Perdono: Cos’è e cosa non è

“Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo” (Efesini 4:32)

“La maggior parte del terreno che Satana conquista nelle vite dei cristiani”, scrisse Neil Anderson, “è dovuto alla mancanza di perdono” (Bondage Breaker, 194). Non potrei essere più d’accordo. Non è difficile immaginare il motivo, una volta capito che la mancanza di perdono alimenta amarezza, risentimento, ira, ostilità, e perfino disperazione. Non c'è niente di più importante di sapere cos'è e cosa non è il perdono. Mi propongo in questo studio di considerare prima di tutto cinque miti sul perdono; ossia cinque bugie su ciò che significa perdonare un'altra persona alle quali molti di noi hanno creduto. Poi passerò a esaminare cinque verità sul perdono, o cinque elementi essenziali senza i quali il vero perdono non potrà mai realizzarsi.

Cinque miti sul perdono

1. Contrariamente a quanto è stato fatto credere a molti, perdonare non significa dimenticare.

“Perdona e dimentica”, ci è stato detto molte volte negli anni. È una bella frase, ma molto fuorviante. Perché?

Prima di tutto, Dio non dimentica, malgrado ciò che tu pensi che Geremia 31:34 sostenga (“Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato”). Il linguaggio del profeta è metaforico, immaginifico, volto a evidenziare la misericordiosa determinazione e risolutezza di Dio a non considerarci responsabili del nostro peccato. Egli ha cancellato il debito e non ne esigerà mai il pagamento. Se Dio potesse letteralmente “dimenticare”, ciò pregiudicherebbe la verità della sua onniscienza. Dio ha e avrà sempre la conoscenza di tutte le cose, ma ha promesso di non usare mai il nostro peccato contro di noi o di trattarci come se la realtà del nostro peccato fosse presente nella sua mente.

Secondo, “perdona e dimentica” è psicologicamente impossibile. Non appena decidi di dimenticare qualcosa puoi essere certo che, nella maggior parte dei casi, quella cosa resterà in cima ai tuoi pensieri coscienti. Tutti dimentichiamo delle cose, ma lo facciamo involontariamente con il passare del tempo. La vita, l’esperienza e la vecchiaia tendono a cancellare certe cose dalla nostra memoria, ma questo è raramente se non mai il caso dei peccati che sono stati commessi contro di noi e delle ferite che abbiamo patito.

Terzo, pensare che per perdonare sia necessario dover dimenticare può essere emotivamente devastante. Supponiamo che Jane per due mesi riesca a dimenticare di essere stata tradita dalla sua amica Sally. Se la sta cavando bene e non ha ripensato al peccato di Sally. Poi qualcuno dice a Jane che Sally ha fatto la stessa cosa con Mary, e lei si ricorda immediatamente l’offesa che lei stessa ha dovuto patire. All'improvviso si sente piena di colpa per non essere riuscita a dimenticare. Quello che pensava di avere dimenticato per sempre ora riaffiora involontariamente e si sente un fallimento totale per non aver “veramente” perdonato la sua amica. Quel che è peggio, ora si sente ipocrita per aver promesso di dimenticare, solo per provare di nuovo rabbia e risentimento nei confronti di Sally. Jane non solo è emotivamente distrutta, ma ora capisce quanto sia impossibile dimenticare veramente qualcosa di così doloroso. Questo la renderà estremamente riluttante a perdonare di nuovo qualcuno, perché sa di non essere capace di farlo.

2. Perdonare qualcuno non significa non sentire più il dolore arrecato dalla sua offesa.

Nella maggior parte dei casi, l'unico modo per non sentire più il dolore è diventare insensibili, e l’unico modo per diventare insensibili è uccidere le emozioni. Ma dei robot privi di passioni non possono amare veramente Dio o il prossimo. Questo è forse il motivo principale per cui le persone sono riluttanti a perdonare. Sanno di non poter evitare di sentire la ferita che il peccato ha procurato loro e non vogliono essere falsi dicendo di avere perdonato quando nel profondo del loro cuore sanno di non averlo fatto.

Supponiamo che Barbara scopra che suo marito Bill abbia avuto una relazione con un'altra donna. L’agonia e il profondo senso di tradimento sono intensi. Benché Barbara cerchi consulenza da più parti, alla fine si separa dal marito per un periodo. Dopo la loro riconciliazione, lei lo perdona, ma partendo dal presupposto che per lei farlo significa non dover più sentire il dolore del suo adulterio. Poi una sera vede Bill sorridere e parlare con un'altra donna in chiesa. Sebbene non fosse nulla di più che un’innocente amicizia, l'angoscia e il sospetto di un suo tradimento riaffiorano improvvisamente nel suo cuore. Si rimprovera e mette in dubbio la sua sincerità: “Che cosa mi succede che non riesco a guarire da questa cosa?” Barbara deve imparare che il dolore dovuto al tradimento del marito probabilmente non sparirà mai del tutto, ma questo non significa che lei non lo abbia perdonato veramente.

3. Perdonare qualcuno che ha peccato contro di te non significa rinunciare al tuo desiderio di giustizia.

Stanne pur certo: la vendetta non è una cosa malvagia! Se lo fosse, Dio stesso sarebbe nei guai, perché, come ci dice Paolo: “Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all’ira di Dio; poiché sta scritto: «A me la vendetta; io darò la retribuzione», dice il Signore” (Romani 12:19). Il desiderio di giustizia è del tutto legittimo, è il cercare di ottenerla da se stessi che non lo è. Lascia che sia Dio a occuparsi di chi ti ha offeso, come egli vorrà e nel momento opportuno. È molto più bravo di te o di me in questo.

Il senso di tutto ciò è che perdonare non significa dover ignorare il torto che hai subito o negare che ti è stato fatto del male. Perdonare non significa chiudere gli occhi davanti alle atrocità morali e fingere che non ti hanno ferito o che non è importante se chi ti ha offeso sia chiamato a rispondere delle sue azioni o meno. Né ti si chiede di sminuire la gravità dell'offesa, o di dire agli altri: “Oh, non ci fate caso; dopotutto non è stata una cosa così grave”. Perdonare significa semplicemente decidere di lasciare che sia Dio a fare vendetta. Egli è il giudice, non tu.

Spesso rifiutiamo di perdonare gli altri perché pensiamo erroneamente che farlo significherebbe minimizzare il loro peccato. “E questo non è per nulla giusto! Mi ha ferito sul serio. Se perdono, chi si prenderà cura di me e sosterrà la mia causa e curerà le mie ferite?” Dio lo farà. Non dobbiamo mai accettare la bugia che perdonare significhi che il peccato sia sminuito o ignorato o che il colpevole non sia chiamato a rispondere delle sue azioni. Perdonare significa che scegliamo deliberatamente di lasciare che sia Dio a decidere come agire con la persona che ci ha ferito.

4. Perdonare non significa permettere a chi ti ha ferito di farti ancora del male.

Potrebbero ancora ferirti. Questa è una loro scelta. Ma tu devi fissare dei confini ai tuoi rapporti con loro. Il fatto che stabilisci delle regole per gestire come e fino a che punto interagire con questa persona in futuro non significa che tu non sia riuscito a perdonala sinceramente. Il vero amore non è mai complice del peccato altrui. L’offensore stesso potrebbe sentirsi offeso dal fatto che tu abbia fissato dei parametri alla vostra amicizia per evitare che lui ti faccia ancora del male. Potrebbe anche dirti: “Come osi? Questo dimostra solo che non eri sincero quando hai detto che mi avevi perdonato”. Non accettare di farti manipolare. Perdonare non significa dover diventare uno zerbino indifeso e passivo dei loro peccati reiterati.

5. Il perdono è di rado l’evento culminante di una sola volta.

È più spesso un processo che dura tutta la vita. Tuttavia, il perdono deve cominciare da qualche parte a un certo punto. Ci sarà indubbiamente un momento, un atto, quando con fermezza scegli di perdonare. Potrebbe anche essere un momento molto intenso emotivamente e spiritualmente che porta sollievo immediato; un senso di liberazione e di libertà. Ma ciò non significa necessariamente che non avrai più bisogno di doverlo fare ancora. Potresti aver bisogno di riaffermare a te stesso ogni giorno di aver perdonato quella persona. Ogni volta che la vedi, potresti dover dire: “Io, ricorda che hai perdonato _______!”

Potrebbero esserci anche altri miti sul perdono, ma questi probabilmente sono i più importanti. Ora concentriamoci sull'essenza del vero perdono.

Cinque verità sul perdono

L'apostolo Paolo ha detto nel nostro brano che dobbiamo perdonare “come” Dio ci ha perdonati in Cristo. La parola “come” indica due cose. Dobbiamo perdonare perché Dio ci ha perdonati. Ma dobbiamo perdonare anche come o nello stesso modo in cui egli ci ha perdonato. Come Dio ci ha perdonati in Cristo? Questo ci porta alle cinque verità sul perdono.

1. Dio in Cristo ci ha perdonati addossandosi le conseguenze rovinose e dolorose del nostro peccato contro di lui.

Jackie Pullinger è una missionaria e una fondatrice di chiese a Hong Kong la cui vita è narrata nella sua autobiografia, Chasing the Dragon. Un episodio particolare capitato durante i primi anni del ministero di Jackie illustra bene questo punto. Un giovane di nome Ah Ping si era affiliato alle Triads (bande che controllavano il crimine a Hong Kong) quando aveva solo dodici anni. Presto fu sostenuto economicamente da una prostituta quattordicenne. Quando Jackie si presentò e iniziò a mostrare misericordia e bontà nei confronti di Ah Ping e dei suoi compagni, lui le disse senza mezzi termini: “Faresti meglio ad andartene. Vattene via da qui. Siamo cattivi. Vattene in cerca di qualcuno che apprezzerà quello che stai facendo e che ti sarà riconoscente per la tua bontà. Noi ti faremo solo del male, ti sfrutteremo e ti maltratteremo. Perché resti? Perché ti interessi a noi?”. Jackie rispose: “Resto perché è quello che Gesù ha fatto per me. Nemmeno io lo volevo, ma lui non ha aspettato che diventassi buona e che lo desiderassi. Egli morì per me mentre io ero una sua acerrima nemica. Egli mi ha amata e mi ha perdonata. E ama anche te”.

“Impossibile!”, gridò Ah Ping. “Nessuno può amarci così. Noi violentiamo, facciamo risse, rubiamo e accoltelliamo. Nessuno può amarci”. Lei spiegò che Gesù non amava quello che facevano, ma che amava comunque i peccatori e che era disposto a perdonarli. Ah Ping era esterrefatto. Si sedette all’angolo della strada e ricevette Cristo come suo salvatore. Non molto tempo dopo la sua conversione, Ah Ping fu assalito da una gang di giovani e fu picchiato selvaggiamente con delle mazze. Quando i suoi amici giurarono vendetta, Ah Ping disse: “No. Sono un cristiano adesso e non voglio che reagiate”.

Che cosa trasformò Ah Ping? Come si spiegava la sua prontezza nel perdonare i suoi nemici? Fu l'aver capito che Gesù Cristo si era addossato le conseguenze dei peccati di Ah Ping.

Cos’è dunque il perdono? È decidere di vivere con le dolorose conseguenze del peccato di un'altra persona. Dovrai conviverci lo stesso, tanto vale farlo senza l'amarezza, il rancore e l'odio che minacciano di distruggere la tua anima.

2. Dio ci ha perdonati in Cristo cancellando il debito che avevamo con lui, vale a dire che non siamo più considerati responsabili dei nostri peccati o di dover pagare per essi per nessun motivo.

Cancelliamo il debito di chi ha peccato contro di noi promettendo di non parlarne più con chi ci ha offeso, con altri, o a noi stessi. Decidiamo gioiosamente di non rinfacciare mai più il peccato alla persona che l’ha commesso. Promettiamo di non ricordarglielo continuamente, servendocene per manipolarlo e umiliarlo. Promettiamo anche di non ricordarlo più agli altri per cercare di giustificare noi stessi o per sminuire la reputazione di chi ci ha offeso. Infine, promettiamo di non ricordarlo a noi stessi per autocommiserarci o per giustificare il nostro risentimento nei confronti di chi ci ha ferito.

3. Perdonare gli altri come Dio ci ha perdonati significa decidere di rifiutare la vendetta.

Come abbiamo notato prima, questo non significa smettere di desiderare che giustizia sia fatta. Significa che rifiuti, attraverso la grazia di Dio, di permettere che la rabbia e il dolore ti stimolino a esigere il pagamento da quella persona, sia in termini emotivi, relazionali, fisici, o finanziari. Significa anche che rifiuti di servirti delle sofferenze passate per giustificare il peccato d’oggi.

4. Perdonare gli altri come Dio ci ha perdonati significa che decidiamo di fare loro del bene anziché del male. Leggi in particolare Romani 12:17-21.

Ciò potrebbe significare compiere dei semplici gesti di cortesia, come salutarli calorosamente, di vero cuore, o portare loro un pasto quando sono ammalati, o altri normali gesti di compassione e misericordia. Quale ne sarà il risultato? Li sorprenderanno e li faranno vergognare.

Solitamente una persona pecca di proposito contro di te aspettandosi che tu reagisca nello stesso modo. Se lo fai, la tua reazione giustifica ai loro occhi il loro peccato iniziale contro di te. L'ultima cosa che si aspettano è una prolungata gentilezza e forza. Perciò quando il male è affrontato con il bene essi sono disarmati; rimangono colpiti e increduli. “La bontà”, scrive Dan Allender, “spezza l’incantesimo che il nemico cerca di gettare su di noi e lo rende inerme” (Bold Love). La speranza è che si possa aprire una porta nella vostra relazione che porti a un vero cambiamento di vita.

Reagire in questo modo fa anche vergognare quella persona. Non sto parlando di vergogna nel senso negativo della parola, come se tu cercassi di umiliarla. Al contrario, la tua speranza è di evidenziare la condizione del suo cuore, di rivelare le sue motivazioni, e di permettergli di vedere la malvagità della sua azione. Reagire al male con il bene costringe l’offensore a guardare a se stesso invece che a te. Quando la luce della tua bontà risplende nelle sue tenebre, queste ultime appaiono per ciò che sono in realtà. La vergogna che avvertirà per essere stato “smascherato” indurirà o intenerirà il suo cuore (dipende da come lui/lei sceglie di rispondere).

5. Dio ci ha perdonati in Cristo riconciliandoci a lui, ristabilendo il rapporto che il nostro peccato aveva distrutto.

Spesso evitiamo il perdono perché vogliamo evitare il conflitto. Andare da chi ti ha offeso e dire: “Ti perdono”, porta con sé un potenziale esplosivo. Potrebbero anche negare di avere peccato contro di te. Ma il vero perdono persegue le relazioni e il loro recupero. Il vero perdono non è soddisfatto della semplice cancellazione del debito. Brama poter amare nuovamente.

È importante ricordare due cose qui. Primo, la persona che ti ha offeso potrebbe rifiutare la tua apertura benevola e opporsi a ogni tentativo di riconciliazione. Ma questo in fin dei conti è al di fuori del nostro controllo. Come Paolo scrisse in Romani 12:18, la tua responsabilità è fare tutto ciò che è in tuo potere per essere in pace. Se rifiutano di essere in pace con te, la colpa è loro. Da parte tua almeno hai compiuto il tuo dovere davanti a Dio. Secondo, spesse volte quando la riconciliazione ha successo, i rapporti non tornano del tutto a com’erano prima che avvenisse l'offesa. Occorre molto tempo prima di recuperare la fiducia, la confidenza e la stima in un’altra persona dopo un grave peccato, e qualche volta non si recuperano più del tutto. Ma anche se ciò non dovesse accadere, questo non significa che tu non li abbia perdonati completamente.

In conclusione, nulla di tutto questo avrà senso per qualcuno che non ha sperimentato, ricevuto e gustato la gioia del perdono di Dio in Cristo Gesù. Se non perdoniamo come le Scritture comandano, forse il problema è la nostra ignoranza di quello che Dio ha fatto per noi in Cristo. È per questo che la chiave del perdono è la croce.


Questo articolo del Dott. Sam Storms è stato postato per la prima volta su Enjoying God Ministries. Ripostato con permesso.

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