Cinque lezioni teologiche da un distributore automatico

“Un uomo può imparare molto tenendo gli occhi aperti”.

Charles Spurgeon pronunciò queste parole ai suoi studenti di teologia nel XIX secolo, incoraggiandoli ad estrarre ogni goccia di illustrazione dalla vita quotidiana, cosa nella quale egli eccelleva. Pensiamo all’analogia di Spurgeon del sole. Invece di essere un semplice ammasso di idrogeno ed elio posto al centro del nostro sistema solare, esso è un’immagine della centralità di Dio: “Tutte le verità della rivelazione e dell’esperienza si muovono in gloriosa armonia e ordine intorno alla grande sfera centrale, il divino Re sovrano dell’universo, Dio sopra tutti”.

Mi attrae il pensiero secondo cui tutta la vita è infusa di significato e di metafore spirituali. Esse sono sempre lì, e aspettano soltanto di essere scoperte da un osservatore attento. Ecco Spurgeon in un’altra lezione ai suoi studenti:

Dio ha creato tutte le cose che esistono nel mondo in modo che esse ci facciano da maestri, essendovi qualcosa da imparare da ognuna di esse; e come uno studente che non frequenta tutte le lezioni a cui deve essere presente non sarà mai uno studente diligente, così chi non impara da tutte le cose che Dio ha creato non otterrà mai tutto il cibo di cui la sua anima ha bisogno.

Seguendo il consiglio di Spurgeon, possiamo sviluppare la capacità di vedere le verità bibliche dappertutto mentre svolgiamo le nostre attività quotidiane. La teologia ci strizza l’occhio mentre togliamo le erbacce dal giardino, puliamo la casa, lavoriamo ad un progetto, cresciamo i nostri figli, guardiamo un film, e osserviamo i fiumi. La saggezza ci saluta in ogni pagina del libro di Dio e in ogni aspetto del mondo di Dio. Vivere con gli occhi spalancati alla verità rafforza la lettura della Bibbia.

Cinque illustrazioni da un distributore automatico

Il fatto che la teologia si possa trovare in luoghi inaspettati mi ha colpito mentre una domenica mattina prima di predicare stavo rivedendo le note del mio sermone. Rinchiuso in una sala relax al piano superiore del nostro locale di culto, mi soffermai a guardare il distributore automatico che si trova nell’angolo. Mentre osservavo i prezzi luminosi al suo interno, notai un sacchetto di patatine che reclamizzava orgogliosamente: “Ora con il 30 per cento in meno di grassi idrogenati!” La mia lezione di teologia iniziò proprio lì, con cinque illustrazioni che mi vennero in mente.

1. Siamo tentati a sbandierare la nostra giustizia esterna.

L’ironia di quel sacchetto di patatine—che pubblicizzava del cibo indiscutibilmente poco sano spacciandolo per buono—rispecchia la tendenza umana a darci un nuovo nome e dichiararci moralmente “nuovi e migliorati”, nonostante una vita interiore compromessa. Ma Dio non è interessato alla pubblicità sulla confezione. La crescita spirituale va celebrata, ma come mettere meno olio nelle patatine fritte non le rende sane, una buona condotta (o una condotta meno cattiva) non giustifica una persona davanti a Dio. L’etichetta nutrizionale di un cristiano recita semplicemente: “Ora realizzato con il 100 per cento della giustizia di Cristo”.

2. Abbiamo bisogno di redenzione.

All’interno di un distributore automatico, ogni snack è tenuto prigioniero da una bobina di acciaio, ed è incapace di lasciare la sua prigione, a meno che qualcuno inserisca delle monete nell’apposita fessura per liberarlo. I cristiani sono simili. Prima di conoscere Cristo, il peccato ci teneva prigionieri nella sua morsa d’acciaio, fino a quando il nostro Salvatore ci ha acquistato con il suo sangue (Galati 3:13-15; 1 Corinzi 6:20).

3. La nostra elezione è intenzionale.

Quando compri una merendina da un distributore automatico, prima devi scegliere esattamente quale vuoi, poi digitare la sua combinazione numerica sul tastierino. In modo simile, Dio non tira fuori il suo popolo a caso da un mucchio: ogni salvezza è intenzionale, non arbitraria. Egli ci ha eletti prima della fondazione del mondo (Efesini 1:4). Prima di salvare le nostre anime, egli conosceva i nostri nomi.

4. Dobbiamo guardarci da un mondo di piaceri che svuotano l’anima.

Al college, quando lo stress degli esami di metà semestre iniziava a farsi sentire, il mio compagno di stanza saltava la cena in mensa e si procurava un pasto improvvisato dal distributore automatico al piano di sotto. Si trattava di una misura occasionale per permettergli di superare le nottate di studio, ma quelle delizie piene di sodio e cariche di zucchero non sono in grado di nutrire una persona per tutta la sua vita. Questo mondo abbonda di contraffazioni culinarie —come lo snack di “frutta” fatto con zero frutta—che si spacciano per cibi corroboranti ma che alla fine ci riempiono di conservanti, grassi e zuccheri. Così è per le cose spirituali: ci sono molte cose che attirano l’occhio ma non nutrono (Giovanni 4:13-14). Non permettere che del cibo scadente con etichette fuorvianti ti allontani dal Pane della Vita (Giovanni 6:35).

5. Dobbiamo lasciarci il mondo alle spalle.

Perché uno snack lasci il distributore automatico, esso deve cadere dal suo finto-trespolo illuminato, giù nell’abisso oscuro, prima di essere prelevato e portato alla luce nel mondo reale. È un viaggio spaventoso per un dolcetto abituato a starsene seduto tranquillamente nello stesso ambiente. La decisione di arrendersi a Cristo è altrettanto spaventosa. Ti strappa da qualsiasi fondamento di orgoglio, ti fa scendere e ti abbassa nell’umiltà, poi ti catapulta nella luce del giorno dove sei completamente esposto. Il tuo vecchio involucro viene dolorosamente squarciato e sostituito da una nuova identità (Luca 9:23; Galati 2:20). Col tempo, scopriamo che la vita all’aria aperta è molto più libera della vita dentro una confezione.

Obiezioni

Per alcuni, questo potrebbe sembrare un esercizio frivolo o troppo astuto. Potresti pensare che stia esagerando. Una volta ho letto che i predicatori dovrebbero essere “chiari, non creativi”. Recentemente un amico ha lasciato la sua chiesa perché il suo pastore raccontava “troppe storie”. In effetti, illustrazioni fantasiose o storie divertenti distolgono troppo spesso l’attenzione da una chiara esegesi. Spurgeon ci avverte di questo pericolo: “Che le vostre metafore  . . . spieghino il significato del testo, altrimenti sono come idoli muti, che non devono avere posto nella casa del Signore”.

Ma come ho scritto altrove, una buona illustrazione attira le persone alle Scritture, non lontano da esse. Essa punta i riflettori sul testo, non sull’insegnante. Liquidare le illustrazioni come intrattenimento superficiale significa ignorare la strategia degli autori biblici, ognuno dei quali utilizza storie, metafore, simboli e parabole per comunicare la verità. Trovo che le illustrazioni siano un aiuto prezioso specialmente per chi è nuovo nella fede. Le lampadine si accendono. La fede viene rafforzata. Quando il significato del testo è la tua priorità, chiarezza e creatività sono alleati, non nemici.

Tieni quindi gli occhi aperti, sapendo che la Terra con tutto ciò che essa contiene è del Signore (Salmo 24:1). I buoni osservatori sono anche buoni adoratori. Che tu stia avvitando bulloni in un’autofficina, scalando le Alpi, o scegliendo uno snack in un distributore automatico, sii un osservatore instancabile che rifiuta di lasciarsi sfuggire momenti di adorazione.


Will Anderson (MA, Talbot School of Theology) vive a Orange, California, con sua moglie, Emily, e sua figlia, Callie. È uno specializzando in fondazione di chiesa della Southlands Church.

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