Cinque miti sul matrimonio

Mito n°1: Il matrimonio ti libererà dal tuo peccato.

La maggior parte delle difficoltà che si affrontano nel matrimonio non sono intenzionali o personali. In molte situazioni matrimoniali, non ti trovi in difficoltà perché il tuo coniuge ha fatto di proposito qualcosa per rendere la tua vita difficile. Certo, in momenti di rabbia questo può succedere. Ma più spesso, quello che effettivamente succede è che la tua vita è toccata dal peccato, dalla debolezza e dalle mancanze della persona con cui stai vivendo. Prima o poi sarai egoista. In alcune situazioni parlerai in modo scortese. Ci saranno momenti di gelosia, amarezza e conflitto. Non potrai evitarlo, perché sei un peccatore e sei sposato con un peccatore.

Quando ascolti e vedi il peccato, la debolezza e le mancanze di tuo marito o di tua moglie, non è mai per caso; è sempre per grazia. Dio ama il tuo coniuge e vuole trasformarlo mediante la sua grazia, e ti ha scelto per essere uno degli strumenti che egli userà per cambiarlo. Ti farà quindi vedere, ascoltare e conoscere il bisogno di cambiamento del tuo coniuge in modo che tu possa essere un agente della sua salvezza.

Mito n°2: Il matrimonio andrà secondo le tue attese.

Tutti i matrimoni diventano qualcosa di diverso da quello che si pensava. Si devono fare i conti con cose che non si prevedeva di dover affrontare. In ogni matrimonio, il peccato complica quello che altrimenti sarebbe stato semplice. In ogni matrimonio, la corruzione del mondo rende le cose più complicate e difficili. O il romanticismo superficiale viene meno ed è sostituito da un amore più solido e maturo, o l’egoismo del peccato riduce il matrimonio a una condizione di disgelo relazionale.

Mito n°3: Stare con una persona che ami è facile.

Ci vuole impegno per prendersi cura di un’altra persona, ci vuole impegno per disciplinare noi stessi ad avere cura, e ci vuole impegno per pensare sempre all’altra persona. Sii pronto a sentirti ferito nei tuoi sentimenti: tu ed io tendiamo a volere che l’altro lavori sodo per rendere la nostra vita più facile, ma non vogliamo essere noi a dover lavorare sodo.

La pigrizia è un peccato egoistico, che ci riduce alla passività coniugale. Vogliamo avere le cose buone senza fare il duro lavoro quotidiano di posare i mattoni che servono per ottenerle. E spesso siamo più concentrati su quello che l’altra persona non sta facendo per noi aspettando che sia lei a rimboccarsi le maniche più di quanto siamo concentrati sul nostro impegno a fare ogni giorno tutto ciò che è necessario per rendere il nostro matrimonio quello che Dio voleva che fosse. Si può avere un buon matrimonio, ma bisogna capire che un buon matrimonio non è un dono misterioso. Piuttosto, esso è un insieme di impegni che formano uno stile di vita istante dopo istante.

Mito n°4: Il perdono è solo un movimento orizzontale.

Occorre capire questo: il perdono è un impegno verticale che è seguito da un movimento orizzontale. Entrambi questi aspetti del perdono sono essenziali nell’ordine in cui li ho presentati.

Quando tuo marito o tua moglie ti ha offeso in parole o in azioni, la tua reazione deve essere dettata da un immediato impegno che ti assumi davanti a Dio. Il perdono inizia con il dare la tua offesa al Signore. Questo non significa che ti comporti come se una cosa sbagliata fosse giusta. Significa invece che non ti tieni dentro l’offesa (amarezza), e che non tratti l’altro in base all’offesa che ti è stata fatta (giudizio). Ti affidi alla misericordia e alla giustizia di Dio, e ti impegni a vincere il male con il bene (vedi i principi esposti da Paolo in Romani 12:9-2). Ti impegni a rispondere al tuo coniuge con la stessa grazia che ti è stata data. Non prendi il posto di Dio decidendo la punizione da infliggere per le offese del coniuge.

Mito n°5: L’intimità alimenta una buona relazione.

Il matrimonio è proprio come fare del giardinaggio per un lungo periodo di tempo. Se hai fatto un pò di giardinaggio sai che non ci sono scorciatoie. Quando passi vicino a una casa addobbata con meravigliosi fiori di ogni specie e colore, di’ a te stesso che quello che stai osservando è il frutto di un duro lavoro. I giardini cominciano con il duro lavoro. Preparare il terreno non è piacevole, ma è essenziale. Scavare per piantare i semi non è piacevole, ma anche questo è un passo necessario. Annaffiare e togliere le erbacce regolarmente è altrettanto necessario.

Il sesso non è la benzina di una buona relazione; ne è l’espressione e il frutto. Perciò è impossibile che il carattere e la qualità della relazione non siano coinvolti in questo momento in cui si è nudi e vulnerabili. I peccatori (e tutti noi lo siamo, nel caso te ne fossi dimenticato) portano sempre il loro peccato nei loro matrimoni. Tutti abbiamo le nostre “erbacce” personali e relazionali che dobbiamo estirpare ogni giorno in modo che i fiori dell’amore e della grazia possano crescere.


Paul David Tripp (DMin, Westminster Theological Seminary) è un pastore, scrittore e conferenziere. E’ anche il presidente di Paul Tripp Ministries. Ha scritto alcuni libri di successo sulla vita cristiana, tra cui What Did You Expect?Dangerous CallingGenitori cristiani: 14 principi biblici che possono cambiare radicalmente la tua famiglia (ADI-Media, 2018) e New Morning Mercies. Vive a Philadelphia con la moglie Luella e ha quattro figli adulti. Per altre informazioni e risorse, visita paultrippministries.org.

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