Impegnati nella tua città con il vangelo

Non esiste un cristiano che non sia un missionario. In virtù del Grande Mandato, ogni cristiano è mandato in missione per fare discepoli ed essere un testimone della potenza salvifica di Dio in Cristo. Eppure, il termine “missionario” spesso fa pensare a nomi come Hudson Taylor, Amy Carmichael o George Lisle, persone che hanno attraversato continenti e varcato confini per predicare il vangelo in posti pericolosi. L’eredità che ci hanno lasciato va preservata come fonte d’ispirazione di come dovremmo ubbidire ai comandamenti di Gesù. Ma è il comandamento di Gesù che rimane costante. I metodi che utilizziamo, i luoghi dove andiamo e i nostri ruoli saranno diversi secondo la nostra chiamata, dei nostri doni, delle nostre passioni, del luogo e dell’epoca in cui viviamo. Nondimeno, tutti quelli che sono stati riconciliati con Dio in Cristo, e inseriti nelle comunità locali per servire, sono chiamati a raggiungere i perduti. Per dirlo in modo ancora più semplice: i chiamati sono anche i mandati.

Ne consegue perciò che le guide della chiesa, e i pastori in particolare, dovrebbero essere in prima linea in questo compito. Analogamente, i fondatori di chiese non stanno solo “fondando una chiesa”, ma stanno portando a termine il modo più biblico e sostenibile di adempiere questo mandato missionale. Credo che questo sia il motivo principale per cui Acts 29 esiste. Fondiamo chiese per compiere il Grande Mandato. Crediamo che i discepoli diventino maturi nel contesto di una chiesa locale, che a sua volta dovrebbe portare alla fondazione di più chiese nelle quali più discepoli possono crescere e fondare ancora più chiese! Questa è la visione d’insieme. Ma quale forma assume nella tua vita quotidiana di missionario? Da missionari, come possiamo relazionarci alle nostre città con il vangelo? Il ministero di Paolo ad Efeso ci offre tre spunti pratici (Atti 19:8-41) dai quali possiamo imparare:

Sii strategico

Anche se non è affermato esplicitamente, ci sono buoni motivi per credere che Paolo fosse stato intenzionale nello scegliere questa città importante come base operativa del suo ministero in Asia. Questa tendenza era già iniziata con le precedenti visite dell’apostolo Paolo alle città di Antiochia, Iconio, Listra, Derba, Filippi, Tessalonica, Atene e Corinto. Inoltre, egli aveva intenzione di recarsi a Roma passando per Gerusalemme (Atti 19:21). Il motivo di questa intenzionalità è piuttosto semplice, talmente semplice da passare inosservato: il Grande Mandato riguarda le persone, e dunque Paolo andò dove si concentrava la maggior parte della popolazione. La predilezione di Paolo per la città non lo rese tuttavia uno “snob” di città. Al contrario, dato che Efeso era il centro dei commerci di tutta la provincia dell’Asia Minore, ciò significava che i canali utilizzati per la circolazione dei beni e dei servizi potevano contemporaneamente essere utilizzati per portare il vangelo in altri paesi e città della regione tramite i nuovi convertiti. E’ per questo che “tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la parola del Signore”, anche se non c’è scritto che Paolo visitò le città della provincia come Colosse e Laodicea (Atti 19:10b; Colossesi 1:5-7, 2:1). Vale inoltre la pena osservare lo spostamento strategico di Paolo (sebbene inizialmente dovuto alle circostanze) dall’interno delle mura della sinagoga per pochi alla scuola aperta a tutti di Tiranno. Il commentatore biblico David Peterson fa notare che l’uso di Paolo di questa scuola e delle persone colte con le quali si relazionò gli permise di attirare l’attenzione di un più ampio gruppo di persone della città che indagavano sul cristianesimo. Finché rimase nella sinagoga, era limitato a raggiungere solo una certa sottocultura della città che difficilmente rispecchiava cosa significasse vivere a Efeso. L’inclusione flessibile di Paolo era rivolta a eliminare alle barriere culturali che impedivano alle persone di poter udire il messaggio, non al contenuto del messaggio stesso. Quando le persone arrivarono, il messaggio del “Regno di Dio” predicato nella sinagoga (Atti 19:8) divenne la “Parola del Signore” insegnata nella scuola di Tiranno. Secondo David Peterson, andare per tre anni dove si trovavano le persone ed essere ragionevolmente flessibile nei suoi metodi ebbero per conseguenza “l’influenza [missionale] più vasta fin qui testimoniata in Atti”. Anche se crediamo fermamente e necessariamente nell’opera della provvidenza di Dio per la diffusione del vangelo, dobbiamo anche credere alla verità che il suo Spirito opera attraverso la nostra pianificazione intenzionale e alla nostra risposta alle circostanze.

Preparati per la battaglia

Nel mezzo del coinvolgimento culturale, della pianificazione strategica, del reperimento dei fondi e delle responsabilità amministrative, può essere facile dimenticare di pensare al Grande Mandato da un punto di vista cosmico, ossia in termini di battaglia. Il diffondersi della “Parola del Signore” in Atti rappresenta la rivendicazione territoriale del regno di Dio sul regno delle tenebre. Le battaglie sono caotiche. Le battaglie contro gli idoli lo sono ancora di più. Dover affrontare l’imponente figura di Diana e ciò che essa rappresentava a Efeso (Atti 19:35) non è una cosa di poco conto. Paolo stava affrontando gli idoli dei cuori degli Efesini e gli idoli culturali della loro città. Il nostro compito di fondatori di chiese non è meno diverso. Quando rispondiamo alla chiamata di stabilire nuove chiese nelle città, la formazione di fiorenti comunità di amore nelle quali i membri si prendono cura gli uni degli altri e rendono conto delle loro vite gli uni con gli altri, e dove gli idoli dell’approvazione, del successo, della sicurezza e del benessere sono stati sconfitti dalla potenza del vangelo non passa inosservata nel regno del nemico, e provoca sempre una reazione. Poiché l’idolatria è il peccato originario, è l’arma più efficace in mano a Satana per mantenere le persone alienate da Dio. Il ministero del vangelo, tuttavia, libera persone e culture da questa fortezza, riconciliandole a Dio, attirando così l’attenzione di un nemico adirato. Mentre Paolo cominciava a testimoniare del successo del vangelo attraverso conversioni, miracoli, guarigioni, esorcismi e vocazioni trasformate (Atti 19:12-13, 17-19) il nemico reagisce con le frecce gemelle dell’inganno (Atti 19:13-17) e della persecuzione (Atti 19:23-41). E’ una vecchia tattica che continua a utilizzare fino ai nostri giorni. Mentre Paolo sperimentò l’inganno di falsi esorcismi, noi potremmo sperimentare falsi insegnamenti come il vangelo della prosperità, il deismo terapeutico moralista o diverse forme sincretistiche del vangelo. Mentre Paolo sperimentò la persecuzione nel tumulto di Efeso, anche noi potremmo sperimentare minacce fisiche alla nostra vita o emarginazione culturale, il ritiro del sostegno finanziario o perfino attacchi alla nostra salute. Di conseguenza, come fondatori di chiese dobbiamo essere preparati alla battaglia che ci sta dinanzi. Nel mezzo dell’inganno costante e della persecuzione Paolo, non senza lacrime, non smise di annunciare il vangelo in pubblico e privatamente con umiltà (Atti 20:18-21). Mentre ci impegniamo nelle nostre città, dobbiamo essere diligenti a individuare sia gli idoli del cuore sia quelli della cultura, denunciando la loro incapacità di soddisfare o di salvare. Dobbiamo diventare competenti nel conoscere come il vangelo parla a questi idoli in particolare, in modo che la nostra predicazione e il nostro pastorato penetrino in essi. Non dobbiamo cessare di pregare in questo combattimento spirituale. Farlo rivelerà solo che anche noi siamo colpevoli di avere eretto i nostri idoli della conoscenza e del pragmatismo. Paolo, che voleva evitare questo pericolo, chiese preghiere quando scrisse del combattimento spirituale ai credenti di Efeso (Efesini 6:18-19).

Riposa nella vittoria di Cristo

Combattere può essere però stancante, specialmente se stai fondando in centri urbani del Medio Oriente, Europa Occidentale o zone post-cristiane degli Stati Uniti dove occorre tantissimo tempo prima che il frutto del vangelo possa essere raccolto. Come posso sapere che la mia fatica non è vana e che Satana non sta vincendo questa battaglia cosmica? Da dove viene la potenza per perseverare nella missione? Quando Demetrio iniziò ad attizzare il fuoco della rivolta che infine divampò, egli fece notare che se gli Efesini non fossero stati attenti, il vangelo che Paolo predicava non solo avrebbe screditato il loro commercio e il loro tempio, ma avrebbe anche privato Diana “della sua maestà” (Atti 19:27). Demetrio non aveva mai proferito una verità più accurata in tutta la sua vita! In risposta a questa minaccia dice agli altri essenzialmente questo: “Non possiamo e non dobbiamo permettere che ciò accada”, perché è obbligo e dovere degli adoratori di Diana preservare la maestà della loro dea. Su questo punto la differenza con il cristianesimo non potrebbe essere più abissale. I seguaci delle altre religioni si adoperano per salvare la maestà dei loro dèi. Nel cristianesimo, Dio in Cristo perse la sua maestà per la salvezza del suo popolo. E nel fare questo egli combatté la Grande Guerra Cosmica contro il diavolo e il suo regno, infliggendo loro una sconfitta definitiva ed eterna. Adesso, noi suoi discepoli che siamo mandati a fondare chiese, possiamo affrontare fiduciosamente le battaglie perché la guerra è stata vinta. Il nostro successo è radicato nel suo, e la nostra missione avrà successo perché è una semplice estensione della sua missione vittoriosa (Giovanni 20:21). Anche noi, come Paolo, non dobbiamo badare alle varie persecuzioni che dovremo soffrire o alla moltitudine di inganni che pervadono le nostre città. Esse non sono la misura della nostra vittoria. Dobbiamo invece guardare allo stesso vangelo che proclamiamo come unica fonte della nostra potenza, del nostro successo e del nostro incoraggiamento.


Femi Osunnuyi è il Pastore Guida di City Church, Lagos ( Nigeria) e membro del Leadership Team del Network Acts 29 Regioni Emergenti. Puoi seguire Femi su Twitter @femionzion