Dio ha tanto amato il mondo, che ha mandato te

Molto tempo prima di creare il mondo, Dio Padre era pronto a mandare il suo unigenito Figlio sulla terra. Egli lo amava “prima della fondazione del mondo” (Giovanni 17:24), eppure anche allora sapeva quanto il bambino nato a Betlemme avrebbe sofferto.

Siamo certi che il Padre lo sapesse perché i nostri nomi sono scritti “prima della fondazione del mondo nel libro della vita dell’Agnello che è stato immolato” (Apocalisse 13:8). Prima che Dio piantasse il primo pino, la storia del Natale era già stata scritta. Prima che illuminasse il sole, aveva già iniziato a scavare il terreno che un giorno avrebbe ospitato la croce. Egli ha sempre saputo che un giorno Gesù sarebbe diventato uomo e che infine avrebbe sparso il suo sangue.

Riesci a immaginare l’onnisciente e onnipotente autore della vita e della storia preparare suo Figlio per vivere come uno di noi e per morire una morte unica in tutto il suo orrore? Anche la nostra più fervida immaginazione assomiglierebbe a degli scarabocchi su un tovagliolo se paragonata con l’intimità che Padre e Figlio condividevano nella divinità da un’eternità prima che iniziasse la storia, addirittura prima che si potesse misurare il tempo.

Dio ha tanto amato Suo Figlio

E’ colui che è stato mandato a farci intravedere il modo meraviglioso in cui il Padre lo ha preparato:

“Io do la mia vita per le pecore. Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce. . . . Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:15-18).

Il Figlio venne sulla terra ripieno dell’amore del Padre. Quando il Padre riversò il suo amore su di noi, al costo straziante del suo Figlio, non amò di meno suo Figlio. Anzi, lo amo’ ancora di più a causa del suo sacrificio. Gesù disse: “Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi” (Giovanni 10:17). L’amore di Dio per suo Figlio non lo trattenne dal mandare suo Figlio per salvarci. L’amore per il Figlio spinse Dio a mandarlo.

Il Padre mandò Gesù con un amore ineguagliabile, e con un potere incomparabile. Gesù disse: “Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla” (Giovanni 10:18). Il Padre si servì di tutta la potenza del cielo per questa missione, e la affidò all’umile bambino di Nazaret. Egli non gli fece mancare nulla. Gesù, che era un uomo come noi sotto ogni punto di vista, poteva affermare una cosa scandalosa e inimmaginabile: “Tutte le cose che ha il Padre, sono mie” (Giovanni 16:15). Per quanto abbia sofferto come uomo, non è venuto sulla terra a mani vuote; egli portava con sé l’universo. Venne come Dio.

Ma pur con l’amore sconfinato e l’autorità incontestabile di suo Padre, egli fu mandato per morire. Rifletti sul grande valore del vero significato del Natale espresso da queste parole: “Io do la mia vita per le pecore. . . . Io depongo la mia vita. . . . Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Giovanni 10:15, 17-18). Il Padre non ha solo mandato Gesù per rivestire un corpo di carne, ma per deporlo. Lo Spirito concepì un Cristo che doveva essere crocifisso, e lo fece per pecore erranti e perdute — per me e per te. Gesù fu mandato per perdere tutto affinché noi potessimo essere arricchiti di ogni cosa. Egli si fece povero — nella sua nascita, nella sua vita e nella sua morte — affinché noi potessimo diventare eredi della sua ricchezza celeste (2 Corinzi 8:9).

Mandato con amore, mandato con autorità, mandato per morire. E per salvare.

Come il Padre ha mandato me

La meraviglia e l’importanza del Natale — un mandare nascosto nella mente di Dio prima della fondazione del mondo, un mandare attorno al quale ruota e dipende ogni evento storico — attribuisce a una frase di Gesù un significato sconvolgente. Egli prega al Padre:

Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo” (Giovanni 17:18).

Non c’è niente di paragonabile al Creatore dell’universo che manda nella sua creazione lo splendore della sua gloria e l’impronta della sua essenza. Fino a quando Gesù manda te. Dopo essere risorto dai morti, egli lo ripete ancora prima di ascendere al cielo: “Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi” (Giovanni 20:21). Come il Padre ha mandato il Figlio — decretandone la venuta prima della fondazione del mondo per dimostrare l’infinita bellezza, forza e valore di Dio, affinché pagasse per i peccati di gente da ogni tribù, lingua, popolo e nazione, con i destini delle vite di miliardi e miliardi di persone appesi a un filo — così il Figlio ora manda noi.

Come il Padre ha mandato il Figlio a compiere una missione specifica e grandiosa, così il Figlio ci ha mandato in un mondo che ha bisogno di speranza (Giovanni 17:21, 23). Come il Padre ha mandato il Figlio con parole sublimi da annunciare, così il Figlio ci ha dato qualcosa da dire, un Signore da adorare e un mandato a cui ubbidire (Giovanni 17:14; Matteo 28:19-20). Come il Padre ha mandato il Figlio per soffrire per amore, così il Figlio manda le sue pecore in mezzo a tanti lupi (Matteo 10:16). Come il Padre ha posto dinanzi al Figlio la gioia, così il Figlio ha promesso di darci la sua stessa gioia (Giovanni 17:13), ora in parte, e la pienezza per l’eternità. Come il Padre ha mandato il Figlio con amore, così il Figlio ha amato noi (Giovanni 15:13), e con questo suo amore ci manda nel mondo.

Dio ha tanto amato il mondo

Noi non siamo discesi dal cielo, ma in Cristo non siamo di questo mondo. Gesù dice di me e di te: “Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Giovanni 17:16). Ma anche se né Gesù né noi siamo di questo mondo, per il momento egli ci ha messi qui. Gesù prega: “Io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo” (Giovanni 17:11). Egli non è più nel mondo, ma noi lo siamo. Invece di rimanere nel mondo per condurre a sé tutte le pecore che non sono ancora del suo ovile, egli ascese al trono dell’universo per dirigere la missione, e ci ha mandati per seguire le sue orme. Dopo aver portato a termine una volta e per sempre la sua missione di redenzione (l’opera che solo lui poteva compiere) egli ci ha affidato il compito di raccontare al mondo intero quello che egli ha fatto.

Egli dice ai suoi discepoli: “Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli” (Matteo 28:18-19). Come aveva sentito dire al Padre “Va’”, ora egli manda noi nel mondo, e ci manda con la sua autorità, con le sue parole, con il suo aiuto, con la sua gioia e con la sua presenza: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:20).

A quali persone Dio ti ha mandato? I membri della tua famiglia, i tuoi vicini di casa, i tuoi colleghi di ufficio non sono un frutto del caso. Ponendo queste persone vicino a te, Dio nel suo amore le ha messe molto vicine al perdono, alla speranza e alla gioia. Queste persone non erano vive cento anni fa, ma lo sono ora. Non vivranno più lì tra cento anni, ma ci vivono ora. Dio ha messo ogni persona nella tua vita per la sua gloria (Atti 17:26-27), proprio come ha guidato tutta la storia umana per migliaia di anni prima della venuta di Cristo — e poi ti manda esattamente dove ti trovi — con parole e con gioia, con amore, per soffrire, per parlare e per salvare.

Questo Natale, nel celebrare ancora una volta il più grande dono che ci sia stato mandato, ricorda che Dio ha tanto amato il mondo, che ha mandato anche te.


Marshall Segal (@marshallsegal) scrive per desiringGod.org, di cui è anche direttore esecutivo. E’ l’autore di Non ancora sposati. Trovare la vera gioia nelle relazioni sentimentali (Adi-Media, 2017). Si è laureato al Bethlehem College & Seminary. Lui e sua moglie hanno un figlio e vivono a Minneapolis.

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