La cultura e la fluenza del vangelo

Il linguaggio non solo riflette la cultura, ma la plasma. Il nostro compito di leader è modellare la cultura in modo da diventare sale e luce nelle città e comunità nelle quali cerchiamo di vivere il vangelo. Una delle domande più importanti che dobbiamo porci da pastori è questa: ‘La nostra gente è competente nel vangelo al punto che esso riesce a ispirare e trasformare ogni aspetto delle loro vite?’

Imparare a essere fluenti nel vangelo richiede ripetizione, e tanta. Spesso quando analizziamo il vangelo e la sua applicazione in vari aspetti delle nostre vite, copriamo un aspetto una volta, e poi andiamo oltre. Tendiamo a pensare che una volta coperta una sfaccettatura completamente, tutti comprendano. Dimentichiamo che la maggior parte delle persone ha bisogno di ascoltare, pensare, e discutere un nuovo concetto diverse volte prima che venga assorbito. Tuttavia, come insegnanti e leader, possiamo avere talmente paura di annoiare le persone che ci spostiamo da una verità del vangelo all’altra molto prima che essa venga metabolizzata nel cuore e nella mente delle persone. Questo fa sì che le persone non sperimentino una trasformazione profonda del vangelo e non le porta a servire. Confondiamo la familiarità con la comprensione. Per evitare che questo succeda, personalmente cerco di tenere in mente quattro fasi della “fluenza” del vangelo: Esposizione, familiarità, comprensione e ministero.

Fase 1: Esposizione al vangelo

L’esposizione è di gran lunga la fase più eccitante. E’ stimolante avere un momento di scoperta. È bello essere esposti a nuovi (sebbene non proprio nuovi) aspetti del vangelo, e affrontare concetti e principi per la prima volta. Per chi di noi insegna e istruisce, questo è la fase nella quale riceviamo più feedback positivi, perciò è spesso il momento che preferiamo vivere. Ma a questo punto, nessuno ha ancora imparato niente. Le persone hanno solamente ascoltato tante cose nuove e stimolanti. Il pericolo dell’esposizione al vangelo è che le persone sono esposte a dosi sufficientemente piccole da diventare vaccinati alla sua vera potenza.

Fase 2: Familiarità con il vangelo

La familiarità è una fase nella quale alcuni dei presenti cominciano a sintonizzarsi. I più svegli ne ricordano le idee principali e sanno in anticipo dove sta andando a finire la discussione. I loro occhi si appannano e loro linguaggio del corpo urla: ‘Ho già sentito questo’. Questo è il punto nel quale molti pastori e leader si tirano indietro. Per paura di addormentare qualcuno cerchiamo, ansiosamente, qualcosa di nuovo e fresco da esporre alle persone come se la profondità, la bellezza e le ricchezze del vangelo non siano abbastanza. Ho scoperto che il momento in cui io (o i miei leader) cominciamo ad annoiarci è quando la verità sta diventando familiare per tutti. Non sto certamente promuovendo insegnamenti noiosi, sostengo invece di non permettere che alcune persone “sveglie” che capiscono subito mandino in cortocircuito l’apprendimento della maggioranza che ha bisogno di ascoltare e discutere della verità del vangelo diverse volte prima che di capirla. La verità è che molti di quelli che sono convinti di avere capito tutto alla prima volta non hanno in realtà capito niente. Sono solamente familiari con il concetto. Lo riconoscono, ma ancora non sanno applicarlo e metterlo in pratica da soli.  Il gergo vangelocentrico è diventato di uso comune in molte chiese. Il pericolo è avere dimestichezza con questo linguaggio ma non permettere che esso penetri profondamente nei nostri cuori e nelle nostre menti.

Fase 3: Comprensione del vangelo

Non c’è comprensione fino a quando le persone non riescono a riempire i vuoti prima che finiamo di parlare. Comprendere significa conoscere il vangelo così bene da applicarlo e spiegarlo senza che ci venga richiesto di farlo. È una fase a cui poche persone arrivano perché nessuno dedica del tempo per portarle lì. Per portare le persone a comprendere il vangelo, dobbiamo pensare alla “fluenza” del vangelo come qualcosa che deve essere versato goccia dopo goccia invece che tutto in una volta. Dobbiamo avvicinarci ad essa più come un  ghiacciaio che una valanga. Una valanga è piena di potenza e furia. Sembra impressionante, ma dieci anni dopo nessuno se la ricorda più. I ghiacciai, invece, sono noiosi. Sembra che niente stia succedendo, ma mille anni dopo, si lasciano dietro un meraviglioso canyon.

Le valanghe fanno tanto trambusto. I ghiacciai cambiano il mondo.

Fase 4: Ministero del vangelo

La fase finale della “fluenza” del vangelo è quando si arriva a una compressione del vangelo profonda e funzionale con la quale si è capaci di servire con potenza attingendo alla fonte della vita. Il Vangelo scorre naturalmente mentre si interagisce con le altre persone nelle conversazioni quotidiane. Si riesce a discernere la voglia di redenzione nella storia di qualcuno, e si può raccontare quella storia alla luce della storia di Dio. Questo raccontare non solo aiuta le persone a dare un senso alla loro vite, ma le redime, santifica, e ristora ciò che andato a pezzi.

Tenendo in mente queste quattro fasi, sono riuscito a evitare la tentazione naturale di passare da un aspetto del vangelo all’altro troppo in fretta. Inoltre, mi ricordano di quanto velocemente possiamo dimenticare quello che pensavamo di sapere. Il linguaggio che parla la tua gente è uno specchio che il vangelo è penetrato profondamente nei loro cuori e modella il modo in cui interagiscono insieme come chiesa-famiglia e si impegnano verso i perduti attorno a loro col vangelo nel quotidiano?


Chan Kilgore è il direttore regionale del Network Acts 29 US Southeast Regional per la Florida. E’ anche il pastore guida di CrossPointe Church a Orlando.

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