo tentati di pensare di avere tutto sotto controllo, e quando emergono dei problemi, ci sentiamo un fallimento totale.

In entrambi i casi, il problema è il nostro egoismo. Non è questa una prova dell’ingannevolezza del cuore? Servitori che predicano sulla sovranità di Dio e lavorano per la gloria di Dio possono riposare all’ombra della loro Babele o essere avvolti da una cappa di sconforto.

 Non è questa una prova dell’ingannevolezza del cuore? Servitori che predicano sulla sovranità di Dio e lavorano per la gloria di Dio possono riposare all’ombra della loro Babele o essere avvolti da una cappa di sconforto.

Troppo spesso noi pastori misuriamo la nostra fedeltà leggendo i dati statistici della chiesa. Come i politici e gli imprenditori, i nostri alti e bassi sono determinati da quello che leggiamo su un pezzo di carta. Nella chiesa, un’attenzione eccessiva è rivolta alle offerte, alla partecipazione ai culti, ai battesimi e alle professioni di fede. Non è né sano né saggio misurare la nostra fedeltà affidandoci alle sole statistiche.

Misurare il successo del proprio servizio basandosi principalmente sui dati oggettivi è ingannevole, perché nel nostro ministero la maggior parte del frutto proviene dalle cose che non si vedono. Spesso non vediamo gli idoli crollare a terra quando il vangelo mette radici. Non vediamo sbocciare i fiori della leadership spirituale in uomini che prima erano immaturi. Non siamo a conoscenza delle conversazioni devote e delle preghiere delle donne nella chiesa. Probabilmente non vedremo gli effetti della Parola nella vita di un bambino che ha sentito parlare per tutta la sua vita della missione globale ascoltandoci predicare e osservandoci dal vivo. Guardiamoci indietro: quante volte siamo rimasti sorpresi dall’opera che Dio ha compiuto tra di noi?

Mi vengono in mente le semplici parole dette da un altro predicatore, Giovanni il battista. “Io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo” (Matteo 3:9). In parole povere, Dio non ha bisogno di noi. Questo è stato il rimprovero più confortante che io abbia mai ricevuto.

Dio non ha bisogno di pastori, ma ha scelto di usarli. Egli può edificare la chiesa da qualche pietra e verosimilmente potrebbe usare un po’ di pietre per edificarla. Dov’è l’orgoglio qui? E dov’è lo scoraggiamento?

Fratelli, concentriamoci invece sulle promesse di Dio (Egli edificherà la sua chiesa sul ministero della Parola: Matteo 16:18; Efesini 4:11-16; 2 Tim. 4:2). Concentriamoci anche sull’opera che ci ha chiamato a compiere (pascere fedelmente il suo gregge: 1 Pietro 5:1-4; 1 Corinzi 4:2).

Pensa a lungo termine, e fatti coraggio. Tieni a portata di mano una descrizione del compito del pastore e riportala spesso alla tua mente. Se stiamo facendo quello che ci è stato chiesto e se ci stiamo concentrando principalmente sulla nostra chiamata, questo ci proteggerà dall’orgoglio in tempo di prosperità e dalla disperazione nei momenti difficili. Potremo così rallegrarci nella volontà sovrana di Dio di avere un popolo per sé, servendosi anche di questi materiali improbabili per realizzare il suo proposito. 


Il presente articolo di Erik Raymond è un’opera di elaborazione di traduzione di IMPATTO ITALIA. Il suo utilizzo totale o parziale proibito in ogni forma previa richiesta e autorizzazione di Impatto Italia (impattoitalia@gmail.com). Il contenuto del presente articolo non è alterabile o vendibile in alcun forma.

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