Dio è cresciuto in una città dimenticata

Il Vecchio Testamento non cita mai Nazaret.

Pensiamo a tutte le genealogie e ai racconti storici, e a quella che pare (almeno a noi oggi) un’attenzione inusuale per il territorio, la geografia e i luoghi. Troviamo tanti nomi propri, ma nemmeno un riferimento a questo insediamento agricolo situato in una regione nota per il suo anonimato.

Nazaret era una città ignota, dimenticata, fuori mano anche per la Galilea. Quando il candido Natanaele interrogò un amico su Gesù, espresse il comune sentire dei Giudei del primo secolo (Giovanni 1:46): Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?

Ma è qui, in questa città addormentata, che la storia di suo padre e di sua madre ebbe inizio, ed è qui che fecero ritorno. Erano Nazareni. E fu solo una questione di tempo prima che questo divenne il nomignolo che i suoi nemici, oltre ai demoni, avrebbero utilizzato per gettare ombra sulla sua credibilità.

“Gesù di Nazaret”.

Trent’anni di oscurità

I suoi genitori si recarono a Betlemme in occasione del censimento. Nacque nella nobile Betlemme, ma non è lì che sarebbero rimasti. Maria e Giuseppe fecero ritorno alla loro città natale (Matteo 2:23). Dopo aver portato il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, “tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città” (Luca 2:39).

Dopo la sua memorabile visita al tempio a dodici anni, anche Luca ci dice che Gesù discese da Gerusalemme con i suoi genitori. E lo fece veramente. Partire da Gerusalemme voleva dire “discendere” — non solo in senso geografico ma sociale. Nonostante ciò, come a volerci dare un assaggio del tema dello svuotamento di se stesso nella sua incarnazione, il Figlio di Dio “discese con loro e andò a Nazaret” (Luca 2:51).

All’infuori dei riferimenti del Nuovo Testamento, sappiamo poco o nulla di attendibile sull’antica Nazaret a causa dell’oscurità che la avvolgeva. Personalità illustri del primo secolo non ne conoscono l’esistenza o ne parlano poco, almeno non in documenti sufficientemente interessanti da essere stati preservati per noi.

Tuttavia, nel piano saggio e inteso a svergognare il mondo che Dio aveva per suo Figlio, un aspetto della sua vita di umiltà e di sottomissione ai suoi genitori consisteva nel lasciare il brusio del tempio della grande città, il punto focale dell’attività e del fermento della nazione, e “scendere” nella piccola Nazaret, per vivere trent’anni di oscurità. Lì sarebbe rimasto fino all’arresto di Giovanni il Battista (Matteo 4:13). Nazaret non significava solo una vita più isolata, rurale e sperduta rispetto a una vita “in alto” a Gerusalemme, ma “Nazareno” sarebbe diventato uno stigma che lo avrebbe accompagnato per il resto della sua vita.

Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?

“Andarono a Nazaret”

Nazaret godeva una reputazione piuttosto scarsa tra i Giudei, ma al di fuori di Israele, la città non era nemmeno conosciuta. Il che spiega perché gli evangelisti dovevano far capire dove si trovasse Nazaret — una città della Galilea — quando la citano per la prima volta (Matteo 2:23; Marco 1:9; Luca 1:26).

Oggi cantiamo della piccola città di Betlemme, ma Betlemme, per quanto fosse modesta se paragonata a Gerusalemme, aveva un nome che offuscava quello di Nazaret. Betlemme era una città con una storia. Era, infatti, “la città di Davide”. Nazaret? Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?

Durante la sua vita terrena, per quanto ne sappiamo, Gesù non si autodefinì mai “Gesù di Nazaret”. Solo in rare occasioni i suoi seguaci lo chiamarono in quel modo (Giovanni 1:45). Solitamente era chiamato così dalle folle che non lo conoscevano (Matteo 21:11; 26:71; Marco 10:47; Luca 18:37) o dai suoi nemici: demoni (Marco 1:24; Luca 4:34), falsi testimoni (Atti 6:14), e i soldati che vennero con il traditore per arrestarlo (Giovanni 18:5, 7). E benché in molti lo disprezzassero per la sua città di origine, perfino i suoi compaesani Nazareni lo rifiutarono ben presto, e lo cacciarono fuori dalla città per farlo precipitare dal ciglio del monte (Luca 4:28-30).

Ogniqualvolta troviamo il suo nome sulle labbra di nemici che vogliono usarlo in senso dispregiativo, aspettiamoci di sentirlo chiamare “Gesù di Nazaret”. E se il commento di Natanaele e il veleno di demoni e detrattori non fosse abbastanza, Pilato lo inscrisse sullo strumento della sua tortura: “Gesù il Nazareno, il Re dei Giudei” (Giovanni 19:19). Egli umiliò se stesso fino alla morte, e alla morte della croce, anche come Nazareno.

La gloria di Nazaret

Ma la storia di Nazaret non termina nel disonore. Suo Padre ritenne opportuno non solo redimere una razza decaduta, ma anche un nomignolo ignominioso, quando fece risorgere il Nazareno dai morti. Ora il Cristo risorto è veramente il “Gesù di Nazaret”, non nell’ignominia ma in una gloria incomparabile.

La prima volta fu l’angelo alla tomba: “Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato; non è qui” (Marco 16:6). Per più di tre decenni, il nomignolo “Nazareno” era stato un’amara pregustazione della sua prossima crocifissione. Ora però la situazione si è capovolta. Ora ha il gusto dolce della gloria.

Presto anche Pietro ebbe il palato trasformato dallo Spirito Santo, e quello slogan divenne un elemento fisso del suo ministero. Il Signore dell’universo, crocifisso e risorto, non era altri che “Gesù di Nazaret” (Atti 2:22). Pietro guarì uno zoppo “nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno” (Atti 3:6) e annunciava il suo nome a tutti quelli che lo ascoltavano (Atti 4:10). Anche a Cesarea egli andò a predicare ai Gentili che Dio aveva unto “Gesù di Nazaret” (Atti 10:38).

Poi la rivelazione giunse a Paolo di Tarso, che avrebbe poi confessato: “Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno” (Atti 26:9). Qui anche lo stesso Gesù — l’unica volta nel Nuovo Testamento in cui egli si identifica con Nazaret — assunse il nuovo titolo onorifico quando apparve sulla via per Damasco. “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti” (Atti 22:8).

Dio è cresciuto a Nazaret

Dio è cresciuto in una città dimenticata della Galilea. Egli discese da Gerusalemme, umiliò se stesso, scese nella tomba, e poi portò Nazaret in alto con sé nel suo trionfo. Quanti di noi oggi, con l’immaturità di un adolescente, alberghiamo nel nostro cuore un leggero disprezzo per le nostre Nazaret, immaginando nella nostra arroganza impunita di essere ascesi ad altezze più grandi delle nostre umili origini? Ma Dio è all’opera nelle nostre Nazaret, e può redimere i giorni e i decenni che ci sembra aver sprecato.

Quanto è bello sapere che il nostro Signore, essendo pienamente Dio e uomo perfetto, non scelse la grande città alla prima occasione che ebbe, né pretese di abitare dove si svolgevano tutti gli affari della nazione. Egli passò invece la quasi totalità della sua vita e del suo ministero pubblico lontano dalla ribalta di Gerusalemme, umiliando se stesso in Galilea, in una città dimenticata dagli uomini chiamata Nazaret.

La risposta alla domanda di Natanaele è un “sì” enfatico. Non solo può venire qualcosa di buono da Nazaret, ma il meglio in assoluto. E poiché al nostro Dio piace ottenere il meglio nei posti più inaspettati, forse non dovremmo essere sorpresi quando fa diventare i luoghi dimenticati delle nostre storie le vie che egli ha scelto per condurci al nostro bene supremo.


David Mathis (@davidcmathis) è il capo redattore del sito desiringGod.org, pastore della chiesa Cities Church a Minneapolis/Saint Paul, e professore aggiunto al Bethlehem College & Seminary. E’ l’autore di “Le abitudini della Grazia. Dilettarsi in Gesù attraverso le discipline spirituali” (Adi-Media).

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