Perché la risurrezione cambia ogni cosa

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La risurrezione di Cristo è importante? Fa davvero la differenza? L’apostolo Paolo ne era certamente convinto. Scrivendo ai Corinzi, Paolo si trovò alle prese con la sconvolgente realtà che alcuni a Corinto negavano la risurrezione futura del corpo. Questa visione era adottata da molti nel mondo greco-romano. La morte era la fine. In realtà, non è cambiato molto dal primo secolo. Oggi, la stessa visione è adottata da chi è scettico nei confronti della fede.

Tuttavia, la cosa sconvolgente era che, ai giorni di Paolo, alcuni cristiani che affermavano la risurrezione corporale di Gesù, nondimeno negassero la risurrezione futura del corpo. Paolo risponde con franchezza, sostenendo che non si può avere l’una senza l’altra. Se non vi è nessuna risurrezione futura per i credenti, allora Cristo stesso non è stato risuscitato! E se Cristo non è stato risuscitato, allora cambia tutto. Esaminiamo le conseguenze della risurrezione di Cristo per la vita cristiana.

1. La risurrezione di Cristo è inseparabile dal Vangelo di Cristo.

In 1 Corinzi 15, Paolo inizia ricordando ai suoi fratelli “il Vangelo che vi ho annunciato [...] mediante il quale siete salvati” (15:1-2). Questo Vangelo, dice Paolo, ruota attorno alla morte di Cristo, il quale “morì per i nostri peccati, secondo le Scritture” (15:3). Si noti però che Paolo non finisce qui. Cristo non è rimasto tra i morti, ma “è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture” (15:4), prima di apparire ai suoi discepoli.

Noi credenti incentrati sul Vangelo e saturi del Vangelo abbiamo forse escluso la risurrezione dal nostro messaggio? So di essere colpevole di questo. Mentre riflettevo su un’opportunità che ho avuto di condividere il Vangelo con un non credente, all’improvviso mi sono reso conto che non avevo accennato nemmeno una volta, almeno non in modo approfondito, alla risurrezione di Cristo. Temo che la mia esperienza non sia un caso isolato, ma rifletta quella degli evangelici di tutto il mondo. Ma Paolo ci insegna che dobbiamo fare i conti con la realtà biblica che la risurrezione di Cristo non può essere separata dalla morte di Cristo quando parliamo del Vangelo. Se separiamo le due cose, non riusciremo veramente a cogliere la portata della risurrezione per la nostra salvezza. Come afferma Thomas Schreiner: “La morte e la risurrezione di Cristo sono inseparabili nel compiere la salvezza”.

2. La risurrezione di Cristo è il combustibile che infiamma la nostra predicazione a un mondo perduto.

Fatti questa domanda: La tua predicazione sarebbe diversa se Cristo non fosse risorto dai morti? Se la tua risposta a questa domanda è no, allora c’è un problema serio. Per Paolo, la risurrezione di Cristo faceva tutta la differenza del mondo per quanto riguarda la predicazione. Se Cristo non è stato risuscitato, dice Paolo, “vana è dunque la nostra predicazione” (15:14).

Il motivo è semplice: sei un falso testimone di Dio, perché stai predicando che Egli ha risuscitato Cristo, il quale Egli non ha risuscitato (15:15). In breve, se Cristo non è risorto dai morti, non abbiamo nessuna buona notizia da comunicare.

3. La risurrezione di Cristo salva.

L’affermazione di Paolo che dà più a pensare in 1 Corinzi 15 è forse questa: “Se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati” (15:17). Molto spesso limitiamo la nostra comprensione della salvezza alla morte di Cristo. Senza dubbio la morte di Cristo, come dice Paolo in Romani 3:25-26, è il fondamento stesso della nostra giustificazione. È per mezzo di “un solo atto di giustizia” (Romani 5:18), del “sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue” (Romani 3:25-26), che i peccatori sono dichiarati giusti agli occhi di Dio. Ma c’è di più, molto di più, che va detto. Non è solo la morte sostitutiva di Cristo a salvarci, ma pure la Sua risurrezione. Per esempio, Paolo dichiara in Romani 4:24-25 che, come Abraamo, anche noi siamo considerati giusti perché crediamo in Colui che “ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione”.

Risuscitando Gesù dai morti, Dio ha dichiarato la Sua soddisfazione e la Sua approvazione del pagamento che Cristo ha fatto al posto nostro, per i nostri peccati, sulla croce. E poiché siamo in Cristo (Romani 6:6-11; Efesini 2:6; Colossesi 2:12; 3:1), l’approvazione divina della morte sostitutiva di Cristo, dimostrata nel risuscitare Gesù dai morti, è allo stesso modo rivolta verso noi, cosicché quando crediamo riceviamo il favore di Dio. La nostra giustificazione è pertanto una conseguenza concreta della risurrezione di Cristo. Non c’è da stupirsi se Paolo può dire che “se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Corinzi 15:17). E se siamo ancora nei nostri peccati, non possiamo avere nessuna fiducia, nessuna certezza della nostra salvezza. Non è dunque un’esagerazione affermare che la risurrezione di Cristo salva.

4. La risurrezione di Cristo è la base della speranza futura.

La risurrezione di Cristo è una dottrina molto pratica. Proprio perché Cristo è stato risuscitato, possiamo dire a coloro che piangono presso le bare dei loro cari che la morte non è la fine della storia.

Se i tuoi cari credono in Cristo, allora anche se si sono “addormentati”, si sono addormentati “in Cristo” (1 Corinzi 15:18). E poiché essi sono uniti al Cristo risorto, non sono periti ma la loro anima è andata a stare con Cristo (Filippesi 1:23), in attesa del giorno in cui riceveranno il loro corpo di risurrezione. Come Paolo dice ai Corinzi, la risurrezione di Cristo è la primizia del grande raccolto futuro. Anche se la morte è venuta per mezzo del primo Adamo, nel secondo Adamo “tutti saranno vivificati” (15:22).

All’infuori della risurrezione di Cristo, non abbiamo nessuna speranza futura. Come Paolo dice in termini inequivocabili, se Cristo non è stato risuscitato allora noi siamo i più “miseri” fra tutti gli uomini, visto che la nostra speranza in Cristo non va oltre la vita presente (1 Corinzi 15:19). Ma dal momento che Cristo è stato risuscitato, possiamo guardare alla morte in faccia sapendo che essa non ha la vittoria finale, e che il suo dardo non è permanente (1 Corinzi 15:54-55).

Mi piace molto come Paolo conclude 1 Corinzi 15. “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (15:58). Dal momento che Cristo è risorto, noi, che siamo in Cristo, abbiamo la certezza che la nostra fatica nel condividere il Vangelo del Cristo risorto non è inutile o priva di scopo, ma avrà un’importanza eterna. Perciò, questa Pasqua non dimenticare che la risurrezione di Cristo cambia ogni cosa. Senza di essa, non c’è Vangelo, non c’è salvezza, nessun messaggio di salvezza, e certamente nessuna speranza futura.


Matthew Barrett è professore associato di teologia cristiana presso il Midwestern Baptist Theological Seminary, caporedattore di Credo Magazine, e conduttore del podcast Credo. È l’autore di None Greater: The Undomesticated Attributes of God (Baker) e God’s Word Alone: The Authority of Scripture (Zondervan). Ha curato pure diversi libri, tra cui The Doctrine on Which the Church Stands or Falls: Justification in Biblical, Theological, Historical, and Pastoral Perspective (Crossway), e Reformation Theology: A Systematic Summary (Crossway). Puoi seguirlo su Twitter.

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