Un fondatore di chiese che si brucia

E’ facile deridere un “pastore celebrità”, più difficile è imparare da uno di essi. Le stelle cadenti attirano l’attenzione per un po’, suscitano una reazione, per poi svanire. Sul momento, la nostra riflessione traccia una rovinosa parabola: il pastore parte con un’ambizione per il regno di Dio, la sua influenza cresce (la qual cosa deve avergli dato alla testa), per poi precipitare rovinosamente. Ma questa parabola non si compie nel giro di un giorno.

Individuare il fuoco

Dopo qualche anno di ministero come fondatore di chiese, cominciai a notare che molti pastori andavano in esaurimento a causa del ministero e lasciavano le loro chiese. Alcuni lasciarono per sfinimento, altri per fallimento morale, e alcuni, onestamente, perché avevano seguito la sirena dell’ambizione anziché la chiamata dello Spirito.

Mi feci un nodo alla Windsor, misi il cappotto, entrai in macchina con mia moglie, e mi diressi in chiesa. Prima della cerimonia funebre, notai la moglie e il figlio, in disparte, distrutti dal dolore. Partecipare al funerale di un fondatore di chiese, morto per suicidio, mi rese consapevole più che mai che la mia era una chiamata a rischio, e che anch’io avrei potuto subire un destino simile.

Cominciai a riflettere più profondamente sulle motivazioni del mio ministero ed esaminai le inclinazioni del mio cuore. Durante quel periodo lessi Leading on Empty di Wayne Coirdero, che mi aiutò a riconoscere i segnali fisici dell’esaurimento. Uno di essi è la mancanza di motivazione, anche per le cose che ti piace fare. Nel suo libro, Coirdero rimarca che la perdita della motivazione può essere il risultato del superlavoro e di poco riposo. Superlavoro è lavorare quando il tuo corpo ti dice di riposare. Significa accendere lo schermo del tuo portatile di notte, quando i nostri corpi stanno cercando di spegnersi. Ciò abbassa i livelli di serotonina e adrenalina, ormoni necessari per una produttività efficace. Non siamo stati creati per andare a tutto gas per tanto tempo.

Giunsi al mio ultimo impegno di conferenziere dell’anno, e chiesi al pastore ospitante di parlare con lui nel suo ufficio. Condivisi che, benché mi sentissi esausto, avevo fiducia che Dio avesse una parola per la sua gente. Ma non ero convinto di poter continuare su questi ritmi. Chiesi preghiere, e la sua chiesa rispose con un livello di ospitalità che non avevo mai visto prima. Presi nota del loro esempio per me stesso e per la nostra chiesa. Ma l’ospitalità, com’è ovvio, richiede presenza, in più di un modo.

Quando tornai a casa, confessai a mia moglie e ai nostri leader che avevo accettato di parlare a troppe conferenze per quell’anno. Mia moglie, preziosa collaboratrice nel ministero e donna di discernimento, aveva approvato tutti gli impegni come conferenziere. Ma nemmeno lei era al corrente del tributo che essi richiedevano. Di conseguenza, rinunciai ad assumere impegni come conferenziere per circa un anno e mi concentrai solo sulla mia famiglia e sulla mia chiesa. Questo mi fece ricordare quanto può essere bello il ministero locale. Era diventata un’incombenza noiosa.

Se hai la tendenza costante a sottrarti dalle cose che per te sono difficili (forse dal counseling o dalla predicazione, dipende dal pastore), potrebbe essere un segnale che stai servendo con le tue forze. Se stai lavorando troppo, i punti di forza che hai per natura piano piano diventeranno debolezze. Quando diventi consapevole di queste cose, sarai tentato a ritirarti dalle responsabilità senza parlarne con gli altri. Resisti a questa tentazione. Umilia te stesso per cercare unità nelle tue azioni.

L’esaurimento si può prevenire, ma il pastore è responsabile di come reagisce allo stress causato dal ministero, dalle aspettative della congregazione, e dalle richieste esterne. Più di ogni altra cosa, egli deve essere consapevole della patologia spirituale che porta all’esaurimento.

Scottare  

Che cos’è l’esaurimento? E’ una malattia che si contrae, e che si cura semplicemente evitando di esserne contagiati? Spesso dietro al nostro superlavoro si nascondono le lusinghe della ricerca di significato. Spinti a voler fare la differenza “nel Regno”, sacrifichiamo il nostro Re per sentirci importanti agli occhi degli altri. Il loro applauso solletica le nostre orecchie più del significato silenzioso che abbiamo in Dio.

Oppure, possiamo “surriscaldarci” perché abbiamo cercato a tutti i costi l’approvazione della congregazione. Può essere difficile gestire le diverse aspettative all’interno della chiesa, ecco perché è fondamentale ricordarci la cosa più importante che Gesù si aspetta da noi: ricevere il suo ministero della Parola e godere la sua presenza in preghiera. Alla fine, le nostre abitudini rivelano i nostri cuori. Forse dovremmo chiamare l’esaurimento “scottatura”, il carbonizzare gli appetiti spirituali da un idolo che scotta troppo per essere maneggiato.

Comunione nel segreto

Illuminato dai segnali di avvertimento, acquistai di nuovo familiarità con le abitudini vivificanti. Sapendo che la creazione mi dà gioia, cominciai a fare delle passeggiate lungo la banchina vicina a un lago che costeggia la nostra città, a pregare a voce alta, e ad ascoltare Dio. Stavo di più in ginocchio, laddove di solito faccio fatica ad avvertire la grandezza di Dio stando seduto o in piedi. Tornai anche a leggere un libro di devozioni quotidiane che negli anni mi aveva benedetto molto. Mentre lo leggevo, mi imbattei in una citazione che cambiò la mia vita:

L’amore per Dio può essere un bel sentimento. Può essere sincero e capace di ispirare un santo ardore, mentre l’anima è ancora estranea alla comunione con l’eterno, e ignorante del cammino segreto con Dio.

Un leader entusiasta non è necessariamente un leader contento. Abraham Kuyper, che nella sua vita è riuscito a fare molte cose apprezzabili, ci ricorda che è possibile amare i concetti di Dio senza amare Dio stesso. Possiamo avere passione per il ministero del vangelo e non averla per il Signore del vangelo. Possiamo diventare estranei alla comunione segreta con Dio perché siamo andati a letto con amori da meno.

Possiamo predicare, guidare e far crescere una chiesa tutto questo nel nome di Gesù senza conoscerlo intimamente. Riflettere su questo mi ha portato a un profondo ravvedimento, e le sagge parole di Kuyper continuano a ripresentarsi alla mia mente e a guidarmi. Fino a questo giorno, la mia percezione della vicinanza di Dio va e viene, ma egli è sempre presente ed è sempre con me. Nel profondo del mio cuore, so che il mio bene è stare vicino a Dio, non di amare il concetto che ho di lui, la sua chiesa o la sua missione.

I segni dell’“esaurimento” si notano ben presto. Per chi è disposto a fare attenzione, c’è molto da guadagnare, non solo per noi stessi ma anche per quelli che guardano cadere le stelle. Nessuno è immune dall’esaurimento, ma chiunque lo può prevenire.


Jonathan K. Dodson (M.Div, Th.M) è il pastore fondatore di City Life Church in Austin (Texas) che ha fondato con sua moglie, Robie, e un piccolo gruppo di persone. Hanno tre figli. E’ anche il fondatore di Gospel Centered Discipleship.com e autore dei libri Gospel-Centered Discipleship, Raised? Finding Jesus by Doubting the Resurrection e The Unbelievable Gospel: Say Something Worth Believing. Gli piace ascoltare M. Ward, fumare la sua pipa, guardare film di fantascienza e seguire Gesù.

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Jonathan K. Dodson