Perché carismatici e calvinisti hanno bisogno gli uni degli altri

Di solito avvocati presbiteriani in giacca e cravatta con i capelli bianchi non suscitano l’entusiasmo dei teenager, ma il Signor Z ci riuscì. Ogni settimana decine di ragazzi si incontravano a casa sua. Lui ci preparava da mangiare e ci lasciava distruggere la sua casa, guardare film, e giocare a pallacanestro. Ogni incontro culminava con uno studio biblico. Conobbi il Signor Z alle superiori perché fui invitato a casa sua per uno di questi studi. Continuai ad andarci per un anno. Questo improbabile mentore ci insegnò Efesini, spiegando questo meraviglioso libro versetto per versetto. Il suo amore per la Bibbia era contagioso, tanto che anch’io ne fui contagiato. Solo più tardi mi resi conto che avevo accettato interamente le dottrine della grazia—dottrine a me tanto care fino ad oggi.

Durante la mia maturazione come credente, tornavo spesso a Efesini. Come uno di quei sentieri più battuti amati dagli escursionisti, Efesini diventò il mio sentiero preferito da esplorare quando volevo imbattermi nella maestà sovrana di Dio. In quella epistola c’era però qualcosa che mi colpiva e che non avevo mai capito—qualcosa per cui Paolo pregava. Egli pregava che gli Efesini sapessero “qual è verso di noi che crediamo, l’immensità della sua potenza ” (1:19). Per quanto studiassi sodo, la potenza non era mai il risultato del mio impegno nello studio. Non questo tipo di potenza. Fino a quando non incontrai il Pastore J.

Il Pastore J era per molti aspetti simile al Signor Z. Entrambi uomini maturi, entrambi saggi, entrambi devoti, entrambi con un amore profondo per la Scrittura, ed entrambi dotati di una mente acuta. Il Pastore J aveva però dei doni diversi. Il Pastore J pregava per le persone, e le cose per cui pregava accadevano veramente. Il Pastore J parlava alle persone e diceva cose sul loro conto che nessun altro sapeva. Quando ebbi modo di conoscere il Pastore J, mi resi conto che questi erano doni spirituali. La mia vita fu cambiata un’altra volta, e accolsi il Dio che compie miracoli.

Questi due uomini—uno profondamente riformato, l’altro potentemente carismatico—personificano due parole che ormai mi descrivono. Sono un riformato carismatico. Con un piede sono ben piantato nel mondo storico riformato. Laureato al Reformed Theological Seminary, ho avuto professori di fama mondiale come John Frame. L’altro mio piede però è piantato altrove—nel mondo del movimento globale carismatico moderno. Ammiro lo zelo missionario del sud-est del mondo nonché la potenza spirituale e la fede che genera miracoli che esso rappresenta. E’ vero, la mia è una strana posizione da occupare nel mondo della chiesa. 

Dopo essermi diplomato e sposato, io e mia moglie ci trasferimmo a Edimburgo, Scozia, per fare parte di una squadra di fondazione di chiesa. Per cinque anni abbiamo lavorato a fianco di persone straordinarie, e fu in quel periodo che divenni estremamente grato per il Signor Z e il Pastore J. Pregavo per le persone, e miracoli accadevano. Lo Spirito usava le mie parole, e le persone si convertivano. Insegnavo il vangelo, adornato con tutte le dottrine della grazia, e vedevo che i miei studenti amavano queste dottrine come feci io quando mi furono mostrate anni prima a casa del Signor Z. Fu un’esperienza esaltante e illuminante. Poi mi trasferii a Boston per fondare un’altra chiesa. Qui, di nuovo, la potenza combinata delle dottrine della grazia e dei doni della grazia produsse i frutti della grazia che mi convinsero definitivamente che questi mondi, quello riformato e quello carismatico, hanno bisogno l’uno dell’altro.

I carismatici hanno bisogno di avere insegnanti accanto

Nella storia della chiesa, cose orribili sono successe quando coloro che hanno i doni di insegnamento sono rimasti separati (relazionalmente o strutturalmente) da coloro che hanno i doni “soprannaturali”. (Il mio scopo qui, per inciso, non è di convincere nessuno della continuazione di questi doni. Altri lo hanno fatto in questa sede). Questa separazione non è mai stata così evidente come oggi. E’ motivo di preoccupazione quando pentecostali/carismatici si riuniscono nelle loro conferenze, leggono i loro libri, rimangono nelle loro chiese, e non escono mai dal loro recinto. Questo tribalismo spiega come nascono e si alimentano alcuni errori davvero grossolani, di cui il vangelo della prosperità ne è l’esempio più evidente. Molte volte mi è capitato di ascoltare i miei fratelli pentecostali/carismatici e di pensare: Se solo guardassero più attentamente nelle Scritture, avrebbero potuto evitare questo problema. Come disse uno dei miei mentori: “Noi carismatici amiamo il fuoco della potenza di Dio, ma a volte con esso bruciamo le cose”.

Com’è stato notato spesso, l’esperienza carismatica può indurre cristiani sinceri e ben intenzionati in grave errore. Assurdità del tipo “Dio vuole sempre e solo benedirti e rendere la tua vita meravigliosa”, che è una delle dottrine più prevalenti, distrugge la nostra capacità di soffrire bene. Il movimento “Parola di Fede” è talvolta indistinguibile da una forma di magia compassionevole. Ma è qui che il profondo amore riformato per la Bibbia può venire in aiuto. O meglio, la questione è se noi siamo disposti ad andare in loro aiuto.

Anche i calvinisti hanno bisogno dei carismatici 

I calvinisti che restano dentro il loro recinto suscitano altrettanta preoccupazione dei carismatici che restano all’interno del loro. Sono assai grato per la recente esplosione d’interesse per la teologia riformata. Ero riformato prima che nei circoli riformati diventasse popolare farsi i tatuaggi, indossare camicie a quadri, e farsi crescere lunghe barbe, ma evidentemente è bello fare parte del giro che conta. Non inganniamoci però: il movimento riformato impallidisce rispetto ai numeri del Movimento Pentecostale/Carismatico Moderno (d’ora in poi, MPCM). Il MPCM è il movimento religioso che cresce più rapidamente nella storia della razza umana. Nel 1900, il numero di questi cristiani era statisticamente insignificante. Attualmente, il numero è di circa 700 milioni (si veda il libro di Allan Anderson “Global Pentecostalism”, un documento presentato alla Conferenza Teologica di Wheaton il 3 aprile 2015), o 1 ogni 3 credenti. Solo per mettere il fenomeno in prospettiva, è più del numero totale dei Buddisti circa 500 milioni), degli Ebrei (circa 14 milioni), e di tutte le religioni popolari (circa 400 milioni) nel mondo. Il MPCM non sta scomparendo, anzi. 

E non sta crescendo perché sono tutti eretici (molti di sicuro lo sono, ma non tutti). Stanno crescendo perché fanno discepoli. Per quanto noi calvinisti parliamo, pensiamo, e insegniamo bene sulla materia, i carismatici sembrano essere più avanti di noi. Per usare di nuovo la metafora del mio mentore, noi calvinisti sappiamo costruire un bellissimo caminetto, ma a volte facciamo fatica a mantenere acceso il fuoco. Potremmo imparare qualcosa dai nostri fratelli carismatici, se ne conoscessimo qualcuno.

Amare significa ascoltare, imparare, prendere l’iniziativa 

Quando sto con i miei amici del MPCM, spesso li sento fare il ritratto del calvinista dottrinalmente puntiglioso che odia i perduti. Quando invece sono in compagnia dei miei amici riformati, spesso li vedo fare il rogo rituale dell’uomo di paglia pentecostale che maneggia un serpente, parla in lingue e che chiede soldi.

Queste parodie mi addolorano, e credo che rattristino anche Dio.

Se vogliamo prendere Gesù sul serio quando dice “da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri”, allora noi calvinisti dobbiamo ascoltare i nostri fratelli del MPCM. Non sto proponendo il nome di Benny Hinn come oratore di una conferenza. Sto semplicemente suggerendo di ascoltare quello che i nostri amici ortodossi del MPCM stanno dicendo, e di non metterci a confutare quello che non stanno dicendo. L’amore ascolta il fratello, anche se non siamo d’accordo con lui. Dobbiamo andare oltre ai blog, oltre alle invettive su Facebook, e oltre ai commenti sparati sui social media. Dio ha fatto di tutto per relazionarsi con persone con cui era in profondo disaccordo. Potremmo pensare di fare lo stesso anche noi.

Pastore calvinista, porta il tuo compare carismatico fuori a pranzo. Instaura un’improbabile amicizia. Riconosco che molti lettori non sono continuazionalisti, e mi sta bene, ma se nella tua teologia c’è qualche posto per l’esercizio di questi doni oggi, ti incoraggio a prendere l’iniziativa. Ministro pentecostale, telefona al tuo fratello presbiteriano e andate a farvi una partita a golf. Potrebbe essere un’esperienza strana, ma entro la nona buca la vostra chiacchierata si rivelerà piacevole.

Amare significa pure impegnarsi a imparare gli uni dagli altri. Riesci a immaginare il bene esponenziale che si avrebbe se i carismatici imparassero l’esegesi da gente come Don Carson? Quale frutto per il regno potrebbe nascere se i calvinisti imparassero a esercitare la fede missionale come la nostra controparte del MPCM? A volte mi metto a fantasticare su quello che potrebbe accadere se la passione dei pentecostali per la potenza di Dio e la passione dei calvinisti per la Parola di Dio potessero essere unite per compiere l’opera di Dio. Il mondo potrebbe davvero vedere la gloria di Dio.

Per realizzare questo obiettivo dovremo prendere l’iniziativa. La storia della chiesa occidentale, soprattutto dopo la Riforma, è talmente segnata da separazioni, spaccature, e violente divisioni su differenze dottrinali secondarie che non sorprende se la nostra cultura crede che i cristiani creino divisioni. Noi che amiamo le dottrine della grazia dobbiamo prendere l’iniziativa nel mostrare grazia nei confronti di chi la pensa diversamente da noi. Possiamo prendere l’iniziativa perché il vangelo ci mostra che questo è esattamente il modo in cui Cristo ha trattato noi. Possiamo prendere l’iniziativa perché abbiamo a disposizione lo Spirito che rende possibile questa grazia in noi. Possiamo prendere l’iniziativa perché Dio sa che per compiere la sua missione dobbiamo lavorare insieme.

Carismatici e calvinisti hanno bisogno gli uni degli altri. Non dobbiamo essere d’accordo per andare d’accordo. Non dobbiamo scendere a compromessi con le nostre coscienze per provare a cambiare le cose. E non dobbiamo sacrificare la fedeltà biblica in cambio della potenza spirituale. Possiamo avere entrambe le cose, ma per averle entrambe dobbiamo trovare il tempo per stare insieme.

Il Signor Z e il Pastore J non si sono mai incontrati, ma potrebbero diventare buoni amici.

Forse potrei organizzare l’incontro.


Adam Mabry è il pastore principale della chiesa Aletheia di Boston (Massachusetts) dove vive con la moglie e i loro quattro figli. Adam ha una passione per la fondazione di chiesa, il ministero per gli studenti universitari e la missione nel mondo. Scrive, parla e fa da coach a fondatori di chiese in tutto il mondo, soprattutto attraverso il ministero di Every Nation. E’ autore del libro di prossima pubblicazione The Art of Rest: Faith to Hit Pause in a World That Never Stops (The Good Book Company). Puoi seguirlo su Twitter o visitare il suo sito internet.

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