I rifugiati in Italia? Una grande opportunità.

L'esperienza di una chiesa.

 

Qui in Italia, il tema dell’immigrazione ha dominato le recenti elezioni politiche nazionali. I partiti che hanno raccolto la maggioranza dei voti sono stati quelli che hanno avuto le reazioni più dure (e spesso più negative) contro l’ondata di persone che sbarcano sulle nostre coste. Un noto politico ha definito i rifugiati “una bomba a orologeria pronta a esplodere” e ha “promesso” di espellere le 600.000 persone da poco arrivate. Alcuni politici hanno conquistato il voto populista creando un’atmosfera di minaccia imminente (che però è solo immaginaria).

La popolazione italiana si è pronunciata così: “Questi rifugiati (per motivi di guerra o economici) non sono esseri umani da accogliere. Sono un problema da eliminare”.

Ma pur tra un’ostilità crescente, il vangelo avanza.

Contesto locale

 Un fratello dalla Guinea che ci aiuta nel laboratorio di saldatura

Un fratello dalla Guinea che ci aiuta nel laboratorio di saldatura

Anni fa, le nostre piccole comunità missionali chiesero al Signore di guidarle e di usarle in vista dei flussi migratori attesi in quel periodo. Avevamo un’idea molto vaga di quello che sarebbe successo. Nessuno di noi poteva immaginare quanto queste migrazioni di massa avrebbero cambiato il volto dell’Italia.

All’inizio del 2016 abbiamo conosciuto un nigeriano giovane, alto e allegro che stava cercando lavoro nella nostra città. Ci pregò di andare a trovarlo nel campo profughi, che era stato allestito in un convento medioevale sul fianco di una montagna. Alcuni membri della nostra chiesa, incuriositi, si recarono al campo e trovarono una serie di vecchi dormitori e una piccola tendopoli che ospitava più di 200 uomini provenienti da una decina di nazioni. L’ondata migratoria era cominciata.

Per la grazia di Dio, il nostro amico nigeriano è diventato poi un nostro fratello nigeriano. Al suo battesimo ha testimoniato che il primo uomo bianco ad abbracciarlo in vita sua è stato uno dei credenti italiani della nostra chiesa. Non fu un soccorritore o un operatore sociale ad abbracciarlo dopo il suo viaggio rischioso, ma un credente italiano che voleva dimostrargli un vero benvenuto frutto del vangelo della grazia.  

Continuando a visitare i campi profughi ci siamo resi conto dei bisogni presenti al loro interno, che sembrano essere infiniti. Ora abbiamo una squadra che ogni settimana serve due campi diversi con oltre 800 rifugiati. Gli ambiti di servizio della squadra includono la riparazione di biciclette, corsi di lingua italiana, counseling, assistenza per i documenti, collocamento lavorativo, formazione tecnica qualificata e organizzazione di eventi.  

Oltre alla formazione, la nostra chiesa svolge due studi biblici settimanali nei campi. Offriamo passaggi per venire ai culti nella nostra chiesa ogni domenica. Abbiamo fornito ai migranti Bibbie, vestiti, lenzuola, coperte, biciclette e altro.

Life Labs

 Profughi che imparano a saldare.

Profughi che imparano a saldare.

Il nostro progetto più recente e più entusiasmante (“Life Labs”) è partito all’inizio di questo mese. Con questo progetto (che era in cantiere da 17 mesi) vogliamo insegnare agli uomini a saldare e a brasare. Il nostro primo laboratorio mobile farà da aula di lavoro all’interno dei campi profughi.

La lavorazione del metallo è molto richiesta nel nostro territorio, e alla maggioranza dei rifugiati piace lavorare con le loro mani. Ma senza la necessaria formazione lavorativa, linguistica, tecnica e in tema di sicurezza, i rifugiati non potranno avere le qualifiche necessarie per essere assunti dalle fabbriche italiane.

Così, in collaborazione con formatori italiani certificati, i profughi imparano la parte teorica e pratica nei loro due anni di permanenza nel campo. L’entusiasmo è tanto e il morale è davvero alto. La dignità e l’autostima fornite dal corso di formazione lo rende un investimento prezioso.

Mentre formiamo queste persone, si creano amicizie profonde, e questo poi ci dà una grande opportunità di testimoniare il vangelo.

La nostra doppia “Crisi”

Da un punto di vista umanitario, l’ondata migratoria è una crisi. Il gran numero di migranti che si riversano in Italia richiede una solida rete di infrastrutture, il che non fa ben sperare per una nazione già sottoposta a un’enorme pressione. I migranti arrivano qui con un bisogno disperato di cibo e di riparo, ma questi non sono i loro unici bisogni. Portano con loro anche grandi pesi di tipo spirituale e sociale.

Ci siamo imbattuti in diversi problemi che non fanno altro che rafforzare lo stereotipo sui rifugiati e che danno un alibi alla popolazione generale per non interessarsi a loro. Infatti, siamo spesso spettatori di abitudini distruttive e delle conseguenze del culto degli antenati, traumi mentali e fisici, guerra, spiritismo, teologia della prosperità, avidità, pigrizia, diffidenza, traffico di esseri umani, perdita/abbandono della famiglia, analfabetismo, devianza sessuale, furti, paura paralizzante, e di una miriade di altri problemi.  

Come se non bastasse, molti migranti saranno costretti a lasciare i campi nei prossimi mesi quando terminerà la fase di prima accoglienza. Questo significa che, pur avendo un permesso di soggiorno temporaneo per rimanere in Italia, si ritroveranno del tutto inadeguati per gli standard italiani dell’impiego.  

Purtroppo, una volta costretti a lasciare i campi, la condizione dei migranti può solo peggiorare. Non possono affittare una casa, guadagnarsi da vivere, sostenere le loro famiglie in patria, o far ricongiungere la loro famiglia in Italia.

Come cristiani, sappiamo che il bisogno più grande di un migrante (come quello di tutti noi) è Cristo. E’ per questo motivo che abbiamo bisogno di chiese sane che mettono il vangelo al centro e che proclamano Cristo amando e accogliendo questi migranti che arrivano in Italia. Siamo molto di più che un programma di aiuti umanitari; le chiese dovrebbero essere degli “accampamenti spirituali” per tutti i “rifugiati” sfollati a causa del peccato, qualunque sia la loro provenienza o il colore della loro pelle.

Una crisi costruttiva

Invece di considerare quella dei rifugiati una crisi, la vediamo come un impulso da Dio a fondare chiese in regioni dove gli italiani e gli immigrati si accolgono gli uni gli altri come se fossero una medesima famiglia di stranieri e pellegrini in Cristo. Solo la potenza del vangelo può veramente unire i cittadini italiani e gli stranieri. In Cristo, i due possono diventare uno (Efesini 2:14).

Tra l’altro, il network per la fondazione di chiese di cui facciamo parte (“Impatto” - Acts 29 in Italia) sta attualmente formando e valutando uomini arrivati in Italia in passato pure loro come immigrati, e che ora stanno rispondendo alla chiamata di fondare chiese. Questi uomini desiderano tanto che la chiesa accolga i migranti al loro arrivo.

Che Cristo possa essere onorato fondando chiese in tutta Italia nel mezzo di questa crisi costruttiva.

 

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Rob Krause è il pastore guida di Serenissima, un chiesa in Italia appartenente al network Acts 29. Rob e la sua famiglia sono impegnati nella fondazione di chiese in Italia settentrionale da più di 20 anni. Rob aiuta a valutare e a formare fondatori di chiese in Italia. E’ anche il coordinatore Europeo della contestualizzazione per Crosslands Seminary.