Fondare chiese in “Paradiso”

Come portare il vangelo in un quartiere ricco?

Ogni contesto ha le sue sfide, e fondare una chiesa in un quartiere ricco non fa eccezione. Ma ci sono anche opportunità speciali per vedere vite trasformate dal vangelo.

Contestualizzare

Nel suo libro Center Church, Tim Keller osserva:

Intendo proporre che gli stessi cristiani devono essere “lettere del vangelo” contestualizzate (2 Cor. 3:1–13). In altre parole, avremo un impatto per il vangelo se siamo come quelli intorno a noi, ma allo stesso tempo profondamente diversi e dissimili da loro, rimanendo al contempo molto visibili e coinvolti nelle loro vite.

Abbiamo cercato di essere “come” la cultura vivendo tra la gente della nostra città. Ciò vuol dire semplicemente che interagiamo con i nostri vicini, partecipiamo alla vita delle associazioni sportive in cui giocano i nostri figli, ci alleniamo regolarmente, e prendiamo parte ad altre attività ricreative. Facciamo queste “cose di tutti i giorni” con intenzionalità del vangelo.

Mentre viviamo le nostre vite normali di tutti i giorni con gli abitanti della nostra comunità, scopriamo quali sono le loro difficoltà nella vita. Capiamo quali sono le preoccupazioni maggiori nelle vite delle persone e quali sono i loro desideri più profondi, e così possiamo portare loro il vangelo. Il nostro desiderio è aiutare la gente a collegare la loro storia alla storia di Dio.

In una società che vive per il weekend, riunirsi la domenica diventa una dichiarazione di fedeltà.

Allo stesso tempo cerchiamo di essere differenti o “diversi” dalla cultura. In una cultura che adora la creazione, noi adoriamo il Creatore. Ciò ha implicazioni sul nostro modo di pensare alle relazioni, ai figli, alle finanze, alle attività ricreative, all’ospitalità e al tempo. In termini concreti, in una società che vive per il weekend, riunirsi la domenica diventa una dichiarazione di fedeltà.

Contribuire

In una cultura fatta di consumo, cerchiamo di incoraggiare a donare e a usare il nostro tempo, i nostri talenti e i nostri beni per promuovere i piani di Dio anziché i nostri.

Abbiamo la straordinaria opportunità di fare avanzare il regno di Dio vivendo vite generose e fondando chiese che fondano chiese in tutto il mondo.

Di nuovo, ci limitiamo a scoprire quello che alle persone piace fare, e lo facciamo assieme a loro con intenzionalità del vangelo.

In poche parole: scopriamo quello che alle persone piace fare, e lo facciamo assieme a loro con intenzionalità del vangelo.

Convinzioni

Queste sono le quattro convinzioni essenziali che ci hanno sostenuto fin qui:

1. Pazienza e perseveranza

I fondatori di chiese non sono in genere dei tipi pazienti. Tendono a essere persone motivate, laboriose e orientate ai risultati. Occorre però del tempo prima che la chiesa diventi stabile e matura.

Fondare chiese non è magico; non trasforma le persone da un giorno all’altro. Per la maggioranza delle persone, fondare chiese richiederà più impegno da parte loro di qualsiasi altra cosa di cui abbiano mai fatto parte.

Per la maggioranza delle persone, fondare chiese richiederà più impegno da parte loro di qualsiasi altra cosa di cui abbiano mai fatto parte.

Sii paziente e persevera.

2. Fedeltà

Dio ci ha dimostrato la sua grande fedeltà nel cercare di rispondere alla sua chiamata qui a Jupiter. Si può essere tentati di allestire uno spettacolo grandioso per riunire una folla, ma Dio ci chiede di essere fedeli, non di metterci in mostra. Vogliamo quindi essere fedeli nella preghiera, nel proclamare la sua Parola e nell’amare gli altri.

Sono una persona estroversa che ama molto essere attiva, ma se ripenso al primo anno di vita della nostra chiesa devo riconoscere che Dio non ha provveduto grazie al nostro fare, ma attraverso il nostro pregare.

Egli ha provveduto i luoghi per incontrarci al momento giusto; ha provveduto persone che servono con entusiasmo e gioia; ha soddisfatto i nostri bisogni finanziari, e ci ha dato delle amicizie profonde.

Dio ha provveduto continuamente in modi per niente legati ai nostri sforzi, ma solo alla sua fedeltà.

3. Coraggio

La fedeltà di Dio ci dona coraggio. Il coraggio di andare in quel posto. Il coraggio di iniziare quella conversazione. Il coraggio di invitare quella persona (e di ricevere l’ennesimo rifiuto). Il coraggio di chiedere sostegno finanziario. Il coraggio di proclamare il vangelo quando esso smaschera gli idoli di una cultura. Il coraggio di fare la domanda successiva quando vedi che qualcuno è afflitto. Il coraggio di essere visibili.

Questo coraggio non è venuto da noi stessi. Dio ci ha resi coraggiosi perché ci siamo affidati a lui (Giosuè 1:9).

4. Intenzionalità e consapevolezza

So che ci sono libri, metodi e ricerche che ci aiutano a conoscere meglio il nostro territorio e la sua gente. Abbiamo bisogno di questi strumenti, ma è altresì necessaria la consapevolezza che si ottiene solo con l’esperienza.

So che ci sono libri, metodi e ricerche che ci aiutano a conoscere meglio il nostro territorio e la sua gente. Abbiamo bisogno di queste cose, ma è altresì necessaria la consapevolezza che si ottiene solo con l’esperienza.

Nei Vangeli, Gesù è costantemente consapevole di coloro che gli stanno accanto e di cosa succede nelle loro vite. Egli era intimamente coinvolto nel disordine delle vite delle persone. Andava dagli altri portando la buona notizia, ricchi o poveri che fossero.

Vivi dunque tra le persone che ti stanno intorno con intenzionalità, e mentre lo fai, comunica la buona notizia di Gesù.

Sii paziente. Rimani fedele. Abbi coraggio. Sii intenzionale. E guarda a Gesù, colui che edifica la sua chiesa.


Brian Sullivan è un fondatore di chiese ed è il pastore guida della chiesa CrossPointe Church a Jupiter (Florida). E’ sposato con Corrina e ha tre figli. Brian è laureato all’Università del Missouri e al Reformed Theological Seminary di Orlando. Puoi seguirlo su Twitter.

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