Perché la nostra chiesa è ripartita da zero

Adoro il cibo di mia nonna. Nipote di schiavi messi in libertà diventati mezzadri, è cresciuta nel Tennessee dove ha imparato a ricavare il meglio con poco a disposizione.

Agli schiavi erano riservati gli avanzi, il cibo che ai loro padroni non piaceva, e quello che rimaneva in tavola. E’ così che dovevano prepararsi da mangiare. Ogni volta che assaggio il pane di mais, i condimenti e la torta di patate dolci di mia nonna, resto stupito sapendo che questi piatti sono preparati con pochi e semplici ingredienti.

Come nella cucina del Sud, alcuni dei migliori colpi di genio, soluzioni innovative e strumenti per il progresso della storia sono venuti da persone che avevano pochi mezzi a disposizione.

Il problema

Anni fa, mi sentivo spinto dal Signore a fondare una chiesa nella zona nord-occidentale di Detroit. Avevo vissuto lì tutta la mia vita, e il mio cuore soffriva per i perduti e gli emarginati della mia città. Dopo aver conosciuto Cristo, egli mi fece vedere l’aridità spirituale, la disperazione delle nuove generazioni, la mancanza di speranza e l’apatia che stavano distruggendo il mio quartiere. Sapevo che solo il vangelo di Gesù poteva cambiare questo stato di cose, come stava cambiando me.  

Dopo aver letto i libri suggeriti e aver partecipato alle conferenze richieste, avevo meno chiaro il compito in questione. Volevo che le persone conoscessero e seguissero Gesù, ma sentivo un conflitto per via di quello mi si insegnava su come “attirare le persone”, “svolgere un culto”, e “costruire sistemi”. Mi sembrava che mi venisse insegnato a edificare una chiesa più simile a un bus per feste che a un carro armato da guerra.

A oscurare ancora di più la mia visione c’erano le condizioni di Detroit. Benché siano molte le cose che amo della mia città—la sua ricca cultura, la straordinaria storia, gli abitanti forti e tenaci—stiamo affrontando dei problemi enormi: povertà e criminalità diffuse, un sistema scolastico in declino, corruzione nell’amministrazione pubblica, famiglie distrutte dall’abuso e dall’abbandono —queste sono alcune delle problematiche che costituiscono il tessuto della mia città.  

Fondare una chiesa in una delle città più povere e più colpite dalla criminalità degli Stati Uniti presenta una miriade di sfide particolari che molte volte mi lasciano con più domande che risposte.

La soluzione

Atti 2:42–47 si è rivelata la soluzione di cui avevo disperatamente bisogno. Dopo molto tempo e molta frustrazione, tornai al “tavolo di progettazione” della chiesa. Cercai di recuperare la visione: fondare una chiesa vangelocentrica che raggiungesse i perduti nella zona a nord-ovest di Detroit. Mi ricordai quello che stavo cucinando e semplificai la mia ricetta.

Dopo molta preghiera, digiuno e saggi consigli, io e mia moglie decidemmo di stravolgere la nostra chiesa e riorganizzarla. Ci eravamo resi conto che avevamo delle persone, ma non una chiesa. Ci riunivamo la domenica, ma c’erano poco discepolato e poca trasformazione. Avevamo iniziato a fondare la chiesa basandoci su quello che avevamo visto fare agli altri, non su quello che avevamo visto nella Scrittura.  

Abbiamo abbandonato i metodi non realistici per dipendere dalla preghiera. Ho dato la priorità alla predicazione, al discepolato e al ministero pastorale. Lo Spirito ci ha guidato a compiere piccoli passi di fede, come vediamo in Atti 2. E’ stato un periodo umiliante ma entusiasmante.

I fondatori di chiese sono chiamati a creare famiglie di fede radicate nel vangelo: famiglie che hanno guide spirituali devote, relazioni profonde e un discepolato intenzionale per raggiungere i perduti.

Rinuncia a te stesso

Dio mi ha aiutato a capire una cosa semplice ma che mi ha cambiato la vita: la sua opera non riguarda me. Mai. Il pastore che fonda una chiesa è chiamato a portare la sua croce, non ai “mi piace”, “seguimi su Twitter”, alla notorietà o al prestigio. Filippesi 2:3 è il comando di Paolo contro l’egocentrismo. E’ una parola che i fondatori di chiese hanno bisogno di ascoltare: “Non fate niente per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso”. Stimi gli altri superiori a te stesso?

I fondatori di chiese devono circondarsi di persone devote cui rendere conto. Fondare una chiesa non fa venir meno il bisogno di rendere conto, di ravvedimento e di incoraggiamento. La tua anima ha bisogno di guida, di correzione e di cura. Fondatore, non puoi fare questo da solo.

Mi resi conto che avrei dovuto ricoprire molti ruoli e responsabilità come fondatore principale. Ma nessuna delle mie responsabilità doveva far passare in secondo piano il mio ruolo di pastore. Nelle tempeste della fondazione di chiese dobbiamo aggrapparci al vincastro del nostro pastore.

Guidare una chiesa è un’attività umiliante. Spesso siamo costretti a dire “no”.

Dobbiamo imparare a delegare. Vediamo questo in Atti 6: gli apostoli designarono i diaconi per provvedere ai bisogni materiali delle vedove, in modo che essi potessero concentrarsi sui bisogni spirituali—la preghiera e la Parola. Dobbiamo capire che le nostre capacità sono limitate e “perfezionare i santi in vista dell’opera del ministero” (Efesini 4:12).

Un pastore non è un amministratore delegato. Il compito di un pastore è nutrire il gregge, cercare le pecore erranti, correggere le ribelli e consolare la malata e la ferita. Per fondare una chiesa bisogna essere fedeli nelle cose apparentemente ordinarie.

Il motivo di tutto

Circa due anni fa, un amico che lavora in un centro per gravidanze in crisi mi si avvicinò chiedendomi di incontrare un ragazzo che aveva un passato movimentato nella criminalità e che frequentava ancora brutti ambienti, ma che per qualche motivo era disposto ad ascoltarmi. Dopo molti incontri e molte lacrime—e dopo essere stati accolti a braccia aperte dalla nostra chiesa—lui e la sua ragazza si arresero a Cristo. La nostra congregazione pianse lacrime di gioia il giorno del loro matrimonio, che fu celebrato una domenica dopo il nostro culto.

Continuiamo a traboccare di gioia nel sentire altre storie come questa. Questo è al cuore di tutto: il vangelo che irrompe nelle tenebre e fa rivivere i morti. Questo è il motivo per cui fondiamo chiese.


Tyler St. Clair è il pastore guida di Cornerstone Church Detroit di Detroit, Michigan. E’ sposato con la sua migliore amica, Elita, e ha cinque stupendi figli. Puoi seguirlo su Twitter.