Quando ogni speranza sembra perduta - Il Venerdì Santo

Introduzione di Jonathan Gilmore:
Buona Pasqua! Un saluto consueto, di rito, quasi meccanico. Ma c’è di più, qualcosa molto profondo. E’ davvero una ‘buona’ Pasqua. Questo è un periodo in cui noi abbiamo l’opportunità di meditare sulla profondità di quanto è successo, ma anche di cogliere il periodo dell’anno per portare il vero significato agli altri. Una grande opportunità missionale. La croce, la tomba, la gloria - il vangelo! L’articolo che segue sottolinea un aspetto della Pasqua. Qualcosa su cui meditare. Qualcosa da abbracciare. Qualcosa che ridefinisce il nostro vivere. Un elemento per cui questa Pasqua è davvero una ‘buona’ Pasqua.


Adoro la Pasqua. E’ il giorno di festa più bello, quando insieme intoniamo il grido d’esultanza: “Egli è risorto; è risorto davvero!”


Ma quando penso al Venerdì Santo, il mio cuore si sente mancare. Ricordiamo il giorno più angoscioso di tutti, quando il peccato offuscò il mondo e il male sembrò trionfare. Alcuni anni fa, stavo sprofondando in una cupa depressione. La mia vita era grigia. Piangevo per un nonnulla, e a volte senza nessun motivo. Stavo per essere risucchiata da un buco nero, e mi sentivo del tutto incapace di arrestare la mia caduta.

Molte cose nella mia vita erano andate in rovina. Mio marito aveva abbandonato la nostra famiglia, e le nostre figlie avevano deciso che Dio non era reale. Erano arrabbiate e disilluse, e sfogavano le loro frustrazioni in casa. La mia salute stava peggiorando, tanto che non riuscivo nemmeno a prendermi cura di me stessa, figuriamoci di due figlie adolescenti. Avevo raggiunto uno dei punti più bassi della mia vita. Mentre in passato avevo goduto una profonda relazione con Dio, ora facevo fatica a credere che Dio mi amasse. Il mio dolore incessante mi aveva convinto che la mia situazione non sarebbe mai cambiata. In poche parole, mi sentivo disperata.


Gli amici cercarono di aiutarmi come meglio potevano. Mi portavano cibo, pregavano con me e mi incoraggiavano ad andare avanti. Apprezzavo i loro sforzi, ma nonostante ciò continuavo a sentirmi oppressa e scoraggiata. Non mi piaceva parlare dei miei problemi perché nessuno poteva capire il mio dolore. Le persone care mi davano consigli, ma non ero in grado di riceverli.


Quando i sogni morirono

Una mattina decisi infine di raccontare ad alcuni amici come mi sentivo. Non avevo voglia di parlare, ma sapevo che era importante ricevere incoraggiamento dai credenti. Non volevo che il dolore che mi affliggeva mi allontanasse ulteriormente dalla comunione fraterna. Ma poco dopo aver cominciato a parlare, non riuscivo più a dire niente. Mi sentivo una stupida mentre stavo lì seduta a piangere. La consolazione degli amici, nonostante le loro buone intenzioni, mi sembrava vuota. Nessuno poteva aggiustare le cose. Cominciavo a domandarmi se nemmeno Dio poteva farlo. I miei amici erano seduti accanto a me, senza dir parola, mentre io piangevo. Dopo un lungo silenzio, un’amica parlò. Non dimenticherò mai le sue parole.

“Quando ti penso e prego per te, ho sempre in mente l’immagine dei discepoli e della madre di Gesù, Maria, che piangono ai piedi della croce. Si stringono insieme, cercando di consolarsi a vicenda e di dare un senso a tutto quello che era successo. Ma non c’è una logica per quello che era accaduto. Il cielo è buio. Ogni speranza sembra perduta. I loro sogni sono morti. Sembra che nulla di buono potrà mai venir fuori da tutto questo. Questo giorno, il Venerdì Santo, è il giorno più triste della loro vita. Ma c’è una cosa che non sanno . . . la Pasqua sta per arrivare”.


Dio non ha ancora finito

La Pasqua sta per arrivare.


Riuscii appena a capire il senso profondo di quelle parole. Nessuna delle altre parole dei miei amici mi aveva consolato. Ora una pace indescrivibile riempiva il mio cuore.
Certo. La Pasqua sta per arrivare.

Smisi di piangere. Non mi ero mai veramente messa nei panni dei seguaci di Gesù ai piedi della croce. La Scrittura dice solo: “Questo fecero dunque i soldati. Presso la croce di Gesù stavano sua madre e la sorella di sua madre, Maria di Cleopa, e Maria Maddalena” (Giovanni 19:24–25).
Non avevo mai pensato prima di allora cosa fosse stato il Venerdì Santo per gli amici di Gesù, quei seguaci che avevano riposto la loro fede e la loro speranza in Gesù, ma che ora lo vedono morire. Mentre pensavo a come i discepoli e Maria si dovettero sentire, sentii un legame con loro. Loro sapevano che cosa voleva dire sentirsi disperati. I loro sogni erano stati infranti. Le loro vite erano distrutte. Tutti i loro piani erano andati in rovina. Non avevano più niente cui aggrapparsi. In quel momento potevano vedere solo la parte del quadro che stavano vivendo allora. Era tutto quello che avevano.Come loro, non riuscivo a capire come Dio avrebbe potuto portare qualcosa di buono dalla mia situazione. Mentre permettevo a questa immagine del Venerdì Santo di toccare il mio cuore, mi resi conto che la mia storia non era ancora finita. Dio non aveva ancora finito la sua opera. Non tutte le speranze erano perdute.


Bellezza dalla cenere


Le parole della mia amica mi diedero una consolazione indescrivibile, ora come allora. Mi sono aggrappata a quel brano biblico, a quella scena presso la croce, per anni. Mi ha dato coraggio. Mi ha permesso di vedere la mia vita nella giusta prospettiva. Mi ha ricordato che Dio porta bellezza dalla cenere. Compresi che la mia sofferenza era temporanea; un giorno sarebbe finita. La mia sofferenza aveva un significato; non sarebbe andata sprecata. La mia sofferenza poteva glorificare Dio; alla fine sarebbe stata per il mio bene. Anche se è un’esperienza che risale a diversi anni fa, non dimenticherò mai quel giorno. Mi ha dato speranza, non che le mie circostanze sarebbero cambiate da un giorno all’altro, ma che il cambiamento era possibile. E un giorno sarebbe arrivato.
Mi ha anche ricordato che quello che guardo è solo un’istantanea, un fotogramma del film della mia vita. Non ho nessuna idea di ciò che mi aspetta. Forse la mia notte del pianto è finita e sta per sorgere l’alba, che porta con sé un’ondata di gioia indicibile. O forse le mie lacrime non sono finite. Forse la notte continuerà ancora per un altro po’.
Ma una cosa so:

la Pasqua sta per arrivare.


Vaneetha Rendall Risner è una scrittrice freelance che collabora periodicamente con Desiring God.  Ha un blog all’indirizzo danceintherain.com (ballare sotto la pioggia, N.d.T.), anche se non le piace la pioggia e non ha nessun senso del ritmo. Vaneetha è sposata con Joel e ha due figlie, Katie e Kristi. Lei e Joel vivono a Raleigh (Carolina del Nord). Vaneetha è l’autrice del libro The Scars That Have Shaped Me: How God Meets Us in Suffering.
(https://www.desiringgod.org/articles/when-every-hope-seems-lost)