La missione rivela chi siamo

Certo, possiamo fare finta che tutto vada bene mentre ce ne stiamo seduti sulla nostra sedia la domenica mattina o mentre diamo sfoggio della nostra conoscenza della Scrittura tra di noi. Ma la missione mette a nudo le nostre inadeguatezze e il nostro bisogno di grazia.

Se fai parte di un piccolo gruppo di studio biblico, una delle cose migliori che potresti fare è spostare lo studio all’esterno, nel vicinato. Quando leggete un comandamento nella Scrittura, chiedetevi: “Come ubbidiremo questo comandamento insieme in missione?” In altre parole, chiedetevi quello che questo brano dice dovreste fare insieme (vita in comunità) e come potreste farlo in una missione da svolgere insieme (vita in missione).

Fare questo fornirà tantissime opportunità di discepolato: qualcuno troverà delle scuse, qualcuno confesserà paura, mancanza di fiducia o di coraggio, e altri esprimeranno la propria inadeguatezza. Allora farete dei progressi nel discepolare le persone.

In questo processo, scoprirai la vera condizione attuale di tutti. Quando uscite dalla vita tranquilla della vostra comunità cristiana per addentrarvi nelle strade della missione (nel vostro vicinato, al bar, al parco, o nella scuola superiore della città), scoprirete insieme dove ciascuno ha ancora bisogno di essere discepolato. Il ciarpame verrà fuori, e allora sarete in grado di discepolarvi a vicenda nella vita quotidiana. 

Questo aspetto mi colse di sorpresa nella mia prima uscita in missione, ma dopo averne fatte un paio, sapevo che avrei dovuto aspettarmelo. Una parte di me iniziò presto a detestare le uscite in missione perché sapevo che le cose si sarebbero messe male. Saremmo crollati e avremmo dato l’impressione di essere persone bisognose.

Eppure è stato per questo motivo che ho continuato a farle. Questo “fallimento” deve verificarsi affinché un vero discepolato possa aver luogo.

A volte mi chiedo se questo “smascheramento” è il motivo per il quale i cristiani evitano di imbarcarsi nella missione di fare discepoli insieme nella vita di tutti i giorni. Sappiamo che saremo esposti. Gli altri ci vedranno per le persone bisognose e disperate che siamo in realtà. Le nostre magagne verranno a galla. Certo, possiamo nasconderci e fingere che tutto vada bene mentre ce ne stiamo seduti in una congregazione numerosa la domenica o mentre diamo sfoggio della nostra conoscenza della Scrittura in uno studio biblico settimanale. Ma il bisogno della grazia e della potenza da Dio non sarà mai così evidente come nella missione all’esterno.

Questo è proprio quello di cui abbiamo bisogno. Dobbiamo vedere e conoscere il nostro bisogno di Gesù. Non solo il nostro, ma anche quello degli altri. Poi dobbiamo proclamare gli uni gli altri le verità di Gesù per cambiarci, potenziarci e permettere al Suo Spirito di operare attraverso di noi efficacemente. Inoltre, dobbiamo sperimentare che Dio si serve di persone deboli, stanche e afflitte per fare cose straordinarie.

Questo successe anche nella chiesa primitiva. Prima di ascendere al cielo, Gesù disse ai Suoi discepoli di attendere di ricevere potenza da Dio. Lo Spirito di Dio stava per venire su di loro, ed essi avrebbero ricevuto la potenza per compiere la Sua opera (Atti 1:8). I discepoli furono mandati nel mondo con la potenza e la presenza di Dio mediante il Suo Spirito. Affrontarono la persecuzione. Molti morirono per la loro fede. Persero beni e membri di famiglia. Molti sbagliarono e crebbero nella grazia di Gesù come conseguenza. E crebbero nel loro amore gli uni per gli altri, nella loro ubbidienza alla Parola di Dio, nella loro dipendenza da Dio in preghiera, e nella proclamazione del vangelo fatta con potenza. Crescevano mentre erano in missione (Atti 2:42–47).

La missione rivelò il loro bisogno e rese necessario l’aiuto di Dio!

Sono stupito di quanto spesso i cristiani vogliono sperimentare la presenza e la potenza di Dio all’infuori della missione di Dio. Mi sorprende anche vedere che molti credono di poter far crescere le persone nella maturità in Cristo senza coinvolgerle nella missione di fare discepoli.

Questa crescita non può avvenire in un’aula scolastica. Non avviene in incontri a tu per tu. Non avviene nemmeno se ci limitiamo a passare tutto il nostro tempo insieme con altri cristiani. Dobbiamo uscire in missione per adempiere la missione di essere discepoli che fanno discepoli.

Una volta pensavo che fosse necessario accompagnare i credenti nelle uscite missionarie una o due volte l’anno. Ora sono persuaso che dobbiamo aiutarli a capire che sono sempre in missione.

Purtroppo per molti discepoli di Gesù l’idea di chiesa non va oltre il frequentare un evento la domenica o il mercoledì o il partecipare a uno studio biblico. Non stanno sperimentando che cosa significa essere in missione insieme nella vita quotidiana. In apparenza, tutto va bene. Dall’esterno sembra che tutti siano per Gesù. Ma i fallimenti, l’orgoglio, l’insicurezza e l’egoismo sono tutti là, sotto la superficie.


(tratto da Saturate: Being Disciples of Jesus in the Everyday Stuff of Life.)

Jeff Vanderstelt è il leader per la visione di Soma Family of Churches e il pastore guida per l’insegnamento alla Doxa Church di Bellevue (Washington, USA). Quando non è impegnato a predicare o a fare da mentore a fondatori di chiese, lui e la sua famiglia condividono la vita con la loro comunità missionale. E’ l’autore di Saturate: Being Disciples of Jesus in the Everyday Stuff of Life.

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