La Speranza nei matrimoni difficili

Trascrizione Audio

Un’ascoltatrice che si chiama Angel ci scrive: “Pastore John, sono credente fin da piccola, e ho sempre voluto sposare un bravo marito cristiano che mi portasse più vicino a Dio, con il quale confidarmi e condividere la stessa fede. Tralascio tutti i dettagli su come sono arrivata a questo punto. Ho finito con lo sposare qualcuno che diceva di essere cristiano, ma che ha uno stile di vita contrario a quello fondato sui valori e sulla fede cristiana. Non so cosa fare. Lui non vuole divorziare, ed io non voglio vivere nel peccato. So che Paolo insegna che dobbiamo rimanere con il nostro coniuge non credente, ma le sue erano le parole di Dio? Non penso che il divorzio piaccia a Dio, ma non so se nemmeno il mio matrimonio gli piaccia”.

E’ una domanda di vasta portata, che racchiude in sé molti aspetti, per non parlare della tristezza e del peso che si avverte nella frase: “Non vi do tutti i dettagli”. Quindi, Angel, sappi che ho avuto sufficienti difficoltà nel matrimonio e ho ascoltato abbastanza persone con difficoltà per non prendere alla leggera nulla di quello che hai detto, e tutto quello che ho da dire, lo dico in completa serietà.

Che cosa dovremmo dire? La prima questione che devo affrontare sono le sue parole: “So che Paolo insegna che dobbiamo rimanere con il nostro coniuge non credente, ma le sue erano le parole di Dio?”. Non sono ben sicuro di ciò che Angel intendesse con quelle parole, ma voglio affrontare un problema che l’ascoltatrice potrebbe porsi, perché nel brano della Scrittura in 1 Corinzi 7 in cui Paolo insegna su questo soggetto, egli dice: “Non io, ma il Signore” in un caso (versetto 10) e “Io, non il Signore” in un altro (versetto 12). Mi domando quindi se Angel si stia chiedendo: “Paolo sta solo dando la sua opinione qui e queste non sono le parole di Dio?”. Leggo il brano e affronto la questione per qualche minuto.

E’ scritto in 1 Corinzi 7:10–11: “Ai coniugi poi ordino, non io ma il Signore, che la moglie non si separi dal marito (e se si fosse separata, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito); e che il marito non mandi via la moglie”. E poi parla del resto — questo è il versetto 12: “Ma agli altri dico io, non il Signore [e mi sto domandando se è questa la cosa che sta chiedendo Angel] se un fratello ha una moglie non credente ed ella acconsente ad abitare con lui, non la mandi via; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei, non mandi via il marito”. Questo è quello cui si sta riferendo l’ascoltatrice, e si domanda: Queste sono le parole di Dio o soltanto le parole di Paolo? Adesso elencherò quattro motivi perché credo che esse siano le parole di Dio e le parole di Paolo.

1) In Galati 2:7–8, Paolo fu riconosciuto come uno degli apostoli autorevoli del Signore risorto che parla da parte sua quando i Galati capirono, scrisse Paolo, che gli “era stato affidato il vangelo per gli incirconcisi, come a Pietro per i circoncisi (perché colui che aveva operato in Pietro per farlo apostolo dei circoncisi aveva anche operato in me per farmi apostolo degli stranieri)”. Paolo si riteneva uno degli apostoli autorizzati a parlare in nome del Cristo risorto, e gli altri lo riconoscevano come tale.

2) Alla fine di quest’unità (1 Corinzi 7:40), Paolo rivendica di avere lo Spirito di Dio in ciò che sta insegnando: “Credo di avere anch’io lo Spirito di Dio”. E lo ripete in tutto il capitolo.

3) In 1 Corinzi 14:37, Paolo scrive rivendicando in modo sbalorditivo di avere l’autorità del Signore quando afferma: “Se qualcuno pensa di essere profeta o spirituale, riconosca che le cose che vi scrivo sono comandamenti del Signore. E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori”. Pertanto Paolo rivendica con forza di poter parlare sulle questioni più pratiche con l’autorità di Cristo alla quale anche i profeti si devono sottomettere.

4) L’ultimo punto riguarda “non io, ma il Signore” e “Io, non il Signore”. “Io, non il Signore” si riferisce, credo, al fatto che in quel caso egli ha da dare un vero e proprio insegnamento esplicito dal Gesù storico come lo abbiamo noi nei vangeli, mentre nel secondo caso, quando sta parlando del matrimonio con un non credente, non ha alcun insegnamento esplicito dal Gesù storico nei vangeli. E dunque sta dicendo: “Vi sto dando la mia autorevole interpretazione apostolica su questo. Non ho nessuna citazione in merito da Gesù”.

In Marco 10:11–12 Gesù dice questo: “Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio”. Paolo ha dunque una parola chiara. Evidentemente aveva accesso alla tradizione orale di quello che poi fu documentato nel vangelo di Marco.

Ma poi si arriva alla domanda: “Bene, dicci se questo si applica al matrimonio con un non credente”. Puoi leggere tutti e quattro i vangeli e non troverai una sola parola di Gesù a riguardo. E quindi penso che Paolo stia dicendo: “Io, non il Signore” nel senso che il Signore ha parlato nella sua vita storica di questo argomento, e parla così: “se un fratello ha una moglie non credente ed ella acconsente ad abitare con lui, non la mandi via; e la donna che ha un marito non credente, s’egli consente ad abitare con lei, non mandi via il marito” (1 Corinzi 7:12–13).

Perciò quando Angel chiede: “E’ Dio che ha detto questo? E’ questa la volontà di Dio?” la mia risposta è: “Sì”. C’è un’altra cosa nella sua domanda che penso sia necessario trattare. Scrive: “Lui non vuole divorziare. Mio marito non vuole divorziare, ed io non voglio vivere nel peccato”. Vorrei sapere ciò che intendeva dire con queste parole. “Non penso che il divorzio piaccia a Dio, ma non so se nemmeno il mio matrimonio gli piace”. Vorrei sapere quello che intende quando dice: “Non voglio vivere nel peccato”.

Ora farò una supposizione. Questo è davvero importante. Presumo che non stai parlando del caso in cui la tua vita o quella dei tuoi figli è minacciata o di violenza fisica nei tuoi confronti. In quel caso, dovresti cercare di metterti al sicuro con l’aiuto dei tuoi amici e della chiesa, e dovresti fare ricorso alle autorità, ecclesiali e civili, per fermarlo. Supponiamo quindi che Angel non stia parlando di situazioni del genere quando dice che in qualche modo lei potrebbe essere coinvolta nel peccato.

Riguardo a quell’argomento generico, essere una buona moglie significa che lei debba farsi coinvolgere nel peccato? La mia risposta è che 1 Pietro 3:1–6 chiarisce bene che essere una moglie cristiana fedele e sottomessa non significa dover seguire tuo marito nel peccato. Il senso di quel brano è che una donna ha un nuovo Signore, Gesù, superiore a suo marito, e che lei sta cercando di guadagnarlo alla fede in Gesù.

Perciò se tuo marito ti sta chiedendo di fare delle cose che sono peccato, dovresti dirgli, umilmente, qualcosa del tipo: “Mi piacerebbe seguire la tua guida in questo matrimonio, ma quando mi chiedi di fare qualcosa che è peccato, è come se mi chiedessi di offendere chi ha un’autorità superiore alla tua sulla mia vita, vale a dire Gesù. E non posso farlo”. Penso che questo sia un modo per non vivere nel peccato che dimostra sottomissione.

Angel dice: “Mi chiedo se il mio matrimonio piace al Signore” — e questa è l’ultimo punto che affrontiamo. Dico solo che non dovresti chiederti troppo se il tuo matrimonio è gradito al Signore. Domandati invece se tu lo sei. Voglio offrirti qui solo alcuni incoraggiamenti:

1) Primo Pietro 3:1–6 descrive esattamente la tua situazione. Ti guida a guadagnare a Cristo un marito che non ubbidisce alla Parola. Non risponde a ogni domanda, lo so. Lascerà domande senza risposta, ma il Signore ce l’ha dato, ed è un dono per i nostri matrimoni.

2) Secondo incoraggiamento. Il Signore promette di darti tutta la grazia di cui ha bisogno per essere tu gradita a lui. “Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate per ogni buona opera” (2 Corinzi 9:8). Qualsiasi cosa tuo marito fa, pensa, o sente, Dio guarda solo alla tua vita per vedere se stai vivendo nel peccato, non a quella di tuo marito.

3) Il matrimonio è una parabola di fedeltà nel patto, non di felicità nel patto. La tua fedeltà ai tuoi voti matrimoniali è gradita al Signore a prescindere da quanta tristezza ci sia nel tuo cuore o nel suo. Esso racconta la verità. Questa fedeltà al patto (cioè il tuo matrimonio), sta raccontando agli altri la verità su Cristo e la sua chiesa, la verità di un Cristo e di una chiesa che mantengono il patto.

4) Le cose possono cambiare. Possono cambiare anche dopo molti anni. Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo … (Efesini 3:20). Perciò non far dipendere la tua fedeltà dal cambiamento di tuo marito, ma continua a sperare e a pregare per questo. Continua a bussare alla porta del cielo.

5) L’ultimo incoraggiamento che darei è questo: Anche se il tuo matrimonio non è all’altezza delle tue attese fino in fondo (e quale matrimonio non lo è?), Dio ricompenserà la tua fedeltà nell’età a venire mille volte tanto. “Ognuno, quando abbia fatto qualche bene, ne riceverà la ricompensa dal Signore” (Efesini 6:8). Tuo marito e i tuoi amici forse non hanno idea di quanti sacrifici hai fatto per amare tuo marito come meglio potevi. Ma Dio conosce ciascuno di essi, e dice che ne riceverai la ricompensa. Tutte le nostre prove ci producono un peso eterno di gloria (2 Corinzi 4:17).

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John Piper (@JohnPiper) è il fondatore e insegnante di desiringGod.org e rettore del Bethlehem College & Seminary. E’ stato per 33 anni il pastore della Bethlehem Baptist Church di Minneapolis, Minnesota. Ha scritto più di 50 libri, incluso “A Peculiar Glory”.